Agroforestazione, come salvare il carbonio irrecuperabile nelle montagne

Un nuovo studio coordinato dalla Fondazione CMCC evidenzia e quantifica l’efficacia delle pratiche agroforestali nei sistemi agricoli montani per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, migliorando al contempo la resilienza agricola e proteggendo la biodiversità

 

Secondo i dati raccolti dai ricercatori in tutto il mondo, oltre il 29% del carbonio irrecuperabile a livello globale, ovvero quello che una volta disperso non potrà essere recuperato in tempi ragionevoli secondo la letteratura scientifica, si trova nella biomassa presente in montagna: una riserva di ecosistemi insostituibili, biodiversità e servizi ecosistemici di importanza globale che sono minacciati da pressioni demografiche e ambientali, poiché il rapido cambiamento del clima globale della Terra sta influenzando le montagne ad un ritmo accelerato.

foresta amazzonica_foto Dezalb da Pixabay
(foto Dezalb da Pixabay)

Questo “carbonio di montagna” supporta un alto livello di biodiversità, comprese molte delle ultime specie di grandi mammiferi rimaste sul pianeta. Un maggiore uso degli alberi nell’agricoltura di montagna può aprire la strada alla conservazione di queste risorse insostituibili e fornire una maggiore resilienza e sostenibilità al sistema agricolo montano. Lo rivela un nuovo studio, che evidenzia come anche piccoli aumenti incrementali (nell’ordine dell’1% all’anno) della copertura arborea sui terreni agricoli in montagna possono fornire significativi benefici per la mitigazione dei cambiamenti climatici nel corso di un decennio, migliorando al contempo i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori e apportando benefici alla biodiversità, agli ecosistemi e ai servizi ecosistemici.

Sulla base di un lavoro pluriennale volto a quantificare l’estensione, la distribuzione geografica e il potenziale di mitigazione del carbonio dell’agroforestazione, lo studio – condotto da scienziati del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), del Centre for Mountain Futures of the Kunming Institute for Botany (Chinese Academy of Science), e del Centre for International Forestry Research-World Agroforestry (CIFOR-ICRAF) – evidenzia ai responsabili politici e alle istituzioni il potenziale e l’efficacia delle pratiche agroforestali nei sistemi agricoli montani per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, rafforzando al contempo gli ecosistemi, ripristinando i terreni degradati e migliorando la sicurezza alimentare.

“Di recente, il ruolo dell’agroforestazione per sostenere gli sforzi di mitigazione e rafforzare la capacità di adattamento dei piccoli agricoltori è stato riconosciuto in modo sempre crescente nel settore di studio dell’uso del suolo”, ha dichiarato Robert Zomer, primo autore dello studio. “L’opportunità di ottenere risultati positivi sia per la conservazione che per la produzione alimentare aumentando la copertura arborea nelle aziende agricole e nei paesaggi agricoli delle regioni montane, che include benefici per la resilienza e la salute del suolo, è stata dimostrata come sostanziale e non può essere ignorata. Gli alberi nelle aziende agricole sono una strada da percorrere per la transizione verso sistemi agricoli migliori, con un’impronta di carbonio più bassa e pratiche ecocompatibili, e sono particolarmente adatti a fornire benefici ecosistemici nei terreni spesso accidentati e a rischio di erosione delle regioni montane”.

Il lavoro quantifica il potenziale di mitigazione dei sistemi agroforestali multifunzionali e articola a livello geospaziale il potenziale di aumento della copertura arborea in montagna.

Per stimare il potenziale di sequestro del carbonio derivante dall’aumento della copertura arborea sui terreni agricoli sono stati valutati due scenari, il primo dei quali prevede un cambiamento incrementale, e il secondo un cambiamento sistemico e maggiormente trasformativo verso l’agroforestazione. Il potenziale di mitigazione nei dei sistemi agricoli montani risulta essere a livello globale di 0,5-0,7 PgC nel caso di un cambiamento incrementale e 1,1-2,7 PgC nello scenario di un cambiamento sistemico (dove 1PgC = 1 petagrammo di carbonio = 10^15 grammi o un 1,000,000,000 di tonnellate di carbonio).

Si stima ad esempio che un aumento del 10% della copertura arborea su tutti i terreni agricoli nelle regioni montane possa sequestrare circa 3 PgC. Come termine di confronto, le perdite di carbonio dovute alla conversione dell’uso del suolo tropicale sono state stimate in 0,6-1,2 PgC all’anno, con emissioni nette da uso del suolo, cambiamenti nell’uso del suolo e silvicoltura per l’anno 2020 stimate a 1,6 ± 0,7 PgC.

“Sono molti i benefici dell’agroforestazione, particolarmente adatti ai sistemi agricoli di montagna. Dare importanza agli approcci agroforestali paesaggistici per la protezione del carbonio irrecuperabile in montagna consiste nel fornire alle comunità montane opzioni di sostentamento alternative, sostenibili e rispettose della biodiversità, che riducono la pressione sulla biodiversità locale e su altre risorse naturali, migliorando al contempo i mezzi di sussistenza di alcuni degli agricoltori più poveri del mondo”, ha dichiarato Antonio Trabucco, senior scientist al CMCC, tra gli autori dello studio.

“Sistemi agroforestali resilienti possono offrire grandi opportunità per collegare l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici e dovrebbero essere ulteriormente stimolati nell’ambito delle politiche agricole, ponendo le basi per un futuro sostegno politico e finanziario, come parte della trasformazione a lungo termine del nostro sistema alimentare globale”, ha aggiunto Donatella Spano, professoressa all’Università di Sassari e membro del comitato strategico della Fondazione CMCC.

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