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Depurazione acque e sanzioni UE

La direttiva 91/271/CEE, accolta dall’Italia con il D. Lgs. 152/2006 (il cosiddetto Codice dell’Ambiente), nasce per tutelare l’ambiente e consentire l’immissione dei reflui prodotti solo dopo i trattamenti di depurazione che rimuovono gli inquinanti.  È destinata agli agglomerati superiori a 2mila abitanti equivalenti, che presentano una o più delle seguenti criticità: assenza di reti fognarie, reti fognarie non collettate, assenza di impianto di depurazione, presenza di impianto di depurazione insufficiente e scarichi dell’impianto che non rispettano i limiti di concentrazione di inquinanti. È una misura di tutela di fiumi e mari, per la conservazione della biodiversità, della salute pubblica, per la valorizzazione dei territori.

San giuliano - GruppoCAP

A San Giuliano Milanese (nella foto) si è svolto uno dei 111 interventi di depurazione acque realizzati dal Gruppo CAP

Nel nostro Paese, in relazione a depurazione dei reflui e alla fognatura, al Nord il 15% del territorio non è a norma, il 20% al Centro e supera il 30% al Sud.

La notizia è che il 31 dicembre scorso è scaduto il termine previsto dall’Unione Europea per adeguare impianti e reti di depurazione e per risolvere l’infrazione comunitaria.

Questo vuol dire che l’Italia sarà obbligata a pagare multe salate a Bruxelles: secondo i dati forniti a Milano dalla Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la stangata supererà i 250 milioni di euro.

«Una Caporetto – la definisce Mauro Grassi, responsabile della Struttura di Missione – anche considerando che su 3miliardi e 200milioni di euro messi a disposizione per effettuare gli investimenti, la maggior parte non sono nemmeno stati avviati a cantiere. Stiamo, di fatto, commissariando diverse zone d’Italia per risolvere la situazione. Quello che è successo nell’area metropolitana di Milano – continua Grassi – è ciò che ci aspettavamo: laddove c’è un’impresa in grado di risolvere i problemi è giusto raccontarne la best practice».

Il riferimento di Grassi è al Gruppo CAP, monoutility del settore idrico della Città Metropolitana milanese, che è riuscito a terminare in tempo i lavori necessari per affrontare e superare le sanzioni europee.

Con un investimento di 134milioni di euro, che ha permesso il finanziamento di centoundici interventi (cinquantatre conclusi nel 2014 e cinquantotto nel 2015) in sessanta comuni, il caso di Gruppo CAP è stato quindi presentato a Palazzo Pirelli, dalla Struttura di Missione e dalla Regione Lombardia, come una best practice in tema di miglioramento della qualità ambientale: «garantire fognature e depuratori a norma è indispensabile per tutelare lo stato di salute dei corsi d’acqua e, più in generale, per abbattere l’impatto delle attività umane sull’ambiente in cui viviamo».

Per discutere dell’argomento e presentare i dati aggiornati, si sono incontrati Mauro Grassi, responsabile della Struttura di Missione; Viviane Iacone, dirigente della Regione Lombardia; Eugenio Comincini, vicesindaco Città Metropolitana di Milano e Giancarla Marchesi, presidente ATO Città Metropolitana di Milano; Alessandro Russo, presidente Gruppo CAP.

«Oggi possiamo dire che la missione è compiuta e tutto il territorio servito da Gruppo CAP non sarà soggetto alle sanzioni della comunità europea – ha commentato il presidente Alessandro Russo -. Il problema, almeno in Lombardia, non è come far arrivare l’acqua nelle case ma come recuperare le lacune nella depurazione. I nostri cittadini non dovranno sborsare nemmeno un centesimo per le multe. Siamo molto orgogliosi di questo risultato – conclude Russo -. che si inserisce nel programma CAP21: ventuno impegni di sostenibilità che stiamo portando avanti per rendere trasparenti e tangibili i nostri risultati anche in termini d’impatto ambientale».

Negli ultimi due anni la Regione Lombardia ha investito per la depurazione delle acque reflue 82milioni di euro di cui 22milioni finanziati dallo Stato.

«Lo sforzo che stiamo facendo – ha spiegato Viviane Iacone – è rilevare la situazione reale lombarda e renderla evidente, facendo emergere i problemi che persistono per poi pianificarne la risoluzione con le Autorità d’ambito e i gestori».

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