Alfredo de Giovanni: ‘Se provassimo a entrare negli alberi, potremmo cambiare noi stessi e l’intero pianeta’

Ispirato a una storia vera, “Fatti albero” è un’occasione per saperne di più su un elemento centrale nella vita di ciascuno di noi.

Lo disegniamo da quanto teniamo in mano le matite colorate. E’ un topos centrale nella cultura di ogni popolo. Dall’arte alla musica, dalla poesia alla pittura: è intriso di simbologie e significati sociali, morali, personali, paesaggistici. Basta citare i primi versi dell’opera letteraria italiana più famosa al mondo, la Divina Commedia, per ritrovarci improvvisamente circondati di alberi: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta via era smarrita”. E’, e sarà sempre di più, il cardine ambientale delle emergenze climatiche che dobbiamo urgentemente affrontare, senza perdere altro tempo prezioso.

Poco meno di 200 pagine per trovare una storia corale e personale di riscoperta identitaria, di appartenenza sociale e di costruzione di una coscienza paesaggistica e ambientale. Un racconto ma anche una collocazione storica del significato che ha da sempre nelle culture e nelle civiltà  e una carta d’identità scientifica. Una lezione di scienze per riscoprire come funziona, vive e respira un albero ma anche una fotografia della situazione italiana, siamo circondanti da 12 miliardi di alberi, e delle battaglie ambientaliste che cercano di difendere foreste da cui dipende il respiro del mondo.

Fatti albero è un viaggio tra i “custodi” del Pianeta che non solo ci danno ombra nelle estati sempre più siccitose e riempiono gli autunni del colorato foliage, ma “forniscono ossigeno, cibo, acqua, contrastano l’avanzata del deserto, sono l’antidoto all’erosione del suolo. Catturano e trattengono gli inquinanti: gli alberi, da soli, hanno il potenziale per assorbire circa un decimo delle emissioni globali di carbonio, nel tronco, nelle radici, nel suolo. Lo stoccano, fungendo da deposito naturale”. Forse non lo sappiamo, ma dovremmo: “Un ettaro di foresta può sequestrare fino a circa 5 tonnellate di CO2 all’anno”.

alfredo de giovanni
Alfredo de Giovanni è autore di “Fatti albero”

A scriverlo è Alfredo De Giovanni, geologo, musicista e autore, che ci porta dritti al punto. Lo abbiamo intervistato. Il suo libro, ci dice, nasce da una chiacchierata. Ma scrive anche: “L’ultimo sprone a realizzare questo libro è arrivato da un fatto avvenuto a Barletta nel giugno 2021: l’abbattimento prematuro di un albero di pino secolare – da tutti poi ribattezzato “Zio Pino” – per cui si mobilitò un gran numero di cittadini e che ebbe un’importante risonanza mediatica ed emozionale”.

“Gli alberi ne sanno molto più di noi”

De Giovanni, che messaggio vuole far arrivare ai lettori? Perché “ci dobbiamo fare albero?”

Fatti albero è un invito, un pensiero, una suggestione. Se provassimo a entrare negli alberi, a conoscerli nel profondo, a vestirci delle loro sensazioni, potremmo cambiare non solo noi stessi ma l’intero pianeta. Gli alberi e le piante rappresentano oltre l’85% della biomassa della Terra, noi esseri umani solo lo 0,3%, in più essi ci precedono da più di 400 milioni di anni. In breve, ne sanno molto più di noi, sanno riconoscere ben 15 parametri ambientali, sanno come risparmiare acqua (pensiamo ad esempio agli aghi di pino – le foglie – progettate per ottimizzare ogni singola goccia d’acqua), come risparmiare energia sfruttando al massimo la luce del sole e le proprietà delle molecole dell’acqua, sanno come fare rete, comunità per resistere a ogni tipo di calamità, realizzando network sotterranei inimmaginabili, grazie anche alle alleanze con funghi e batteri. Sanno persino trasformarsi e morire per dare vita ad altri esseri viventi per immergersi nel flusso della natura senza affanni, semplicemente sentendo, respirando, accettando.

Si parla tanto di crisi climatica, di riscaldamento del pianeta. La nostra stessa Puglia si sta inaridendo. C’è un processo inarrestabile di fronte a cui sembra facciamo davvero pochissimo. Come un libro come il suo può aiutare a convincerci che una soluzione ottima è proprio piantare e coltivare alberi?

Conoscere gli alberi, metterli a dimora, coltivarli, è uno dei gesti più potenti che ciascuno di noi può sperimentare nel corso della vita. Imparare a farlo sin da ragazzi è fondamentale, perché ogni giorno abbiamo bisogno di questi esseri viventi e, il rispetto, è la più grande forma di gratitudine. Amare gli alberi ci consente di accettare la natura così com’è, di amare noi stessi e il pianeta che ci ospita. Sia chiaro, piantare alberi non è la soluzione a tutti i mali né tantomeno al riscaldamento in atto sulla terra, perché è evidente che dobbiamo ridurre in modo drastico l’utilizzo delle fonti fossili (tra l’altro derivate sempre dagli alberi!), ma è un gesto talmente carico di significati e di speranza da permetterci di guardare al futuro con maggiore serenità.

