Agroalimentare: la filiera è in affanno ma c’è qualche speranza

Cala l’export, aumenta l’import, ma ci sono fondi per le aziende e per il biologico. Massima trasparenza invece per i prodotti dall’estero

Buone nuove per il settore agricolo. Con il Decreto Legge “Semplificazioni” si potrà conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero. Una vittoria, secondo la Coldiretti, perché in questo modo si assicura la massima trasparenza sui prodotti agroalimentari provenienti dall’estero che spesso non rispettano le normative italiane e comunitarie sull’etichettatura, soprattutto se vengono da Paesi fuori dall’UE. «Il decreto – sottolinea la Coldiretti – prevede che il Ministero della Salute renda disponibili, ogni sei mesi, attraverso la pubblicazione sul sito internet nella sezione “Amministrazione trasparente” tutti i dati relativi ad alimenti, mangimi e animali destinati al consumo in arrivo dalla Unione e dai Paesi extracomunitari. Inoltre – precisa la Coldiretti – saranno resi noti anche i dati identificativi “degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito dei suddetti prodotti».

Grazie a questa norma, sarà possibile tracciare gli alimenti introdotti in Italia, in alcuni casi spacciati per italiani pur non essendolo completamente, e si potrà così valorizzare il vero “Made in Italy”.

Import ed export: aria di crisi

Intanto, l’export agroalimentare italiano sta subendo un grave danno a causa della nuova chiusura e della nuova emergenza Covid. Se si aggiunge la Brexit e l’embargo russo, il calo si aggira intorno al 21%. Le esportazioni in Russia hanno perso oltre 160milioni di euro in 5 anni, a causa dell’embargo totale sancito dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, mentre in Germania sono crollate del 10% nei primi 9 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, su valori stimati pari a circa 201 milioni di euro.

Però, le importazioni in Italia di prodotti ortofrutticoli sono cresciute del 16% nei primi 6 mesi del 2020. E questo dato deve far riflettere, perché vuol dire abbassare la qualità interna a discapito del “Made in Italy”, frenato dalla crisi interna e dalla riduzione della richiesta esterna.

Magazzini pieni

Molta merce è rimasta in magazzino, tra cui 51 milioni di litri di olio extravergine al 31 agosto, il 149% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sulla base dei dati di “Frantoio Italia” dell’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole.

L’Italia è il primo produttore al mondo di uva da tavola, con il 16% sulla produzione globale, grazie al contributo della Puglia che è la prima regione italiana. Le importazioni in Italia ammontano a 25.000 tonnellate (circa il 3,2% dei consumi interni), di queste, una fetta consistente proviene dall’Europa (49%) e dall’America centro meridionale (circa il 25% dal Perù e dal Cile), mentre la restante parte proviene dall’Africa (13,5%) e dall’Asia (4,6%).

Difficile, dunque, in questo periodo così difficile cercare di aprire nuovi canali con altri Paesi per sostenere il mercato interno ed esterno.

Ripartono i fondi regionali

Per queste ragioni, per le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori diventa fondamentale l’attivazione della Misura 21 del PSR Puglia 2014-2020, che immetterebbe nel circuito una liquidità pari a 32milioni di euro in una filiera che invece vale 600milioni di euro. Questo contributo potrebbe dare una boccata d’ossigeno al settore agricolo, vitivinicolo, all’agriturismo, all’allevamento, al florovivaismo e al settore lattiero-caseario. Sicuramente non basta, ma almeno potrebbe evitare la chiusura di molte aziende, magari affiancando nuovi interventi statali con l’aiuto di fondi europei.

Intanto dalla Regione Puglia sono ripresi i pagamenti del PSR Puglia in favore dei beneficiari della misura 4.1A dedicata agli investimenti delle aziende agricole. L’agenzia per l’erogazione in Agricoltura sta rispondendo alle domande ricevute. I contributi hanno interessato 34 ditte per un importo di 4 milioni di euro. A breve, ulteriori 9 milioni di euro andranno a 60 aziende.

Avanti il biologico

In questo contesto, la strategia dell’Unione Europea di puntare sull’agricoltura biologica e sostenibile apre nuovi scenari e mette paletti più restrittivi, nell’ottica di tutelare le diversità, migliorare la qualità, salvaguardare l’ambiente e ridurre l’inquinamento. Attraverso una consultazione pubblica sul Piano d’azione per il biologico, la Commissione europea ha stanziato un finanziamento di 40 milioni di euro per le politiche di promozione del biologico nel 2021. Inoltre, è stato proposto il rinvio al 1° gennaio 2022 dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento UE 848/2018 sul biologico, slittamento promosso da IFOAM e sostenuto da FederBio, per evitare intoppi burocratici a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Necessario ora l’allineamento da parte dell’Italia all’Europa per non perdere le risorse messe a disposizione, che potrebbero aiutare il settore con nuovi investimenti, anche da parte dei giovani. La legge sul biologico è ferma da oltre due anni al Senato, dopo essere stata approvata quasi all’unanimità alla Camera.

“L’agenzia governativa Stratégie France – spiega FederBio – ha pubblicato uno studio che evidenza con chiarezza come una rapida transizione verso l’agricoltura biologica sia in grado di coniugare benefici effetti ambientali con un miglioramento delle condizioni economiche degli agricoltori.”.

Insomma, la filiera agroalimentare è fondamentale per la nostra vita, così come è fondamentale la tutela della natura. Dobbiamo solo “aggiustare” alcune leggi e posizioni per poter salvaguardare entrambe.

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