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Agricoltura. Da dove parte il vero ‘sviluppo sostenibile’

Si può parlare di 'sviluppo sostenibile' con situazioni di povertà estrema? (Credits: ©FAO/Giulio Napolitano)

«Se la fame e la malnutrizione non saranno sradicate non potrà essere realizzato un vero sviluppo sostenibile». Lo sottolinea la Fao, nel documento preparatorio presentato al vertice internazionale di Rio+20. Nel rapporto “Verso il futuro che vogliamo: fermare la fame e attivare la transizione verso sistemi agricoli e alimentari sostenibili”, l’organizzazione delle Nazioni Unite impegnata sui fronti di alimentazione e agricoltura sottolinea come ancor oggi milioni di persone nel mondo siano costrette a patire la fame. «Tre quarti dei poveri del mondo che soffrono la fame – denuncia la Fao – vivono nelle aree rurali e la maggior parte di essi dipendono dall’agricoltura e dalle attività connesse per il loro sostentamento». Questo perché non vi è la disponibilità di mezzi per produrre o acquistare il cibo necessario. Da qui l’importanza di migliorare la governance alimentare per garantire un più equo sostentamento: «La ricerca per la sicurezza alimentare può essere il filo conduttore che lega le varie sfide che abbiamo di fronte e aiuta a costruire un futuro sostenibile», commenta il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva.

Una querelle quella tra benessere e terzo mondo spesso relegata a politiche di carta. Come cambiare realtà a noi così distanti, così lontane dal nostro quotidiano? E poi: come affrontare le necessità e le carenze presenti anche qui, in quella parte di occidente impegnata per mantenersi in equilibrio in un’economia precaria e attestata verso nuovi assetti?

Fao: "Necessario un ritorno alla terra" (Credits: ©FAO/Alessandra Benedetti)

Semplicemente ci si dimentica del fatto che calpestiamo tutti lo stesso pianeta, che cibo e ambiente sono un unicum inscindibile. Ecco perché si fa pressante un ritorno alla terra, alle origini, a quell’agricoltura che comunque ci dà sostentamento, quel comparto agricolo che sta diventando in misura crescente «grande consumatore di risorse».

Ecco, anche, perché l’imperativo della Fao: «produrre cibo in sintonia con la natura, utilizzando le sue peculiarità e le opportunità che offre». Un obiettivo non da poco se si pensa che allo stato attuale, secondo quanto riportato dalla stessa organizzazione delle Nazioni Unite, «i sistemi alimentari consumano il 30% dell’energia mondiale, mentre le colture e la zootecnica utilizzano il 70% di tutti i prelievi d’acqua.». Per non parlare poi delle perdite alimentari (nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno finiscono nella spazzatura) e dell’impatto ambientale delle produzioni, ancora insostenibili. Un cambiamento che ci tocca tutti ma che senz’altro deve dare un ruolo di primo piano all’attività dei governi. La Fao sollecita perciò la necessità di maggiori garanzie per gli agricoltori: «Dobbiamo inserirli nella società, integrando il sostegno ai piccoli contadini e moltiplicando le opportunità di generazione di reddito con il rafforzamento delle reti di sicurezza, liquidità per il lavoro e programmi di trasferimento di denaro che contribuiscono al rafforzamento della produzione locale e dei circuiti di consumo, in uno sforzo collettivo che deve contribuire ai nostri obiettivi di sviluppo sostenibile», conclude da Silva.

Tunisia: donne al lavoro nel comparto ittico. Spesso, entro 36-48 ore, questo pesce finisce nei mercati di Roma e Madrid(©FAO/Giulio Napolitano)

É quello che insegnava Confucio quando diceva: «Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.». E lo sa bene il nostro Paese, di recente impegnato proprio in un nuovo progetto di sicurezza alimentare e nutrizione per l’Egitto. Indagini sulla salute pubblica hanno mostrato come in Egitto la malnutrizione sia la causa alla radice di circa un terzo delle malattie che colpiscono il bambini sotto i cinque anni d’età. Così l’Italia ha deciso di investire 3 milioni di dollari in un’iniziativa che miri a migliore la sicurezza alimentare e nutrizionale attraverso l’aumento della produzione alimentare, l’educazione alla nutrizione per donne e giovani ed il rafforzamento delle capacità delle istituzioni nazionali e decentrate.

Il progetto avvierà delle Scuole Agricole di Campo e di Vita per giovani ed Orti Comunitari Modello che andranno a garantire, in particolare a giovani e donne,  la possibilità di gestire la propria microimpresa di produzione alimentare in autonomia. Inoltre, in associazione con le comunità locali, saranno avviate iniziative educative e di comunicazione (Behaviour Change Communication programs), con la finalità di  promuovere pratiche alimentari più sane e sostenibili. Non mancheranno corsi di formazione dedicati al personale dei governi locale e nazionale ed ai lavoratori delle comunità locali.

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