Agricoltura biologica e integrata: ecco il futuro

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Agricoltura integrata: tra pochi anni sostituirà quella convenzionale. La metà delle colture mondiali saranno coltivate con il sistema biologico

Agricoltura convenzionale, agricoltura biologica, agricoltura integrata. Sarà questo il processo che seguirà l’evoluzione del sistema agricolo nei prossimi anni. Unificare le certificazioni, abolire o ridurre fortemente i prodotti chimici, curare la terra ed avere maggiore rispetto dell’ambiente e dei consumatori. Sono questi i cardini del futuro prossimo del settore agricolo all’insegna dell’ecosostenibilità.

Ma per capire meglio questo passaggio, abbiamo intervistato il dott. Nicola Panaro, agronomo che da tempo lavora nel campo agricolo, seguendo da vicino le evoluzioni dell’agricoltura.

Agricoltura biologica: come e perché nasce l’agricoltura biologica

agricoltura agronomo
Nicola Panaro, agronomo

«Prima del regolamento 2092 del 1991 esistevano tante agricolture biologiche. Ogni nazione del mondo aveva un suo regolamento. Nella stessa Italia, c’erano differenze tra le regioni. Alla fine degli anni ’80 sono iniziati i primi movimenti, soprattutto dal Veneto, dove è iniziata l’agricoltura biologica ed il concetto di “che cos’è il biologico”, che hanno portato a questo regolamento. Grazie ad esso ed agli scandali alimentari che in quel periodo si sono verificati, allora è nata un’unica norma che vale in tutti gli stati europei».

«L’aspetto fondamentale è la certificazione. C’è un organismo di controllo terzo che va nelle aziende e verifica la conformità al regolamento. Nel resto del mondo ci sono standard simili ma differenti. L’Europa è il mercato mondiale delle produzioni bio e l’Italia è il primo Paese esportatore di produzioni biologiche nel mondo. Per questo motivo, il regolamento europeo ha spinto tutti i Paesi del mondo ad uniformarsi, seppur conservando qualche piccola differenza».

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Perché le aziende scelgono il biologico

Com’è il mercato del biologico? Come vivono le aziende?

«Dal 1992 e dal 1995 in Puglia, ancor prima negli altri Stati, il biologico è un mercato aiutato dall’Unione Europea. Nel 1991 si usavano molti prodotti chimici e trattamenti invasivi e quindi bisognava aiutare gli agricoltori a fare una scelta controcorrente ed ecocompatibile, dando degli aiuti alle aziende agricole. Ancora oggi è così. Servono per garantire l’azienda della perdita dei prodotti e dei maggiori costi. Ma il prodotto biologico nasce dal terreno. Se la produzione nasce da un terreno trattato in maniera biologica, allora si può ottenere la certificazione ed il prodotto è biologico. Poi, far parte di filiere o di organizzazioni di produttori permette di proporsi anche a mercati più importanti. La Regione Puglia sta investendo molto sull’aggregazione ».

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Ci sono prodotti che si possono coltivare solo in biologico?

«Ci sono delle colture dove è più difficile ed altre dove è più facile. Dipende da vari fattori, in primis il territorio. Le aree più interne sono più vocate per produzioni anche estensive mentre le aree sulla costa e le orticole sono più difficili. Sono consigliati gli appezzamenti grandi perché è più facile evitare “l’eventuale inquinamento” con i terreni confinanti convenzionali. Nel biologico, il terreno non deve essere sfruttato ma arricchito di sostanze organiche, mentre i cicli devono essere ridotti e devono sempre comprendere le leguminose. Nel bio, l’agricoltore segue costantemente tutta la produzione insieme ad un agronomo. Solo dopo un’attenta verifica dell’esperto, l’organismo di controllo rilascia il certificato. Si parla di biologico solo quando esistono documenti ufficiali e controlli. Diversamente, può essere solo un buon prodotto. Questo è l’aspetto fondamentale. Il Ministero, la Regione e la grande distribuzione devono unificare i disciplinari per avere la stessa certificazione».

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Negozi e supermercati bio crescono

I canali di distribuzione del biologico?

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La grande distribuzione rappresenta più del 50% della commercializzazione dei prodotti biologici e ha linee proprie

«Il biologico è l’unico segmento di mercato che ha avuto una crescita costante negli ultimi 15 anni, sempre a due cifre. Nei primi anni del 2000 c’erano solo negozi specializzati, mentre i supermercati erano restii. Oggi, invece, la grande distribuzione rappresenta più del 50% della commercializzazione dei prodotti biologici e ha linee proprie».

Il futuro, tra agricoltura integrata e biologica

 Il futuro prossimo sarà tutto biologico?

«No. Oggi la superficie italiana dedicata al biologico è circa il 15%. L’Unione Europea, però, sta intervenendo sulla convenzionale, mettendo molti limiti all’utilizzo dei fitofarmaci. In futuro, da una parte ci sarà il biologico e dall’altra parte ci sarà un’agricoltura con l’utilizzo di prodotti fitosanitari autorizzati o concessi solo dal tecnico esperto, la cosiddetta agricoltura integrata».

L’ agricoltura integrata esiste già?

«Certo, in Europa. Dallo scorso anno, c’è una nuova tipologia di certificazione dove ci sono dei disciplinari di produzione nazionali e regionali. È stato realizzato anche un marchio raffigurante una “piccola ape” che riguarda le produzioni integrate. Agricoltura biologica ed agricoltura integrata sono due sistemi ecocompatibili. L’obiettivo, da qui a 15-20 anni, è che l’ agricoltura integrata sostituisca quella convenzionale. Lo scorso anno ci sono stati dei bandi regionali e nazionali per stimolare le aziende agricole convenzionali a passare all’integrata. Ci sono già gli aiuti europei. Dal 2016 in Italia circa 3000 aziende sono passate all’integrata; solo in Puglia sono 1000. I costi non dovrebbero superare quella convenzionale. La qualità, però, è garantita e certificata da un organismo di controllo».

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