Gli alberi, i veri nostri amici

La Puglia ha storicamente un legame profondo con gli alberi d’ulivo. Ma la Xylella e tante altre nuove malattie delle piante stanno mettendo a rischio la nostra macchia mediterranea. Per non parlare delle tragiche estati di roghi, spesso dolosi, che cancellano la nostra memoria ambientale. Intravede un cambio di rotta, una salvezza ambientale?

La salvezza è sempre racchiusa in una sola parola: cultura. Parola a sua volta mossa da un’altra: curiosità. La voglia di scoprire, di conoscere, di studiare gli alberi e, più in generale, il mondo vegetale può fare la rivoluzione. La botanica sembra scomparsa dai percorsi didattici della scuola superiore secondaria, dobbiamo recuperarla, dobbiamo fare lezioni all’aria aperta anche nei licei, esplorare i boschi o anche gli alberi che abbiamo difronte casa, la cui presenza diamo per scontata. Perché un albero è un universo popolato da mille animali, un ponte straordinario tra il sotto e il sopra, tra il nostro inconscio e il mondo visibile, tra le nostre radici e i nostri sogni. La conoscenza è la porta che apre all’amore, e se ci innamoriamo degli alberi è fatta. Tutto ne consegue: persino la voglia di non bruciarli più per ricavare un tornaconto economico.

Foto di Dan Fador da Pixabay

“L’albero era sempre lì”. Inizia così, con quest’immagine rassicurante, il suo libro. Anche durante la pandemia, mentre noi eravamo chiusi in casa, dalle finestre vedevamo gli alberi lì fuori, custodi silenziosi di una natura che lentamente riprendeva i suoi spazi. Anche in quel caso, gli alberi, erano una presenza tranquillizzante.

Nel libro, nella parte dedicata all’albero in letteratura cito, ad esempio, l’ippocastano e il castagno che Anna Frank vedeva dalla finestra durante la reclusione nel suo alloggio segreto e che le davano la forza per andare avanti. Gli alberi sopravvivono a tutto e ci sopravvivranno, come hanno fatto gli esemplari di Gingko Biloba in Giappone dopo l’esplosione della bomba nucleare di Hiroshima del 6 agosto 1945, i primi esseri viventi a rinascere dopo le radiazioni.

Gli alberi ci racconta, sono da sempre al centro della vita dell’uomo. Sono celebrati nella storia, nella letteratura, nell’arte, nei miti e nelle religioni (Papa Francesco ha scritto un’enciclica sull’ecologia integrale). Ma allora perché ce ne prendiamo così poca cura?

In realtà i movimenti mondiali per gli alberi stanno aumentando negli ultimi anni, anche grazie all’opera di scienziati come Stefano Mancuso o a scrittori come Richard Powers autore del bellissimo Il sussurro del mondo (2019), per citarne solo alcuni. Come dicevo prima, la cura, che è un sinonimo della parola amore, è strettamente correlata alla parola conoscenza. Io stesso, prima di scrivere il libro – che mi ha portato a documentarmi e studiare l’universo arboreo per oltre un anno – non prestavo la giusta attenzione a questi esseri viventi. Poi, man mano che procedevo nella loro scoperta, ho finito per innamorarmi del tutto e oggi, per fortuna, il mio sguardo – quando cammino lungo un viale alberato  – non è più rivolto allo schermo del mio smartphone, ma alle chiome e ai colori dei legni degli esemplari che mi circondano.

“I ragazzi salveranno il mondo”

Tra i tanti ringraziamenti, cita Marinella Anaclerio e Flavio Albanese che, con i loro meravigliosi spettacoli (non solo) per bambini, le hanno ispirato “la forma del racconto che ho da subito immaginato come monologo per il teatro”. Lei nasce geologo, scienziato, ma ci fa capire che anche le arti umanistiche possono contribuire a salvare la natura.

Senza umanesimo non si va da nessuna parte. Il futuro è di chi saprà conciliare al meglio le conoscenze scientifiche con quelle umanistiche. La tecnologia, meglio la tecnocrazia è uno dei mali del nostro tempo, per questo la letteratura, il teatro (gli spettacoli di Flavio e Marinella e della “Compagnia del Sole” sono fantastici per questo), la filosofia, la storia, le arti in generale possono salvarci. I migliori robot e i futuri dispositivi dell’IoT (Internet of Things) avranno sempre bisogno del cuore dell’uomo, della sua coscienza. E la coscienza dell’uomo è un abisso incommensurabile e irriproducibile.

Cita nelle ultime righe suo figlio Oscar e lo ringrazia per averle “donato il suo sguardo prezioso da adolescente”. I più giovani, come il movimento di Friday for Future ci insegna, sono davvero la nostra speranza?

I giovani, le ragazze e i ragazzi sono la nostra fondamentale speranza. Ho scritto il libro per loro, soprattutto per gli adolescenti. Sono meglio di noi, voglio dire, delle generazioni passate. Nel corso delle mie presentazioni sto incontrando ragazzi straordinari che hanno solo bisogno di essere stimolati, incuriositi e che hanno tutto il cuore, la mente e l’energia per salvare il mondo. Non finirò mai di ringraziarli.

Leggi anche “Fatti albero”. Come farlo ce lo racconta Alfredo de Giovanni

Articoli correlati