Allarme clima: mezzo grado potrebbe salvarci dal riscaldamento globale dalla distruzione

È allarme clima dopo il rapporto ONU. Bisogna diminuire le emissioni di CO2

Allarme clima – Greenpeace e WWF: “tutti abbiamo la responsabilità di salvare il mondo. Ridurre sensibilmente e rapidamente le emissioni di CO2 e le riforestazione sono la via della salvezza”.

La situazione è grave. Per evitare di raggiungere il punto di non ritorno bisogna che il riscaldamento globale del pianeta non superi 1,5 °C.

È quanto emerso dal rapporto delle Nazioni Unite pubblicato qualche giorno fa e redatto dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC). Il foro scientifico, nato nel 1988 allo scopo di studiare il riscaldamento globale, è formato da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Presentato a Incheon in Corea del Sud, è stato firmato ed approvato da 195 governi.

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Allarme clima: da 2°C ad 1,5°C

Il rapporto parla chiaro. Non è possibile rispettare gli accordi di Parigi del 2015. Per salvare il nostro pianeta dal riscaldamento globale non dobbiamo stare solo sotto i 2°C ma dobbiamo mantenere la temperatura globale al di sotto di 1,5°C. Se riusciremo a rispettare questo limite, ci sarà una speranza di salvezza e potrebbe rientrare l’allarme clima. La preoccupazione è piuttosto evidente e il rischio è imminente, in quanto oggi la temperatura media globale è cresciuta di circa 0,79 °C, rispetto al periodo di riferimento preindustriale. E sale rapidamente.

Allarme clima: Agire sul clima questione vitale per l’umanità”

climaStephen Cornelius, Capo della Delegazione del WWF all’IPCC, ha dichiarato: «Ci aspettavamo negoziati difficili su questo rapporto e siamo felici che i governi abbiano fatto una ragionevole riflessione fondata su basi scientifiche. Gli attuali impegni dei Paesi non sono sufficienti. Dobbiamo scegliere un’azione climatica più forte e accelerare la transizione verso un’economia a zero carbonio in tutti i settori. Senza rapidi e profondi tagli alle emissioni di anidride carbonica, ci troveremo davanti a impatti più gravi per gli ecosistemi».

« I governi di tutto il mondo devono mostrare di comprendere cosa dicono loro gli scienziati e assumere il cambiamento climatico per quel che è, una questione vitale per l’umanità e per il pianeta come li conosciamo – sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che continua – Il tempo dell’ignoranza, vera o presunta, o delle schermaglie, furbizie e distrazioni deve finire, ora».

 Greenpeace: tagliare le emissioni globali entro i prossimi dieci anni

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Gli attivisti di Greenpeace Asia dell’Est spiegano uno striscione con il messaggio “C’è ancora speranza. Climate Action Now! “

«Il Pianeta è in fiamme. Se vogliamo evitare altri tragici incendi, altre gravi tempeste e ulteriori perdite di vite umane, dobbiamo tagliare le emissioni globali entro i prossimi dieci anni – dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace Internationalper contenere l’innalzamento delle temperature, il consumo globale di carbone dovrebbe essere ridotto di almeno due terzi entro il 2030 e arrivare quasi a quota zero, nella produzione elettrica, entro il 2050. Le rinnovabili dovrebbero invece salire a quota 70-85% della produzione elettrica entro il 2050. Anche il ricorso a petrolio e gas dovrebbe diminuire rapidamente. Una roadmap non basata su tecnologie di rimozione della CO2 richiede un calo di circa il 37 per cento dell’uso di petrolio entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010.
Soluzioni naturali di contrasto ai cambiamenti climatici, come la protezione delle foreste e la riforestazione, potrebbero fornire oltre un terzo della riduzione a costi competitivi delle emissioni di CO2 fino al 2030, per mantenere l’aumento globale delle temperature entro i 2 gradi, con un potenziale elevato anche per un obiettivo a 1,5 gradi. Ma abbiamo tutti un ruolo, ogni persona deve fare tutto ciò che è in suo potere per cambiare rotta e seguire il piano dell’IPCC».

Cambia il clima, quali danni?

climaL’aumento della temperatura del pianeta comporta una serie di gravissime conseguenze. Alluvioni, frane, caldo e freddo in periodi insoliti, carestie, raccolti ridotti, siccità, da svariati anni si passa dal caldo al freddo senza mezzi termini. Lo scioglimento dei ghiacciai dei Poli sbilancia il normale equilibrio dei mari, con grandi immissioni di acqua dolce e fredda, che blocca le correnti oceaniche, provocando danni alla flora ed alla fauna marine ed al clima, modificando il naturale “ciclo dell’acqua”. Le città senza il verde sono sempre più calde. Sono le evidenti conseguenze di quel mezzo grado in più. Il ritorno al carbone del Governo Trump e lo sviluppo della Cina e dell’India stanno condizionando non poco gli equilibri ambientali e politici e rafforzano pericolosamente l’allarme clima.

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Allarme clima: le soluzioni entro 10 anni

Per combattere l’inquinamento le case automobilistiche, la scuola ed alcuni Paesi stanno investendo in progetti ambientali che alla lunga daranno ottimi frutti. La situazione è gravissima, l’allarme clima è alto, abbiamo poco tempo, secondo le stime, circa 10 anni. Per salvarci, dobbiamo ridurre ogni forma di inquinamento. Riciclare ed investire nelle fonti energetiche rinnovabili, alternative e naturali. Subito.

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Il rapporto dell’IPCC sarà il riferimento principale alla Conferenza del Clima dell’ONU il prossimo dicembre (COP24) dei governi, per rilanciare i propri piani di azione sul clima.

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