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Agromafie: quando la criminalità arriva in tavola

Presentato il I Rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari in Italia. Dai dati emerge un volume d’affari complessivo dell’agromafia pari a 12,5 miliardi di euro, di cui 8,8 miliardi di euro provenienti da attività illecite (70% del totale) e 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del totale). Infatti è alla base del fenomeno criminale in campo agro-alimentare il reinvestimento dei proventi illeciti nel settore, attraverso il condizionamento della libera iniziativa economica. Pratiche estorsive, imposizione di forza lavoro e di mezzi di produzione provenienti da soggetti vicini alle organizzazioni criminali sono tra gli strumenti maggiormente utilizzati dalle agromafie. Il ciclo mafioso non manca poi di intaccare i prezzi di vendita, per via dell’influenza nella gestione delle fasi di distribuzione all’ingrosso e del trasporto dei prodotti agricoli.

L’analisi dei risultati conseguiti dalle Forze di Polizia evidenzia, inoltre, come l’intero comparto agroalimentare sia caratterizzato da fenomeni criminali legati al contrabbando, alla contraffazione ed alla sofisticazione di prodotti alimentari ed agricoli e dei relativi marchi garantiti. Non meno importante è il fenomeno del caporalato: lo sfruttamento dei braccianti agricoli irregolari, con conseguente evasione fiscale e contributiva. I danni al sistema sociale ed economico sono pertanto molteplici, dal pericolo per la salute dei consumatori finali, all’alterazione del regolare andamento del mercato agroalimentare.

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