AgriCultura, creare nuove imprese recuperando beni agricoli

Dal bando della Città Metropolitana di Bari alle politiche UE contro i gas serra passando per il bisogno di un’agricoltura sempre più tech

Nella terra di Bari ci sono diversi terreni agricoli abbandonati o confiscati alle mafie che attendono di essere valorizzati e restituiti alla comunità. Per questo è nato “AgriCultura”, un avviso promosso da Città Metropolitana di Bari, CIHEAMBari e Teatro Pubblico Pugliese che ha l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo di giovani disoccupati, che non studiano e non cercano lavoro.
Questi giovani possono essere coinvolti in percorso di impiego o auto imprenditorialità su progetti innovativi da sviluppare su queste aree agricole abbandonate o confiscate. I progetti saranno sostenuti da un finanziamento complessivo di 3 milioni di euro. Nello specifico si tratta di un primo bando rivolto a 75 giovani dell’Area Metropolitana di Bari con età tra i 16 e i 24 anni, che saranno coinvolti nella partecipazione a percorsi di accompagnamento e supporto allo sviluppo di progetti innovativi. Mentre il secondo avviso pubblico si riferisce alla costituenda rete territoriale di Innovazione Sociale. Con questo avviso, infatti, l’ente provinciale barese raccoglie adesioni per organizzare uno spazio dedicato al dialogo tra istituzioni, organizzazioni imprenditoriali e sociali e istituzioni scolastiche.

L’obiettivo- spiegano dalla Città Metropolitana di Bari- è “l’attivazione di politiche di innovazione sociale e agevolazione dei percorsi di crescita dei giovani dell’Area Metropolitana di Bari e di accesso al mercato delle loro idee di business”. Per partecipare al primo avviso c’è tempo fino al 4 luglio, per il secondo fino al 31 dicembre 2022.

Agricoltura sempre più digital: il 65% degli addetti ai lavori ritiene importanti le soluzioni hi-tech

Agricoltura
Tra gli strumenti digitali più utilizzati dagli agricoltori partecipanti all’indagine, ci sono i sistemi geolocalizzati/GPS connessi ad attrezzature agricole

Sono tante le aziende italiane, e non solo, che dopo aver utilizzato sistemi digital per supportare la propria attività non hanno potuto più farne a meno. Questo perché anche l’agricoltura è un settore in enorme espansione, un vero e proprio business se “coltivato” nel modo giusto.

Image Line, azienda Hi-Tech italiana specializzata nelle soluzioni digitali per l’agricoltura ha presentato i risultati di un’indagine condotta in collaborazione tra il dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università degli Studi di Bologna e l’Università di Wageningen (Olanda).

Come si presenta la situazione in Italia? Secondo i risultati dell’indagine il 51,17% degli intervistati afferma di aver usato o di utilizzare soluzioni di smart farming. Gli strumenti più utilizzati sono:

  • I sistemi gestionali (73,9%). I moderni software offrono diverse funzionalità come registrare trattamenti, raccolte e prodotti, monitorare le previsioni e lo storico meteo, ma consentono anche di registrare attività amministrative, come la gestione dei costi o la registrazione dei prezzi, la contabilità, la gestione del magazzino e della tracciabilità. Queste tecnologie rappresentano in molti casi uno strumento versatile e facile da utilizzare e sono quindi già note e adottate da molte aziende agricole. Oltre il 65% degli intervistati, infatti, ha affermato di avere le conoscenze per poter utilizzare gli strumenti di smart farming e che interagire con le nuove tecnologie risulta essere chiaro e comprensibile. Questi gestionali, oltre a generare una vera e propria carta d’identità del prodotto e permettere di organizzare in maniera più efficace la gestione interna dell’azienda, consentono anche di gestire i rapporti con clienti e fornitori.
  • Al secondo posto, tra gli strumenti digitali più utilizzati dagli agricoltori partecipanti all’indagine, ci sono i sistemi geolocalizzati/GPS connessi ad attrezzature agricole (43,3 %) seguiti dai sistemi di sensoristica per registrazione e monitoraggio di dati sito-specifici (32,4%). Grazie al semplice posizionamento di sensori specifici e senza bisogno di realizzare particolari infrastrutture, soprattutto in zone non servite e difficilmente raggiungibili, il gestore dell’azienda agricola si assicura un efficace strumento per il monitoraggio dei consumi, la conservazione delle risorse idriche e il monitoraggio ambientale.

In definitiva, le soluzioni di smart farming sono utili perché riducono i costi di produzione e perché aiutano a ridurre l’impatto ambientale.

Finanziamenti agricoli UE, emissioni di gas serra sempre alte

I finanziamenti agricoli dell’Unione europea per il clima non hanno contribuito a ridurre le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’agricoltura. Lo ha reso noto una relazione speciale della Corte dei conti europea.

Più di 100 miliardi di euro, quindi oltre più di un quarto di tutta la spesa agricola dell’Unione tra il 2014 e il 2020 è stata destinata alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Nonostante questo però l’investimento sembra non aver portato ancora i frutti sperati. E’ dal 2010 che le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’agricoltura non diminuiscono. In altri termini la politica agricola comune (PAC) non avrebbe incentivato pratiche efficaci nel rispetto dell’ambiente.

Da cosa vengono prodotti maggiormente i gas serra? La Corte ha individuato tre principali cause: la zootecnia, i fertilizzanti chimici e il letame e uso dei terreni (terre coltivate e pascoli).

Limiti e contraddizioni delle politiche europee

Le emissioni prodotte dall’allevamento del bestiame rappresentano circa metà delle emissioni in agricoltura ed è dal 2010 che non diminuiscono. Tali emissioni sono direttamente collegate alle dimensioni delle mandrie, e i bovini ne causano i due terzi. La quota di emissioni riconducibile alla zootecnia aumenta ulteriormente se si tiene conto delle emissioni connesse alla produzione di mangimi animali (comprese le importazioni). La PAC non cerca però di limitare il numero di capi di bestiame, né fornisce incentivi per una loro riduzione. Le misure di mercato della PAC includono la promozione dei prodotti di origine animale, il cui consumo non diminuisce dal 2014: contribuiscono così a mantenere le emissioni di gas a effetto serra invece che a ridurle.

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Le emissioni dovute ai fertilizzanti chimici e al letame rappresentano quasi un terzo delle emissioni prodotte dall’agricoltura

Le emissioni dovute ai fertilizzanti chimici e al letame, che rappresentano quasi un terzo delle emissioni prodotte dall’agricoltura, sono aumentate tra il 2010 e il 2018. La PAC ha sostenuto, infatti, pratiche che potrebbero ridurre l’uso di fertilizzanti, come l’agricoltura biologica e la coltivazione di legumi da granella. Tali pratiche, secondo la Corte, non hanno tuttavia un effetto certo sulle emissioni di gas a effetto serra. Pratiche di provata efficacia, come i metodi dell’agricoltura di precisione che regolano l’applicazione di fertilizzanti in base alle necessità delle colture, ricevono invece meno finanziamenti.

Si può affermare che la PAC finanzia pratiche non rispettose dell’ambiente, sovvenzionando, ad esempio, gli agricoltori che coltivano le torbiere drenate, che rappresentano meno del 2 % delle superfici agricole dell’UE ma rilasciano il 20 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE prodotte dall’agricoltura. I fondi per lo sviluppo rurale avrebbero potuto essere utilizzati per il ripristino di queste torbiere, ma ciò è avvenuto di rado. In buona sostanza, la normativa dell’UE attualmente non applica il principio “chi inquina paga” alle emissioni di gas a effetto serra del settore agricolo.

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