Albergo diffuso: dalla Puglia la disciplina ad hoc

I trulli di Alberobello (Ba)

Paesaggi luccicanti di sole e borghi rurali traboccanti di storia. Parte da qui la nuova sfida che si pone la Puglia per valorizzare le proprie risorse e dare seguito a nuovi tipi di turismo. É il caso dell’albergo diffuso, di recente al centro di una normativa emanata dalla Regione. Un percorso già avviato con legge regionale 15 luglio 2011 n.17 (pubblicata sul B.U.R.P. n.113 del 19 luglio 2011), avente ad oggetto “Istituzione e disposizioni normative dell’attività ricettiva di albergo diffuso”, e di recente consolidato con l’approvazione e la pubblicazione – il 28 marzo scorso – del regolamento attuativo della stessa legge.

Ma di cosa si tratta? Come riportato nello stesso regolamento, per albergo diffuso si intende «un’impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti». Una connotazione che prospetta grandi potenzialità per il turismo nostrano e pugliese in particolare, territorio assai ricco di piccoli centri d’alto valore e paesaggistico e culturale.

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Infatti condicio sine qua non per realizzare questa tipologia ricettiva è «la valorizzazione dell’esistente, con lo “sfruttamento” turistico degli stessi luoghi, con particolare riferimento ai centri storici e ai borghi rurali». Per questo nel testo del regolamento si tiene ancora a ribadire la possibilità di nuovi scenari per l’economia della regione: «In Puglia costituisce l’introduzione di un nuovo modello di offerta turistica, rispettoso dell’ambiente e “sostenibile”, una modalità di sviluppo locale a rete, che favorisce la crescita di filiere produttive e che rappresenta un contributo contro lo spopolamento dei borghi».

Un’iniziativa già presente altrove, disciplinata dalle singole normative regionali, talvolta con differenze sostanziali da luogo a luogo. Infatti non tutte le Regioni hanno emanato una disciplina apposita che riconosce l’albergo diffuso come struttura ricettiva distinta dalle altre. A livello nazionale, però, la struttura alberghiera denominata “albergo diffuso” è prevista e riconosciuta dall’art.9 comma 6 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n.79 “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n.246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio” (pubblicato supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale” n.129 del 6 giugno 2011).

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Al di là delle singole variabili regionali alcuni requisiti restano validi sul tutto il territorio italiano. Secondo il modello messo a punto da Giancarlo Dall’Ara – oggi presidente dell’Adi, Associazione nazionale Alberghi Diffusi – caratteristiche imprescindibili restano l’offerta di una gestione unitaria, integrata nel territorio e nella sua cultura; la presenza di servizi alberghieri, presso unità abitative dislocate in più edifici separati e preesistenti, con una distanza ragionevole tra gli stabili (massimo 200 metri tra le unità abitative e la struttura con i servizi di accoglienza); la disponibilità di servizi comuni.

Un profilo che ben si sovrappone con le caratteristiche dei borghi e del territorio di Puglia. «La legge – tiene a chiarire Silvia Godelli, assessore regionale Mediterraneo, Cultura e Turismo – ha l’obiettivo di attirare sul nostro territorio investimenti privati intesi a promuovere una ricettività diffusa, di fascino e di qualità, puntando in pari tempo a preservare e a valorizzare le nostre tradizioni di ospitalità, il territorio e il paesaggio».

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