Alghe, spugne e gusci di molluschi: 1,5 milioni di euro per innovazioni sostenibili

Foto di albertosantolaria da Pixabay

Coordinate da ENEA, le ricerche si svolgeranno a Manfredonia in Italia, nel Mar Menor nella Murcia in Spagna, a Tolone in Francia, a Salonicco in Grecia e a Portorose in Slovenia

 

Con ENEA nasce il “Blue Biotechnology Community”, un grande hub delle biotecnologie blu per la crescita sostenibile nel Mare Nostrum. Partecipano 10 partner di 8 Paesi del Mediterraneo al progetto coordinato dall’ENEA, finanziato con 1,5 milioni di euro, che intende unificare il settore delle biotecnologie applicate alle risorse marine nell’area mediterranea favorendo l’accesso all’innovazione sostenibile.

In 22 mesi B-Blue prevede l’attivazione di laboratori multistakeholder e di una piattaforma digitale per coinvolgere progressivamente oltre 300 organizzazioni tra università, centri di ricerca, istituzioni nazionali e locali e imprese di settore. I laboratori verranno attivati in cinque zone costiere: il golfo di Manfredonia in Italia, il Mar Menor nella Murcia in Spagna, l’area di Tolone in Francia, il golfo di Salonicco in Grecia e quello di Portorose in Slovenia.

Foto di M. Maggs da Pixabay

Ognuno dei cinque laboratori-pilota sarà impegnato nello sviluppo di soluzioni innovative per ottenere sostanze utili o ad alto valore aggiunto da spugne, alghe e gusci dei molluschi triturati, ad esempio, per aumentare la resistenza delle uova (e quindi anche la produttività nell’industria avicola). Un altro filone promettente riguarda l’utilizzo di microalghe per la bonifica di siti marini contaminati e per produrre energia.

A Manfredonia verranno studiati i gusci di molluschi, le spugne e le macroalghe in ottica di economia circolare, in Spagna le biotecnologie per la decontaminazione, in Grecia i ricercatori approfondiranno gli aspetti legati alla protezione della proprietà intellettuale nei settori della bioeconomia blu, in Francia i nuovi approcci all’acquacoltura e in Slovenia l’uso delle microalghe e dei microrganismi marini per la produzione di composti bioattivi.

«Le biotecnologie sono uno strumento formidabile per la chiusura dei cicli produttivi e la valorizzazione degli scarti in prodotti ad alto valore aggiunto in numerosi contesti – evidenzia Cristian Chiavetta, ricercatore ENEA del Laboratorio di Valorizzazione delle Risorse nei Sistemi Produttivi e Territoriali – Oggi la nostra area d’interesse è il Mediterraneo, ma auspichiamo che B-Blue divenga un modello replicabile anche in altre zone costiere. In questo senso già alcune realtà del bacino del Mar Nero o che si affacciano sull’Oceano Indiano hanno manifestato interesse per uno sfruttamento più sostenibile delle risorse marine, che ne preservi il capitale naturale e ne protegga la biodiversità».

Oltre ad ENEA, al programma partecipano CNR e Regione Puglia, Hamag-Bicro (Croazia), Hellenic Centre for Marine Research (Grecia), National Innovation Agency (Portogallo), National Institute of Biology (Slovenia), Pole Mer Méditerranée (Francia), Science & Technology Park (Montenegro) e Universidad de Murcia (Spagna).

Articoli correlati