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Ambiente, Arctic Sunrise abbandona il Mare del Nord

Arctic Sunrise, la nave rompighiaccio di Greenpeace, si allontanerà dalla Rotta del Mare del Nord.

Questa mattina, 26 agosto, la guardia costiera russa è salita a bordo dell’Arctic per una ispezione obbligatoria, a seguito di una protesta pacifica. Quattro membri della guardia costiera russa sono saliti a bordo della nave senza alcun permesso dopo che un gruppo di attivisti aveva aperto dei banner Save the Arctic sui gommoni vicini alla nave Geolog Dmitry Nalivkin. Questa nave è stata noleggiata dalla compagnia Rosneft, di proprietà dello stato russo e dal gigante americano Exxon Mobil.

Christy Ferguson, la campaigner a bordo della nave: «Siamo qui per conto di quasi 4 milioni di persone che vogliono conoscere i rischi che si nascondono dietro le trivellazioni di petrolio nell’Artico. Le autorità russe continuano a voler bloccare ogni nostra azione. La nostra protesta è interamente sicura e pacifica, mentre l’esplorazione artica costituisce una minaccia enorme al fragile ecosistema Artico e alle specie animali che vi dimorano».

Nei giorni scorsi, il governo russo aveva negato all’Arctic Sunrise il permesso di entrare nella rotta del Mare del Nord, nonostante la nave soddisfacesse tutti i requisiti di sicurezza richiesti per navigare nell’area. Greenpeace International ha dichiarato che il divieto di ingresso è stato un chiaro tentativo del governo russo di soffocare le voci di coloro che criticano l’industria petrolifera. Nonostante il divieto, l’Arctic Sunrise ha comunque fatto ingresso nel mar Kara.

Un portavoce del ministro Olandese degli Affari Esteri ha dichiarato: «Il diritto di Greenpeace ad una manifestazione pacifica è incontestabile». Greenpeace International farà pressioni sul governo olandese perché protesti formalmente con la controparte russa: è evidente la violazione non solo del diritto internazionale della navigazione ma anche di quello di espressione.

Contro gli ambientalisti, la guardia costiera russa ha minacciato di ricorrere all’uso della forza e delle armi. «Lasciamo la rotta per evitare di far correre rischi al nostro equipaggio, ma continueremo a testimoniare e a fare luce sulle attività delle compagnie petrolifere nella Russia artica. Non ci lasceremo ridurre al silenzio» conclude Ferguson.

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