Allarme meduse: specie aliene non abbandonano le coste pugliesi

È ancora allarme meduse: molte le segnalazioni dal Gargano al Salento. Cubomeduse dal forte potere urticante e bottone blu costituiscono una minaccia per la blue economy

Allarme meduse: invasione di cubomeduse nel mare Adriatico.

cubomeduse
Le cubomeduse (nella foto) possono provocare vere e proprie ustioni

L’estate ormai agli sgoccioli non ha garantito bagni sereni ai tanti turisti che continuano ad affollare le spiagge pugliesi, dal Gargano al Salento. Un fenomeno non nuovo nel tacco d’Italia, dove si registra una precedente ‘invasione’ di meduse nel 2016. In particolare, dalla metà di giugno, le spiagge del Promontorio garganico continuano ad essere interessate da un nutrito e persistente sciame di cubomeduse (Carybdea marsupialis), che da Mattinata sale fino a lambire il Molise.

Numerose le segnalazioni per allarme meduse giunte presso il Centro CNR Ismar di Lesina, che ha registrato presenze anche nella laguna di Varano. Sul finire della stagione turistica, la presenza di cubomeduse è stata segnalata anche da Bari in giù, seppure a macchia di leopardo.

Allarme meduse: Cubomeduse, dall’Atlantico all’Adriatico

«Si tratta di una specie atlantica, presente ad intermittenza sul Gargano dal 1989», spiega la biologa marina Lucrezia Cilenti, ricercatrice del CNR di Lesina, ultimo avamposto a sud dell’Istituto di Scienze Marine, che ha sede a Venezia. «Quella che ha invaso le nostre coste è una specie che si trova nelle acque tropicali dell’Atlantico, ha un forte potere urticante, ma non come la sua simile australiana. E’ una medusa di piccole dimensioni, trasparente: il suo cappello ha una forma cuboidale e quattro lunghi tentacoli, generalmente scuri, in grado di provocare vere e proprie ustioni», continua.

Difficile notarle: le cubomeduse sono piccole e trasparenti; nuotano velocissime («per questo sono conosciute anche come ‘vespe di mare’», puntualizza) e in gruppi di decine di esemplari. Lo sanno bene i pescatori del Gargano, che ne trovano a centinaia nelle reti.

Allarme meduse dal Gargano in giù: temperature simili ai Tropici

La dott.ssa Lucrezia Cilenti, biologa marina del CNR Ismar di Lesina

Cosa ha portato le cubomeduse in Adriatico? L’insieme di più fattori. «Il loro proliferare in questi ambienti è dovuto alla presenza dei supporti che il territorio fornisce: si riproducono nei pressi di rocce, frangiflutti, porti e passerelle artificiali, cui possono aggrapparsi nella prima fase del ciclo vitale. Gioca un ruolo importante anche il  fattore temperatura: le specie zooplantoniche gelatinose stanno facendo delle grosse fioriture nelle zone in cui la colonnina del mercurio si è innalzata in modo sproporzionato, permettendo alle specie tropicali e subtropicali di trovare un clima loro favorevole», continua la ricercatrice Ismar Cnr. «Le cubomeduse, poi, sono attratte dalla luce, motivo per il quale si avvicinano alle coste, soprattutto di notte, inseguendo i bagliori dell’illuminazione artificiale. Per questo sarebbero da evitare i bagni in mare notturni, suggestivi ma pericolosi». In caso di contatto, è necessario trattare la parte con ammoniaca e acqua calda e, se presenti filamenti di tentacoli, eliminarli limitando il più possibile lo spargimento di cellule urticanti.

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Cubomeduse e bottone blu minacciano la blue economy

Non si tratta dell’unica ‘specie aliena’ che sta invadendo i nostri mari. Oltre alle cubomeduse, hanno già fatto capolino, sulle spiagge dello Sperone di Puglia, colonie di ‘ctenofori’, più precisamente Mnemiopsis lleidyi, che due anni fa hanno intasato reti e trappole da pesca, soprattutto nei laghi di Lesina e Varano. Si trattava di una specie indigena delle acque atlantiche occidentali, trasportate nei nostri mari dalle grandi navi cisterna che scaricano in mare l’acqua di sentina imbarcata nell’oceano.

allarme meduse bottone blu
Il “bottone blu” (nella foto) è stato avvistato a Cala Molinella (Vieste)

Lo scorso anno, invece, è toccato al ‘Bottone blue’, Porpita porpita, un idrozoo coloniale planctonico considerato raro per l’Adriatico, che si ciba di zooplancton, la base per le specie ittiche. Il caratteristico ‘bottone blu’ è stato avvistato anche quest’anno sulle spiagge di Cala Molinella, a Vieste. Le ‘specie aliene’, oltre ad essere il sintomo evidente del cambiamento dell’ecosistema, possono costituire anche una minaccia per la blue economy: «Se presenti in grosse fioriture – puntualizza la biologa marina – , nutrendosi sostanzialmente di zooplancton (e quindi di larve), queste specie possono intaccare quella che è la base alimentare delle specie pelagiche (acciughe, sardine e simili) che hanno un valore commerciale per noi, danneggiando di conseguenza l’economia del settore».

 

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