Input your search keywords and press Enter.

Ambiente a rischio: il dl Salva Italia non salva i Parchi e 12mila posti di lavoro

Parco Nazionale dell'alta Murgia, sullo sfondo Castel del Monte

Le aree protette apportano, sia direttamente sia indirettamente, ricchezza e valore aggiunto ai territori del nostro Paese. Infatti, sono circa 155 milioni i turisti che ogni anno visitano le aree protette italiane, pari al 14% del totale delle presenze in Italia. Il turismo ecologico è la sola forma di utilizzo del territorio che registra una media mondiale di crescita maggiore di circa il 4,6% rispetto alle altre forme di turismo, anche in questo periodo di contrazione dei consumi.

Tuttavia, la revisione della spesa pubblica, avviata dal governo Monti già dal suo insediamento, con il decreto legge Salva Italia, colpisce anche i Parchi. Se la cosiddetta spending rewiew fosse messa in atto, entro il 31 ottobre prossimo, rischiano la paralisi delle attività se non addirittura la chiusura ventiquattro Enti Parco Nazionali e ci rimetterebbero il posto di lavoro oltre 60 dipendenti degli Enti  e anche 12mila lavoratori dell’indotto.

Il provvedimento, infatti, prevede Il taglio del 10%  del personale non dirigenziale, che sommato a quelli già subiti negli anni passati raggiunge il 45% delle unità. A farne maggiormente le spese sono agli addetti alla ricerca scientifica, alla tutela del territorio e alla promozione dello sviluppo sostenibile che, già afflitti dalle esigue risorse, verranno di fatto cancellati.

Parco Nazionale del Gargano, i faraglioni di Mattinata

Questo nonostante il ritorno economico generato dalle imprese private dislocate nei comuni dei ventiquattro parchi, secondo uno studio di Unioncamere relativo all’anno 2011,  sia pari 34,6 miliardi di euro. Importi che oltre a contribuire in maniera rilevante alle economie locali, sono anche un’importante fonte di gettito fiscale nei confronti dello Stato stesso. Al confronto, l’ammontare del taglio degli stipendi di sessanta lavoratori, è una cifra irrisoria per la spesa della Pubblica Amministrazione, che porterebbe, inoltre, alla perdita dell’efficienza e dell’efficacia dell’operato dei Parchi.

Nell’insieme delle aree protette sono occupati circa quattromila lavoratori, di cui settecentosessanta nei parchi nazionali, oltre a cooperative, associazioni, agenzie e altri soggetti che impegnano circa 12mila addetti, impiegati in servizi e attività relative alla divulgazione e all’educazione ambientale, alla ricerca scientifica, a forme di turismo qualificato, al contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico ed alle azioni di mitigazione del rischio, alla valorizzazione dell’agricoltura di qualità (nei soli parchi nazionali sono presenti centocinquanta prodotti a Dop, Igp, Doc e Docg, centottanta prodotti agro‐alimentari censiti da Slow Food, duecentosessantatre prodotti tradizionali in base al DM 8/9/1999), fino alla gestione degli oltre duemila centri visita e, più in generale, delle strutture culturali e naturalistiche presenti nei parchi terrestri e marini.

Stambecchi nel Parco Nazionale Gran Paradiso

“Tutti i risultati raggiunti con fatica negli ultimi decenni – scrive in una nota la Rappresentanza Sindacale Unitaria del Parco Nazionale Gran Paradiso-, tutte le energie profuse e le risorse economiche investite per la tutela e lo sviluppo di aree di grande valore ambientale, spesso marginali, rischiano di essere vanificati. Senza la strategica azione capillare degli Enti Parco, i territori protetti saranno nuovamente oggetto di speculazione e sfruttamento indiscriminato, rischiando di cancellare le politiche dell’ambiente richieste dalla stessa Unione Europea e sottoscritte dal nostro Paese. Senza contare il mancato monitoraggio e controllo sulle azioni di bracconaggio, inquinamento ambientale e di abusi edilizi”.

Per scongiurare la paralisi delle attività o addirittura la chiusura delle aree protette, i lavoratori del Parco Nazionale Gran Paradiso chiedono a governo e parlamento di riconoscere le speciali caratteristiche dei Parchi nazionali e di applicare agli Enti Parco le norme speciali di esclusione indicate nella Direttiva 10/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica, previste per le Amministrazioni Statali “in ragione della speciale normativa di settore, che prevede apposite e specifiche misure di razionalizzazione, e della necessità di garantire lo svolgimento di alcune funzioni primarie che fanno capo a strutture incomprimibili”.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *