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Ambiente ed informatica, un rapporto da approfondire

Gianni Sebastiano è presidente del Distretto regionale dell'informatica

Ci può essere una relazione tra ambiente, territorio ed informatica? Lo sviluppo di questo rapporto sembra essere diventata ormai un’esigenza per il territorio. Ne ha delineato alcuni tratti Gianni Sebastiano, presidente del distretto regionale dell’informatica ed esperto del settore. Laureato in informatica da molti anni presso l’Università degli Studi di Bari, ha ricoperto ruoli di rilievo in importanti società.

Qual è il rapporto tra ambiente, territorio ed informatica?

«L’ambiente e le nuove tecnologie sono ambiti in cui l’informatica si sta manifestando in questi ultimi anni. Sono settori di punta in cui c’è una domanda molto alta d’innovazione, tecnologia e ricerca che l’informatica può sicuramente affrontare. In Puglia ci sono oltre un centinaio di aziende, buona parte delle quali fa parte dell’aggregazione distrettuale dell’informatica, che guardano con molta attenzione a questo settore, innanzitutto perché rappresenta un vero veicolo d’innovazione. Le grandi partite dell’ambiente sono globali e si giocano sui tavoli in cui la ricerca si confronta. Le recenti tendenze nazionali e regionali pongono un’enfasi molto forte alle risposte da dare alle tematiche ambientali».

Sono stati progettati e realizzati software? Qual è la loro funzione?

Tecnologia, informatica ed ambiente possono convergere sul rilevamento del territorio.

«Tecnologia, informatica ed ambiente, in particolare, possono convergere sul rilevamento del territorio. Il monitoraggio, che avviene attraverso tecnologie per l’analisi di mappe satellitari, è in grado d’individuare i movimenti ed i cambiamenti del territorio. Nella regione c’è una tradizione di società informatiche, localizzate nella provincia di Bari, che hanno sviluppato algoritmi, metodologie e soprattutto software capaci d’individuare sul territorio quei parametri che consentono d’impostare le politiche d’intervento sull’ambiente ed utilizzare al meglio le risorse territoriali. Un altro elemento è la capacità di queste tecnologie software di offrire informazioni aggiornate sui segnali dello stato di salute dell’ambiente e la rapidità di assumere decisioni che gravano sulla vita della gente».

Secondo lei, si possono prevedere i terremoti? L’informatica può essere d’ausilio?

Da qualche anno il "business intelligence" applicato all'informatica consente di utilizzare una serie di informazioni utili a salvare vite in caso di terremoti

«La mia convinzione è che i terremoti sono prevedibili in una certa misura e nell’ambito di un’attività costante di analisi di dati di livello qualitativo molto alto. Per questo torna ad essere centrale il tema delle tecnologie. La capacità di poter prevedere questi fenomeni è legata alla quantità di dati che può essere analizzata in un istante di tempo. L’informatica da qualche anno possiede una serie di soluzioni, denominate business intelligence, che  offre la possibilità di andare a scavare le informazioni utili e necessarie alla salvezza delle vite. L’elemento di differenza, comunque, risiede non tanto nelle tecnologie informatiche quanto nelle metodologie di analisi da parte degli studiosi dell’ambiente».

Per concludere, come l’informatica potrà contribuire a risolvere le problematiche ambientali?

«Credo che debba essere intensificato il dialogo tra i ricercatori delle tematiche ambientali, che hanno l’urgenza di mettere a punto modelli di analisi nuovi, e gli informatici che sono in grado di rappresentare in maniera concreta i risultati di quei modelli. Sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti climatici. Non ci sono, però, modelli capaci d’indirizzare in modo condiviso la ricerca scientifica».

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