Alle periferie del mondo

Cosa sono le “periferie esistenziali” tanto care a papa Francesco? E qual è il ruolo della testimonianza cristiana in questa fase storica così tormentata, segnata dalla crisi economica e da una ancora più profonda crisi spirituale? Sono queste alcune delle domande cui padre Giulio Albanese, missionario comboniano, giornalista e fondatore dell’agenzia d’informazione Misna, cerca di rispondere nel suo nuovo libro, Alle periferie del mondo. La testimonianza cristiana al passo di papa Francesco, edito per i tipi della EMI e disponibile da febbraio in libreria.
Facendo sua la riflessione di papa Bergoglio, padre Albanese spiega come le periferie non siano soltanto quelle geograficamente lontane da noi, ma anche quelle esistenziali. In una cultura dell’indifferenza, della frammentarietà e dello scarto, le periferie «non sempre coincidono con i quartieri periferici delle grandi città». Sono, piuttosto, le frontiere dimenticate o ignorate dalla società contemporanea: quelle territoriali del Sud del mondo, dei Paesi in cui imperversa la guerra, dei centri di prima accoglienza per i migranti, ma anche quelle immateriali dei giovani disorientati, delle povertà educative, degli ultimi della terra. E poi ci sono le frontiere dell’informazione, delle nuove tecnologie, dell’economia, territori in parte ancora inesplorati di progresso e di opportunità, ma anche di sfruttamento e di manipolazione culturale.
Forte della sua lunga esperienza di giornalista militante, padre Albanese considera proprio le nuove tecnologie come il canale privilegiato dell’informazione e della conoscenza delle periferie del mondo. Molto spesso, tuttavia, le logiche dominanti dell’audience e dello share impongono l’omologazione dei contenuti televisivi, la cancellazione o la relegazione in spazi e fasce orarie sempre più marginali di programmi di alto spessore culturale che facciano informazione “fuori dal coro”, l’oblio collettivo su tematiche sociali particolarmente “scomode” o “scottanti”, mentre le guerre dimenticate che in maniera crescente affliggono il pianeta non trovano spazio alcuno nei palinsesti mediatici e persino il tema della pace è vittima di una generale e colpevole dimenticanza. Accorata è, pertanto, la denuncia di padre Albanese, che chiama in causa il senso di responsabilità di ognuno e, specialmente, di chi è impegnato in prima persona nell’attività giornalistica e divulgativa, affinché l’informazione mediatica torni a «raccontare i fatti e gli accadimenti del nostro povero mondo e, in particolare, delle sue tante periferie».

E’ pressante l’invito di Papa Francesco ad “andare nelle periferie” dove si è rotto l’equilibrio ecologico del rapporto tra le persone

Il richiamo di papa Francesco ad una riforma del sistema economico e finanziario ha, invece, a cuore soprattutto quelle periferie economiche del mondo in cui scarseggiano persino le risorse più basilari, sottratte dalle spregiudicate operazioni-fantasma di quella «finanza parallela» che sfugge a ogni controllo e sanzione della comunità internazionale. I dati del Global Hunger Index confermano questa drammatica situazione, riportando che 2,6 miliardi di persone nel pianeta vivono con meno di 2 dollari al giorno e che in zone come il Corno d’Africa la mancanza di cibo è ormai cronica: uno scenario di povertà e sofferenza che spinge migliaia di persone a emigrare verso l’Europa e che, secondo padre Albanese, è sintomatico della «globalizzazione dell’indifferenza per cui, invece di tendere la mano, certe nazioni europee si chiudono a riccio ostentando le più becere forme di nazionalismo», oltre ad alimentare pericolose forme di fondamentalismo religioso nei paesi d’origine.
Ne sono un esempio significativo le migliaia di migranti che muoiono cercando di raggiungere Lampedusa, la «periferia dell’Europa», che non a caso è stata scelta da papa Francesco come meta del suo primo viaggio. Secondo padre Albanese, è proprio in questo viaggio e in quello compiuto ad Assisi che è racchiuso il senso profondo del pontificato di papa Francesco e che l’universo delle periferie esistenziali da lui evocato trova l’espressione più tangibile. Nel primo, infatti, il papa si è «“rivestito” del ruolo profetico di coscienza critica del villaggio globale», riportando al centro dell’attenzione internazionale una periferia troppo spesso obliata e dimenticata. Nel secondo, invece, ha invitato la Chiesa a «“spogliarsi” delle sue ricchezze materiali». Due esperienze, dunque, dal forte significato simbolico, che esemplificano il cambiamento che papa Francesco vuole portare nella Chiesa, affinché ritorni ad essere luce di speranza e testimone di salvezza nelle periferie del mondo. «Ciò che evangelizza non sarà, infatti, il fascino delle opere, né le promesse di sviluppo e di progresso, ma la fede del discepolo, a fianco degli ultimi».

Giulio Albanese, Alle periferie del mondo. La testimonianza cristiana al passo di papa Francesco, Editrice Missionaria Italiana, 2014, pp. 128, € 11,00

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