Nel 2009 la direzione generale dell’ospedale Santa Maria di Terni presentò il progetto di realizzazione di una centrale di trigenerazione. Oggi, dopo un anno di piena operatività della centrale, si possono toccare con mano i “vantaggi” della scelta sostenibile a suo tempo fatta. Bolletta più leggera del 10% rispetto all’anno precedente; alta resa nella climatizzazione di tutti i reparti dell’ospedale in ogni stagione dell’anno; significativo contributo agli obiettivi, da realizzare entro il 2020, del Pacchetto Clima-Energia di politica energetica comunitaria, approvato anche dall’Italia.
C’è di che ritenersi soddisfatti. Come spiega Sergio Tomasino, direttore generale aggiunto di Cofely, società dei servizi energetici di GDF SUEZ che ha realizzato la centrale di trigenerazione – ma al suo attivo ci sono altre due centrali di trigenerazione, una per l’Ospedale San Giovanni di Dio (Torregalli) di Firenze, la seconda per l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro – , «l’obiettivo primario dell’Azienda Ospedaliera era di rinnovare il parco tecnologico per ridurre i consumi e l’impatto ambientale».
La centrale – della potenza complessiva di 1,2 milioni di kWht – serve 6 edifici e 15 blocchi operatori per un totale di 238.666 m2. Un impianto di trigenerazione garantisce quasi la completa autonomia energetica dell’ospedale; con la produzione annua di 8,3 GW di elettricità e 7,2 GW di energia termica, copre infatti i consumi energetici all’80% nel periodo invernale e al 70% nel periodo estivo. Il bilancio energetico e ambientale dell’impianto registra tra l’altro 570 tonnellate annue di CO2 in meno in atmosfera grazie al consumo evitato di 300.000 m³ di metano, pari a 222 tep (tonnellate equivalenti di petrolio) di energia termica e 145 tep di elettrica risparmiati. «L’innovazione principale di impianti complessi di questo tipo – prosegue Tomasino – consiste nell’incrementare ulteriormente l’efficienza del sistema energetico nel suo complesso, ottimizzando le risorse a disposizione; la centrale di trigenerazione, infatti, utilizza l’energia prodotta dal combustibile primario, che in quanto metano è già meno inquinante dei combustibili liquidi, per produrre più forme secondarie di energia possibili: caldo, elettricità e freddo, tutte energie indispensabili per la “vita” di un ospedale e la sua continuità operativa in modo più sostenibile».


