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Albero vero o artificiale? Le indicazioni PEFC per un acquisto ecologico e responsabile

Con gli imminenti preparativi alla festa del Natale, sorge in molte famiglie l’annoso dilemma: meglio un albero di Natale vero o artificiale? PEFC, ente certificatore della gestione sostenibile delle foreste, guida i consumatori nella scelta più eco-logica, orientandoli verso la scelta dell’albero naturale.

«Un albero di plastica – fa notare Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia – deriva dal petrolio e ha costi ambientali enormi. L’abete vero invece permette di assorbire anidride carbonica, rilasciando al contempo ossigeno ed oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza in cui è temporaneamente alloggiato la pianta».

Ma, affinché l’acquisto sia realmente eco-logico e sostenibile, bisogna far attenzione al tagliando presente sull’albero: su di esso deve esserci indicata la provenienza da coltivazioni specializzate; la nazionalità; la non destinazione per il rimboschimento, per evitare che ci sia mescolanza genetica tra le specie autoctone e quelle provenienti dall’estero;  l’età dell’albero, più è giovane e più è piccolo, maggiori sono le probabilità di sopravvivere, anche per un miglior rapporto tra quantità di chioma e di radici. Questi sono i criteri di una scelta consapevole, dietro cui  si cela un aiuto per molte comunità di aree marginali montane: acquistando gli abeti provenienti da tali zone si valorizza l’attività vivaistica che assicura una reddito a circa mille piccole aziende agro-forestali italiane e crea un’economia integrativa a tante famiglie che vivono e lavorano nelle Alpi e lungo la dorsale appenninica.

Anche lo smaltimento dell’albero deve essere guidato da una scelta ponderata e responsabile. Si pensa infatti che destinare l’albero al rimboschimento sia sempre la soluzione migliore, per fare un gesto amico della Natura, ma non è così: «L’abete rosso è infatti un albero spontaneo solo sull’arco alpino e in alcune isole dell’Appennino Tosco-emiliano – ricorda Brunori -. Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico a prescindere, soprattutto se non conosciamo l’origine delle piante. Inserire l’abete in ambienti naturali dove invece non cresce spontaneamente crea una intrusione botanica che è negativa, per il paesaggio e l’ecosistema». Se c’è la possibilità è quindi molto meglio mettere l’albero nel nostro giardino di casa, facendo però attenzione al fatto che questa specie ha un apparato radicale molto superficiale e quindi, una volta cresciuto in altezza, potrebbe cadere danneggiando le costruzioni accanto a cui si è sviluppato. Altrimenti, l’albero va consegnato a uno dei centri di raccolta organizzati in molte città italiane: lì verrà deciso se l’albero può essere ripiantato o se va destinato al riciclo per essere trasformato in compost da usare nelle future coltivazioni.

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