Ad Alberobello i “Segni elementari” dell’arte: Carofiglio incrocia l’arcaico e il moderno

"Il cavallo" di Mimmo Paladino in mostra ad Alberobello

Arcaico e moderno dialogano in “Segni Elementari”, la mostra d’arte contemporanea curata da Francesco Carofiglio. Oltre 120 opere in quattro siti differenti, per celebrare i  25 anni di Alberobello patrimonio UNESCO.

Il tratto distintivo è in una citazione che l’accompagna: “L’arte non può essere moderna. L’arte è eternamente primordiale”. A prendere in prestito le parole di Egon Schiele è Francesco Carofiglio, il curatore della mostra di arte contemporanea che sino al Primo maggio celebrerà i 25 anni di Alberobello patrimonio Unesco. L’architetto, artista e scrittore è, infatti, l’ideatore di “Segni elementari”, mostra che si sviluppa in quattro siti differenti della capitale dei trulli per moltiplicare la bellezza della creatività di 22 artisti della scena nazionale e internazionale, provenienti da Israele, Argentina, Georgia, Germania e, naturalmente, Italia.

La mostra

Pietro Guida, “Leda con cigno”

Circa 120 opere in cartapesta, legno, metallo, foglie, fili di rame, fili di cotone, ferro e lino, pietre, cellulosa, vetro, luminarie, porcellana, vetro, ferro, mattoni, terracotta, radici di vite, dipinti. Con un ambizioso obiettivo dettato da una scelta inedita: mettere in comunicazione la dimensione arcaica della costruzione in pietra a secco con i mondi mobili, variegati, dell’arte contemporanea. Tutto attraverso le azioni e i gesti creativi di artisti di provenienza ed estrazioni culturali differenti.

“Una piccola Biennale dentro costruzioni dalla storia millenaria – sentenzia Carofiglio -. Nell’ideare questa mostra abbiamo avuto due tipi di approccio. Uno site specific: gli artisti sono stati invitati a lavorare appositamente per questa esposizione, sulla natura del sito e sul senso della mostra, ovvero i segni elementari, appunto. L’altro approccio – prosegue – è stato quello di considerare opere pre – esistenti: siamo entrati negli studi degli artisti alla ricerca del dettaglio, per capire e scegliere le opere che potessero essere ideali per parlare, comunicare con il luogo in cui erano previste le installazioni”.

Il percorso

Un unico tessuto narrativo che si snoda dai Trulli comunali di Via Monte Nero al Museo del territorio “Casa Pezzolla”, passando per Terrazza “Palazzo del Conte” e Casa d’Amore.

Una parte dell’opera di Carofiglio, “L’orto dei Getsemani”

Ed è nel Trullo 36 che Carofiglio propone il suo “L’orto dei Getsemani”, un dipinto a tecnica mista, stampa digitale su supporto opalino. L’installazione riguarda il dramma della xylella, tappa del percorso di Carofiglio che – come scrive nel catalogo Brizia Minerva (altra curatrice della mostra insieme a Concettina Ghisu e Lorenzo Madaro) – da decenni conduce una ricerca artistica che ha il suo fulcro principale nel rapporto tra immagine e parola, suono e scenografia. In “scena”, attorniato dal buio, un tronco d’ulivo, scavato e levigato, devastato dalla xylella, mentre, nella sala accanto, dodici ritratti, dipinti digitali su schermi retroilluminati, mostrano volti parzialmente bendati, testimoni attoniti del dolore e della fragilità umana.

Un’opera già apprezzata dai numerosi visitatori che hanno popolato Alberobello nei primi giorni di apertura della mostra, anche se il “simbolo, il segno elementare della mostra – evidenzia Carofiglio – è Il cavallo di Mimmo Paladino: collocato sulla terrazza ‘Palazzo del Conte’, si mette in comunicazione con il territorio”.

I nuovi progetti: una Biennale della Valle d’Itria?

Helmut Dirnaichner, “Meteore”

L’esposizione dei 22 artisti – Josè Angelino, Francesco Arena, Pamela Campagna, Francesco Carofiglio, Tiziana Contu, Ada Costa, Alessandro Costanzo, Daniele D’Acquisto, Franco Dellerba, Mimmo Di Caterino, Baldo Diodato, Helmut Dirnaichner, Viviana Fernandez Nicola, Francesco Fossati, Shay Frisch, Nicola Genco, Pietro Guida, Sophie Ko, Loredana Longo, Mimmo Paladino, Pasquale Santoro e Raffaele Vitto – non resterà un caso isolato. “Mi riprometto di fare chiacchierate approfondite con le Amministrazioni locali, a partire dalla Regione – assicura Carofiglio –, per mettere a frutto la grande risorsa che esiste nel territorio, luogo ideale per accogliere mostre ed eventi d’arte. La mia idea sarebbe una sorta di Biennale della Valle d’Itria, un appuntamento che possa diventare ricorrente in una terra così piena di stimoli e di bellezza, affinché le sperimentazioni del contemporaneo continuino a incontrarsi, inventando traiettorie nuove, inedite, sorprendenti“.

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