Ambientalisti contro l’euroetichetta green a gas e nucleare

(Ph Markus Distelrath - Pixabay)

Gas e nucleare sono investimenti “sostenibili”. Il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione che proponeva di respingere questa tassonomia

 

I nuovi impianti a gas e nucleare potranno ricevere finanziamenti perché il regolamento sulla “certificazione verde” delle attività economiche ha incluso gas e nucleare nella lista delle produzioni compatibili con la sostenibilità, nella fase di transizione all’energia completamente pulita ovvero per un periodo di tempo limitato e solo quando tali impianti sostituiscono le centrali a carbone.

Hanno votato contro la risoluzione 328 eurodeputati, i favorevoli sono stati 278, gli astenuti 33. Per l’approvazione della risoluzione di rigetto serviva la maggioranza assoluta: 353 europarlamentari.

Il principio guida è la transizione verso il «net zero» fissato al 2050 e la coscienza di non riuscirci tagliando fuori gas e nucleare. Tuttavia l’atto definisce tre attività per il nucleare (ricerca e sviluppo di tecnologie per la minimizzazione delle scorie radioattive; realizzazione di impianti nucleari di nuova generazione; estensione del funzionamento degli attuali impianti) e tre attività per il gas (produzione di elettricità, co-produzione ad alta efficienza di calore/freddo ed elettricità;  produzione di calore/freddo in un efficiente sistema di teleriscaldamento e teleraffrescamento).

Greenpeace: azione legale contro la Commissione Ue

Il Parlamento europeo a Strasburgo

“È oltraggioso etichettare il gas fossile e il nucleare come ‘verdi’ e far fluire così più denaro verso le casse che finanziano la guerra di Putin in Ucraina. Per questo – ha detto Ariadna Rodrigo della campagna Finanza sostenibile di Greenpeace Ue – continueremo opporci in tribunale. Le vergognose trattative interne alla Commissione europea influenzate dalle lobby dei combustibili fossili e del nucleare non basteranno. Siamo ispirati dalle attiviste e dagli attivisti per il clima che questa settimana si sono riuniti a Strasburgo, e siamo fiduciosi che i tribunali annulleranno questo tentativo di greenwashing sostenuto dalla politica, in quanto si tratta di una chiara violazione delle leggi dell’Unione europea”.

Prima che l’azione legale abbia inizio, Greenpeace presenterà alla Commissione europea una richiesta formale di revisione interna. In caso di esito negativo, Greenpeace porterà la causa alla Corte di Giustizia europea.

WWF Italia: non è ancora finita

“Il gas e il nucleare non sono verdi, ed etichettarli come tali è un evidente greenwashing che danneggia il clima e le generazioni future. Oggi le lobby del gas fossile e del nucleare hanno ottenuto che vengano dirottati miliardi di investimenti che sono assolutamente necessari per garantire la transizione climatica”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Abbiamo perso questa battaglia, ma non rinunceremo a combattere. Riteniamo che questo atto sia incoerente con il regolamento sulla tassonomia, pertanto, insieme ad altre organizzazioni come ClientEarth, il WWF valuterà tutte le possibili strade, comprese eventuali azioni legali, per fermare il greenwashing e proteggere la credibilità dell’intera tassonomia dell’UE,  e invita gli Stati membri e gli eurodeputati a fare lo stesso”.

L’inclusione del gas fossile nella Tassonomia dell’Ue, rileva il Wwf, crea un serio pericolo di contrasto con altre leggi dell’UE, in particolare con gli obblighi dell’UE previsti dall’Accordo di Parigi, dalla Legge europea sul clima, dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dallo stesso Regolamento sulla tassonomia.

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Banca etica: incredibile incongruenza

La protesta di Europa Verde e Sinistra Italiana

“Si sta stravolgendo e inficiando la coerenza e la credibilità degli impegni assunti in sedi internazionali per combattere il riscaldamento globale e promuovere una reale transizione energetica. I pareri contrari dei tecnici nominati dalla stessa UE, le mobilitazioni degli attivisti e dell’intero movimento della finanza etica non sono bastate a evitare questa che, secondo noi, è un’incredibile incongruenza”.

Così Banca Etica, che con la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea), la Global Alliance for Banking on Values (Gabv) e le reti della microfinanza europee, MFC e EMN, avevano scritto agli europarlamentari per chiedere di escludere gas e nucleare dalla cosiddetta tassonomia green, spiegando che questo “è l’unico modo per salvaguardare la credibilità dell’immenso lavoro fatto dalle istituzioni comunitarie negli ultimi anni per regolamentare il settore della finanza ESG”. Ora risparmiatori e investitori europei intenzionati a indirizzare le proprie risorse verso progetti green “si troveranno davanti alla concreta possibilità di investire in prodotti che contengono anche azioni di società attive nel nucleare e aziende che estraggono e trasportano gas fossile”.

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