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Alluvione di Ginosa, i geologi pugliesi: prevenzione e riqualificazione territoriale

Ginosa (TA)

Con l’arrivo delle piogge autunnali, che sembrano avere sempre più connotazioni da “tempeste tropicali”, si contano le vittime e si stimano i danni. Nella stazione pluviometrica di Ginosa (TA) gestita dalla Protezione Civiledella Regione Puglia,  sono stati registrati 163 mm di pioggia (163 litri d’acqua per ogni metro quadro di suolo interessato dall’evento piovoso, precipitati in 24 ore, dalle ore 20:00 del 6 ottobre alle ore 20:00 del 7 ottobre).

Il presidente dei geologi pugliesi Salvatore Valletta spiega in un comunicato come il territorio della Puglia, come quello di tutta Italia, in queste ore sta dimostrando la sua fragilità ed esposizione alla pericolosità idraulica e geomorfologica. «È un lungo elenco quello delle alluvioni nel tarantino nell’ultimo decennio: settembre 2003, novembre 2004, marzo 2011, settembre 2011, ottobre 2012, solo per citare alcune delle più disastrose con effetti su beni e persone. Dopo ogni evento si cerca di comprendere le cause. Così inizia l’elenco dell’ovvio: abbandono delle campagne, abusivismo edilizio, assenza di manutenzione dei fiumi, incendi, cambiamenti climatici».

Ginosa (TA)

In questi giorni si sta ricordando in tutta Italia quello che le Nazioni Unite nel febbraio 2008 hanno individuato come uno dei primi cinque peggiori disastri provocati dall’uomo: la tragedia del Vajont (9 ottobre 1963). «La domanda più ovvia che possiamo porci è – si è chiesto Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, a termine del suo intervento alla Conferenza di Longarone il 6 ottobre scorso – se quella tragedia sia servita e se dopo 50 anni si sia fatto tesoro di quel che è successo. A giudicare dallo stato in cui versa il territorio italiano, si dovrebbe dire di no; dopo il Vajont, la storia italiana ci racconta di troppi altri morti e distruzioni, che negli ultimi tempi sembrano diventare persino frequenti».

Oggi per i geologi pugliesi diventa prioritario indicare alcune delle politiche per il corretto governo del territorio; gli esperti chiedono, quindi, che le politiche nazionali e regionali intervengano in tempi brevi e con azioni incisive:

– istituzione del Servizio Geologico Regionale a supporto delle politiche regionali collegate all’ambiente e alla pianificazione territoriale, le cui competenze devono contribuire alla riduzione del rischio idrogeologico e al monitoraggio strategico di alcuni rischi naturali.

– rispettare le pericolosità individuate dagli enti sovraterritoriali, come le Autorità di Bacino e aggiornare i Piani Comunali di Protezione Civile;

Ginosa (TA)

– ripristinare in tempi rapidi il Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino della Puglia che una legge regionale frettolosa ha abrogato lo scorso luglio;

– progettare in termini interdisciplinari, sempre e comunque nel rispetto delle unità fisiografiche – come i bacini idrografici – e degli equilibri intrinseci del territorio in cui s’interviene;

– imporre l’urbanizzazione con la progettazione di grandi opere compatibili con le caratteristiche del territorio e non viceversa;

– operare rispettando i piani sovraordinati che guardano al territorio come area vasta;

– istituire i presidi territoriali sotto una regia sovraterritoriale in modo da far sì che si operi in termini di previsione e prevenzione;

Secondo Valletta – conclude il comunicato – è urgente «aprire subito un tavolo serio e costruttivo nell’interesse delle popolazioni e del territorio pugliese, altrimenti, politicamente e moralmente sarà paradossale inaugurare una nuova opera come una strada, un ponte, una scuola, un ospedale sapendo che altre porzioni del territorio non sono in sicurezza e con essi le popolazioni che lì transitano o lì risiedono».

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