Ambiente: dichiarazioni programmatiche del ministro Orlando. Ecobonus al 65 percento

Svariati i punti trattati nel discorso programmatico del ministro Andrea Orlando, ma il leit motive è stata la grande questione della sostenibilità e dello sviluppo, calata nel complesso scenario economico italiano al tempo della crisi. Un programma, cioè, incentrato principalmente sul contrasto della crisi e sulla salvaguardia ambientale, cercando di realizzare tutto quanto sia rimasto finora irrisolto o dimenticato.

Andrea Orlando

Per Orlando l’ambiente rappresenta una priorità anticongiunturale, strategica e politico-programmatica che questo Esecutivo dovrà tenere assai in considerazione nelle nuove linee guida politiche e normative, anche attraverso un’attività di cooperazione internazionale che rafforzi il ruolo dell’Italia, specie nei futuri sviluppi del Rio+20, dando spazio alle tecnologie pulite e creando posti di lavoro per le nostre imprese che operano nel settore. Senza contare il necessario raggiungimento dell’obiettivo europeo “20+20+20”, volto alla lotta ai cambiamenti climatici e basato sulla riduzione del 20% dei gas serra rispetto al 1990, sull’aumento del 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili e sull’aumento del 20% dell’efficienza energetica. Ciò in linea con l’obiettivo primario della sostenibilità, puntando sulla ricerca, istruzione e innovazione tecnologica, ambiti questi in cui l’ambiente è tra i temi prioritari, ai fini di una crescita solidale e sostenibile.

E ancora, il  ministro Orlando dice no allo “spacchettamento”, fenomeno che paventerebbe la possibilità di frammentare (spacchettare) le competenze del ministero dell’Ambiente, attribuendole a diversi altri dicasteri, che potrebbero così incorporare la normativa ambientale nelle proprie agende di programma, smembrandola ulteriormente, ognuno in base alle proprie competenze. Ma a che pro? Un tale processo peggiorerebbe la qualità dei contenuti della normativa ambientale, già abbastanza frastagliata, allungandone i tempi di esecuzione e influendo negativamente su questioni assai delicate che meriterebbero interventi tempestivi: si pensi al Giglio o a Taranto.

Per tali ragioni, dunque, si deve lavorare per frenare lo smembramento di dette competenze, soprattutto alla luce del fatto che, queste ultime, negli ultimi decenni sono aumentate, specialmente a livello internazionale (si pensi agli impegni assunti nell’UE e nei Protocolli di intesa delle Nazioni Unite, che hanno portato a circa 70 documenti normativi, tra direttive e regolamenti ratificati dall’Italia in materia ambientale). A ciò si aggiunga la necessità di sbloccare i fondi per le misure urgenti, volte a contrastare i dissesti idrogeologici, a completare il Piano di depurazione per il Sud finanziato dal CIPE o a realizzare importanti bonifiche, specie in siti a forte rischio, come Taranto, Casale Monferrato o Balangero.

Ciò implica che le spese per la difesa del suolo, la bonifica o la messa a norma degli impianti di depurazione, non possa e non debba essere computata nei saldi relativi al Patto di Stabilità, il quale, fino ad ora, ha piuttosto bloccato queste somme, anziché destinarle utilmente allo scopo!

Il logo della campagna Green economy per la sostenibilità

Per realizzare tutto questo, però, sono necessari alcuni passaggi: rilanciare la green economy (promuovendo tutte le condizioni per favorire l’innovazione, gli investimenti e la concorrenza, indirizzandole verso un minor impatto ambientale), tramite la riforma della fiscalità ambientale, rimuovendo i sussidi ad attività impattanti, a favore di tecnologie più efficienti e green; battere sulle energie rinnovabili, riducendo il costo dell’energia per migliorare la competitività delle imprese e operando sul fertile terreno dell’edilizia: agli edifici, infatti, si deve il 40% dei consumi energetici in tutta l’UE e i nostri brillano per inefficienza. Appare, perciò, necessaria, una politica certa, seguita da una normativa altrettanto certa sulle rinnovabili, che non sia precaria e costante oggetto di modifiche (proprio oggi – 31 maggio 2013 – il governo ha prorogato al 31 dicembre prossimo gli incentivi fiscali, innalzando al  65% – dal 55 % – la detrazione per gli interventi di ristrutturazione e risparmio energetico degli edifici), che non può essere ridiscussa ogni anno, ma deve essere permanente; in fine occorre tutelare la biodiversità, che va perdendosi giorno dopo giorno. Il Ministro, infatti, propone una Conferenza Nazionale sulla biodiversità, per fare il punto sul sistema dei parchi e aree protette e per capire come le nostre risorse naturali possano essere rilanciate nell’ottica di uno sviluppo economico sostenibile.

Tre, in fine, le priorità legislative individuate: acqua, suolo e delitti ambientali.

Acqua bene comune

Quanto alla prima, occorre riempire il vuoto legislativo lasciato dal governo Monti, con un intervento normativo organico che racchiuda un Piano nazionale di tutela e gestione della Risorsa Idrica, al fine di tutelare il territorio e l’acqua, come bene comune, rilanciando gli investimenti in infrastrutture e innovazione tecnologica; quanto al consumo del suolo, è indispensabile una legislazione che lo argini, con strumenti normativi inclusivi di vincoli e incentivi per il riuso delle aree degradate, la riqualificazione delle periferie urbane, il tutto da realizzare insieme al ministero delle Politiche Agricole; in fine, per contrastare i delitti ambientali, il Ministro propone sanzioni per gli illeciti ambientali, che non si riducano più a semplici contravvenzioni, ma che si traducano in veri e propri delitti, poiché attualmente le sanzioni di natura amministrativa prevalgono anche in ambiti in cui il reato vero e proprio è sotto gli occhi di tutti. Vale a dire che bisogna riconoscere, normare e sanzionare la natura penale di molte condotte che per la legge non sono penalizzate, a dispetto della loro gravità. Ciò perché la tutela dell’ambiente è un tutt’uno con la lotta alla criminalità organizzata e, perciò, è auspicabile anche che, una parte dei proventi derivante dalla criminalità e confluenti nel Fondo di Giustizia, vengano destinati al ripristino del territorio devastato dalle mafie. Infine, il ministro si scaglia duramente contro l’abusivismo edilizio, dichiarando piena intolleranza contro i condoni edilizi, specie per quei fabbricati che possano mettere a rischio la vita dei cittadini, perché edificati a ridosso di torrenti e corsi d’acqua, cagionando frane e dissesti idrogeologici. La soluzione, dunque, sarebbe il loro abbattimento! E ancora, per incoraggiare uno sviluppo sostenibile, no alle obsolete centrali a carbone e via libera alle rinnovabili.

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