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Alberto Maritati: “A sostegno della magistratura per la rinascita di Taranto”

 

Taranto sotto la cappa dei fumi dell'impianto siderurgico

Il sen. Alberto Maritati (PD) è un magistrato prestato alla politica e che ha portato nella stessa l’impegno che lo ha caratterizzato negli anni in cui è stato pretore e poi magistrato antimafia. Da tempo attento ai temi dell’ambiente e del territorio, ha sostenuto rilevanti battaglie a favore della salute dei cittadini ed ha assunto decisioni forti, già da pretore, ma che poi hanno portato a risultati e a grande apprezzamento da parte della società civile. Ambient&Ambienti gli ha rivolto alcune domande

Alquanto complessa è la situazione dell’ILVA. Due ministri sono oggi a Taranto. Da magistrato e uomo di governo, oltre che da pugliese e conoscitore di Taranto, quali consigli darebbe loro?

“La situazione dell’ILVA è gravissima, non solo per gli effetti dannosi che ha prodotto fino adesso. L’ILVA è una grandissima industria che finora ha prodotto moltissimi posti di lavoro ma che ha anche prodotto e produce danno all’ambiente. Bisogna preservare i posti di lavoro ma anche l’ambiente: valori che, entrambi, la Costituzione tutela e garantisce, ponendo in primo luogo la vita e la salute.

Il sen. Alberto Maritati (PD)

Su questo gli organi di governo (i precedenti) e gli organi amministrativi, avrebbero dovuto dire la loro prima che scattasse l’intervento della magistratura e fare opera di controllo preventivo. Questi controlli non ci sono stati e perciò la magistratura ha dovuto agire, perché questo è un compito previsto dalla legge e se i magistrati non l’avessero fatto, sarebbero incorsi in un reato, in una violazione di legge. Quindi la magistratura si sta comportando in una maniera corretta perché applica un principio cardine del nostro ordinamento, vale a dire che, quando si pone in essere un’azione delittuosa, un reato o un danno – e qui ce ne sono veramente tanti – il magistrato deve impedire immediatamente la prosecuzione del danno stesso e deve impedire che il reato sia portato a ulteriori e più gravi conseguenze. Non si tratta quindi di essere dalla parte o meno della magistratura, ma di essere conoscitori o meno del sistema giuridico italiano.

Se il governo va a Taranto per contrastare la magistratura siamo veramente al paradosso. Ma io, conoscendo questi ministri, mi rifiuto di pensare ciò e che il Governo vada a Taranto a sorreggere questa Azienda contro la magistratura, perché sarebbe un suicidio istituzionale, al limite della violazione delle regole del codice penale, perché non è pensabile che un Governo si schieri contro la magistratura quando questa sta facendo il proprio dovere. Invece a Taranto il Governo deve verificare cosa è possibile fare per aiutare l’Azienda a mettersi in regola, quindi deve collaborare con la magistratura e questa, se si sentirà appoggiata da questo Governo, lavorerà meglio. Temo che la produzione degli impianti possa essere sospesa: in questo lasso di tempo il Governo deve sorreggere le maestranze, che sono quelle che subiscono gli effetti negativi dell’inquinamento dell’ILVA”.

Il fumo rosso delle emissioni del centro siderurgico sale minaccioso sull'Ilva nel cielo di Taranto

Il GIP potrebbe avere margini per consentire la ripresa della produzione in presenza di un piano di monitoraggio che controlli i parametri dell’inquinamento, variando quindi la produzione in funzione del rispetto di tali parametri? Il GIP potrebbe avere dei margini per consentire la ripresa produttiva in tali condizioni?

“Io non ho contatti diretti con questi magistrati ma so che sono di grande affidabilità e professionalità, e quindi sono sicuro che in presenza di un programma di risanamento darebbero la disponibilità a conciliare il programma di risanamento stesso con quello di tutela. Non si tratta di mollare o di abbassare la guardia ma di utilizzare quei margini di discrezionalità che la legge concede, specie in presenza di forti garanzie da parte del Governo”.

Si è giunti a questa situazione perché per anni è mancata la governance del territorio. Secondo Lei cosa dovrà farsi perché in futuro la verità possa non essere più “oscurata” dagli Enti competenti? Come potrà risanarsi la Pubblica Amministrazione perché queste cose non succedano più?

“Il Paese deve crescere sul piano della propria sensibilità e con esso ogni cittadino, che deve pretendere il rispetto della legge da tutti, dal primo impiegato fino ai massimi livelli istituzionali. Non possiamo attenderci un risanamento della Pubblica Amministrazione e della classe politica se questo processo non parte dalla base, se i cittadini non diventano consapevoli”.

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