Ambiente e arte: dipingere gli alberi. È il Progetto Natura Urbana

philando Castile

Da Torino, l’artista Osvaldo Neirotti esporta la sua tecnica pittorica in tutta Italia e nelle scuole per educare all’ambiente e all’arte

Si chiama Osvaldo Neirotti, classe 1969, l’unico artista al mondo che dipinge il fusto degli alberi, per sensibilizzare, per educare e per far apprezzare l’ambiente attraverso l’arte. Chiariamo subito: i colori utilizzati non sono assolutamente pericolosi per le piante. Lo hanno certificato biologi, agronomi e forestali, ma anche gli spettatori.

Da sempre lasciamo segni sugli alberi del nostro passaggio sulla Terra, che può essere un pensiero d’amore, un promemoria o un monito. Il messaggio deve essere visto e interpretato da tutti, in ogni tempo, un pensiero, un concetto, che si tramanderà per generazioni, si evolverà come il supporto vivente su cui è scritto, cambierà forma, ma non sarà mai dimenticato.

Neirotti fa questo: lascia messaggi sugli alberi, messaggi colorati che rappresentano la dura realtà, che avvertono, che premiano, che devono smuovere le coscienze per poter salvare quanto ci è rimasto. L’albero diventa tela viva che cresce, respira, forma e si fa formare, mostra e tramanda la sua storia che è parte principale e integrante del mondo.

«Dopo aver sviluppato il progetto base – racconta Neirotti – mi sono affidato a Filippo Mangione, manager conosciuto nel mondo dell’arte soprattutto per la sua serietà professionale. In un anno, ha rivoluzionato la mia divulgazione artistica dandomi visibilità mediatica con creatività e passione, muovendosi con una tale leggerezza tra le strade impervie delle amministrazioni comunali e regionali, dando vita a un nuova visione della street art o meglio Trees Art».

Perché dipingere gli alberi?

«L’idea di dipingere gli Alberi è un modo per aiutare l’Ambiente con l’Ambiente. Nei miei libri “X Segreto” e “X Resistenza”  tolgo con le parole scritte le maschere che ogni Essere Umano porta con sé  e le mostra al prossimo per vivere nella società, cercando di far emergere il bello di ognuno di noi. I problemi della vita, le difficoltà, i social che isolano, la frenesia, non ci fanno vedere quello che ci circonda, al punto che non notiamo, per esempio, i problemi ambientali che abbiamo sotto casa. Diversamente, nelle città dono agli Alberi semplicemente una maschera di antiparassitario colorato a base Calce, una maschera naturale che copre il nero dato da anni di esposizione a PM 10 e PM 2,5. Con una maschera colorata questi straordinari esseri vengono notati e quindi rispettati; riacquistano una presenza importante nel quartiere divenendo punti di riferimento come sentinelle che ci osservano».

Come vengono scelti gli alberi, i temi e i luoghi?

«Gli Alberi vengono scelti in base alla loro posizione, si verifica il passaggio e l’esposizione atmosferica. A volte sono aziende o istituzioni che chiedono l’intervento per riqualificare un’area degradata. I temi vengono dall’attualità: per esempio, sono stati realizzati alberi commemorativi per 4 ragazzi Afro-americani uccisi ingiustamente, oppure l’Albero contro i Paesi africani che hanno liberalizzato la vendita dell’avorio, o l’Albero Ugino realizzato per i Ragazzi con patologie oncologiche, una dedica per i bambini e le loro famiglie aiutate da Casa UGI. Molte aziende, per testimoniare la loro voglia di migliorare l’ambiente, chiedono di realizzare un’Opera nella loro proprietà, come per esempio l’Azienda Aurora (stilografica Made in Italy apprezzata in tutto il mondo)».

Quali sono i messaggi di “coloro che guardavano”?

«Lo stupore sui volti dei passanti e dei residenti, che affermano: “Non ho mai fatto caso a questo albero, ora ogni volta che passo vicino mi soffermo ad osservare.”. Successivamente, si fa largo l’idea di fare qualcosa per il proprio quartiere, come tagliare l’erba, rinfrescare le strisce stradali, raccogliere i rifiuti gettati per strada. Per esempio, davanti lo stadio del Grande Torino, dopo che ho realizzato l’albero a forma di mozzicone di sigaretta, a denuncia della brutta abitudine di gettare le cicche dove capita, alcuni ciclisti e fruitori del parco hanno deciso di creare un gruppo per raccogliere i mozziconi per 15 minuti dopo aver fatto ginnastica o quant’altro».

Il tema ambientale è forte ed evidente, che tipo di riscontro avere ottenuto?

«Riscontri ce ne sono stati principalmente tre: Il primo con le scuole, realizzando alberi nella scuola Anna Frank di Torino. Con alcuni incontri abbiamo scelto con i ragazzi delle elementari i nomi per i quattro alberi del loro giardino: Albi, Momi, Franky e Cit, abbiamo parlato di Arte, di Ambiente e di Cultura… sono stati poi loro stessi che hanno spiegato ai fratelli, alle sorelle e ai loro genitori cosa significa prendersi cura del Mondo, cosa significa non inquinare evitando di buttare cicche per terra, plastica, carta, etc. Il secondo aspetto è quello delle Circoscrizioni e delle Amministrazioni che hanno adoperato l’opera e l’Albero come simbolo di miglioramento e sensibilizzazione. Terzo, aziende e negozi hanno deciso di sostenere l’acquisto dei materiali e prendersi cura dell’albero dove siamo intervenuti».

Come leggono gli ambientalisti questa forma d’arte?

«Non c’è stata alcuna compagine o organizzazione ambientale contraria al progetto. Tutte l’hanno considerato come un modo per portare il problema ambiente nelle case degli italiani».

Quali sono i prossimi progetti e le prossime iniziative?

«Stiamo lavorando per creare Alberi Commemorativi per i Deceduti del COVID. Al progetto sarà abbinata una raccolta fondi per le famiglie dei Medici e degli Operatori degli Ospedali che hanno perso il proprio caro mentre salvavano altre vite. Il prossimo passo intende esportare l’idea di Ambiente e di Arte in numerosi altri contesti Nazionali ed Internazionali con l’aiuto di aziende importanti e di spessore».

Articoli correlati