In una nazione impegnata a gestire i rapporti internazionali per trovare la maniera di rilanciare il lavoro e i consumi interni, in una nazione dove le peggiori previsioni di crescita possono essere considerate speranzose, in una nazione dove non vota il 36 % della popolazione avente diritto e dove il 10 % dei votanti cambiano idea in poco più di un anno, non si comprende perché nella proposta di riforma della costituzione due Senatori – Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro – hanno presentato un emendamento che rischia di attenuare competenze dello Stato in materia ambientale. A denunciarlo è il WWF Italia che giudica con “estrema gravità che i due relatori al ddl di riforma costituzionale abbiano presentato un emendamento che rischia, ove approvato, di provocare una grandissima confusione nel riparto di competenze legislative tra lo Stato e le Regioni in materia di Ambiente ed Ecosistema”.
I relatori della proposta di modifica all’art. 117 della Costituzione, Anna Finocchiaro (PD) e Roberto Calderoli (Lega Nord)La proposta, a firma di Roberto Calderoli (Lega Nord) e Anna Finocchiaro (PD), prevede tra le modifiche dell’art. 117 della Costituzione la sostituzione del chiaro e inequivocabile comma s), che attribuisce allo Stato il ruolo di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”, con due principi certamente meno chiari. Le modifiche proposte prevedono che lo Stato si occupi di “tutela dei beni culturali e paesaggistici; disposizioni generali e comuni su ambiente ed ecosistema, sulle attività culturali e sul turismo; ordinamento sportivo” e “disposizioni generali e comuni sul governo del territorio e sul sistema nazionale e il coordinamento della protezione civile”.
Il WWF Italia, associazione riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come associazione di protezione ambientale e che opera in Italia dal 1966, considera confusa la formulazione della proposta di modifica e denuncia che la stessa “lascerebbe non solo gravemente imprecisata la natura delle – disposizioni generali e comuni -, con ciò aumentando oltremodo il conflitto, già elevato, tra lo Stato e le Regioni in Corte costituzionale; ma, soprattutto, rischia di spezzare quell’unicum che deriva direttamente dall’art. 9 della Costituzione tra patrimonio culturale e ambiente, come più volte ribadito nella giurisprudenza costituzionale”.
Nei momenti in cui si corre e si vuol far correre chi preferisce passeggiare, bisognerebbe rallentare quel poco che basta per avere più tempo di leggere con attenzione le proposte e condividere i contenuti. Alcune modifiche potrebbero avere effetti negativi sulla, già complicata, situazione attuale.


