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Allergie, la soluzione? Un parco “anallergico” in città

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Contro le allergie, parchi con alberi e piante “anallergiche”. Anche a Bari. Ma bisogna sbrigarsi: il 50% dei bambini sarà colpito da allergie nel 2020, perché l’inquinamento ne amplifica gli effetti

Pochi giorni fa è stato presentato a Bari  il progetto definitivo del Parco che sorgerà nell’area dell’ex Gasometro, al Quartiere Libertà. Il parco, di cui Ambient&Ambienti si è ampiamente occupato in passato e che presenterà a breve nella sua veste definitiva (o quasi), presenta, insieme a diverse aree di socializzazione e di relax, anche numerose aree a verde, con l’introduzione di essenze di vario genere. Ma ci sono alberi, arbusti, fiori, che non sempre provocano piacere agli occhi e allo spirito: possono infatti provocare allergie più o meno serie. Per saperne di più, abbiamo intervistato il dott. Matteo Gelardi, otorinolaringoiatra Responsabile del Centro di Rinologia Policlinico Bari.

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L’inquinamento amplifica le allergie

Nelle città, gli effetti dell’inquinamento sono ovviamente amplificati. Ma c’è un’evidente correlazione con le allergie. In che misura l’inquinamento influisce sulle allergie?

«Ci sono molti studi a riguardo. Questi studi dimostrano che l’inquinamento è una “spina irritativa”, cioè che agevola ed enfatizza le allergie. Il particolato atmosferico rompe i pollini facilitando la dispersione in atmosfera, aumentandone l’allergenicità. Per questo effetto, con l’inquinamento si moltiplicano le allergie».

Dunque le allergie si sono aggravate?

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Il dott. Matteo Gelardi

«Si sono aggravate. Un lavoro interessante, fatto in Cina, ha confermato questa ipotesi. Si pensava che le allergie fossero più comuni nei luoghi dove ci sono più alberi rispetto alle città dove ce ne sono di meno. È emerso che chi viveva nelle campagne, quindi a contatto con più pollini, era meno soggetto ad essere colpito da allergie, oppure erano meno gravi rispetto a chi viveva in un centro urbanizzato ed inquinato. Quindi il particolato atmosferico peggiora la situazione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che intorno al 2020 il 50% dei bambini sarà allergico. Dobbiamo prenderne atto ed agire in fretta, perché potrebbe essere già tardi».

Progetto Parco Free Pollution

Parliamo del Parco Free Pollution. Che cos’è e come può aiutare a spazzare l’inquinamento e le allergie in città?

parco giochi allergie giochi bambini«Oggi sappiamo che ci sono alberi “buoni”, se vogliamo anallergici, alberi che non hanno alcun potere allergizzante che possono essere benissimo inseriti in un parco, e alberi cattivi, particolarmente allergenizzanti, che possono, cioè, sensibilizzare alle allergie. Il Cipresso, per esempio, è un albero “cattivo” perché ha un polline molto sottile presente nel primo trimestre dell’anno, che viene trasportato facilmente con il vento ed entra altrettanto facilmente nell’organismo tramite le vie aeree e gli occhi, provocando  subito una reazione in un soggetto allergico. Così come l’Ulivo, che però fiorisce a metà maggio ed il polline dura giusto 15-20 giorni.

Le conseguenze di un’allergia non vanno sottovalutate. I pazienti affetti da rinite allergica, ad esempio, hanno una qualità di vita decisamente compromessa. Il naso chiuso, la lacrimazione e le raffiche di starnuti associati a prurito nasale e oculare intenso influiscono pesantemente sulle azioni di vita quotidiana, sul lavoro e persino durante il riposo notturno. L’attività lavorativa e produttiva viene compromessa mediamente per il 40%. Ed i farmaci antistaminici non sempre sono lenitivi per tutti. Bisogna, quindi, realizzare parchi con piante anallergiche. Nel Parco 2 Giugno di Bari, per esempio, c’è uno scivolo per bambini a ridosso di una parete di Cipressi. Un bambino così si sensibilizza da subito alla malattia. Questo non deve più accadere».

Alberi anallergici contro le allergie in città

Quali alberi possiamo considerare anallergici?

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«Nel meridione si tende ad utilizzare maggiormente il Cipresso, il Pino, meno allergenizzante, e l’Ulivo. Difficile vedere un castagno nei nostri parchi. Gli alberi che possiamo considerare “anallergici” sono: Abete, Acacia (mimosa, parzialmente allergenico), Acero, Ippocastano, Acacia di Costantinopoli, Corbezzolo, Carrubo, Albero di Giuda, Palma, Agrumi, Corniolo, Cycas, Eucalipto, Faggio, Fico, Ginkgo Biloba, Jacaranda, Noce, Magnolia, Melo, Nespolo, Pino, Salice, Sambuco, Falso Pepe, Tiglio, Olmo. Quelli “allergici sono: Platano, Cipresso, Pioppo, Betulla, Ulivo, Nocciolo».

C’è qualche progetto in corso a Bari relativo al “Free Pollution”?

«Il mio progetto è quello di sensibilizzare la Pubblica Amministrazione e i baresi all’esigenza di parchi e giardini fruibili da tutti.  Da 4 anni realizzo uno spettacolo che si chiama “Arte e Scienza”, dove presento delle immagini, cellule del naso e pollini al microscopio, che diventano quadri, abiti, musica, danza e spettacolo. Il tutto commentato con il famoso critico d’arte Philippe Daverio. In questo modo, trasmetto messaggi educativi, artistici e sanitari che mirano a smuovere le coscienze. Con ottimi risultati. Purtroppo il Ministero ha una pessima considerazione delle allergie e non ne avverte la gravità, tant’è vero che i farmaci sono tutti a pagamento. E non sono economici. Da medico devo sensibilizzare e fare prevenzione ma come faccio a dire ad un paziente allergico al cipresso di stare attento quando il Comune ha piantato sotto casa sua 22 cipressi? Spero quanto prima che il nostro sindaco realizzi il primo parco anallergico dove possano entrare tutti i cittadini senza fare neanche uno starnuto».

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