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Agricoltori under 40, sono sempre di più

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Le start-up e le aziende agricole condotte da under 40 hanno performance superiori alle altre di analoghe caratteristiche

Da una parte il ricambio generazionale che stenta a prendere forma in agricoltura, dall’altra un Paese che registra 587mila giovani disoccupati. L’ipotetica linea di equilibrio è nella proposta portata avanti da Agia-Cia, divenuta un fatto concreto con una specifica norma inserita nel Collegato agricolo alla legge di Stabilità. Tale norma prevede la possibilità di una partnership nella gestione aziendale tra un “esperto” agricoltore e un ragazzo alle prime armi che vuole credere nelle opportunità offerte dal settore primario. Tradotto: una “società di affiancamento”. Di questa tematica si è discusso oggi in un’interessante iniziativa a Roma, promossa da Cia e dalla sua Associazione giovani imprenditori agricoltori a cui hanno preso parte, tra gli altri, la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, prima firmataria dell’emendamento al Collegato agricolo, la presidente nazionale dell’Agia Maria Pirrone, il presidente della Cia Dino Scanavino, il vicepresidente dell’Anp Alessandro Del Carlo e il commissario di Ismea Enrico Corali.

Le società di affiancamento rappresentano una delle risposte alla nuova sensibilità dei cittadini verso il cibo, l’agricoltura e la vita nelle aree rurali. A confermare questa tesi un piccolo ma significativo studio dell’Agia-Cia, realizzato nell’ambito degli ambienti universitari, dove il 25% degli studenti si sono detti “possibilisti” circa una loro realizzazione lavorativa nel mondo agricolo, agrituristico e agroalimentare, ovviamente in diverse specializzazioni di mansione. A rafforzare il senso di questo trend, oltre al boom di iscrizioni alle Facoltà di Agraria e agli Istituti agrari, che non conosce soste da un quinquennio (+40%), c’è il dato emerso da uno studio realizzato proprio da Cia in collaborazione con il Censis, da cui emerge l’impressionante interesse dei giovani verso la trasformazione del cibo: uno su cinque, in un’età compresa tra i 18 e i 23 anni, ha inserito per esempio il mestiere di chef tra le prime opzioni possibili per la propria attività futura.

Nel nostro Paese -ha spiegato l’Agia al convegno- le aziende condotte da agricoltori “over 65”, e in possesso dei requisiti necessari per attivare società di affiancamento, sono all’incirca 67 mila. Aziende con fatturati sostenibili (dai 20 ai 100 mila euro) e nel cui ambito non sono già presenti altri familiari. I potenziali “aspiranti” tra i giovani disoccupati, invece, sono circa 200 mila. Le start-up e le aziende agricole condotte da under 40 hanno performance superiori alle altre di analoghe caratteristiche – fa sapere Agia -.Se ci fosse alle spalle un sistema-Paese che incentiva l’accesso al credito e al bene terra, accompagnando i giovani imprenditori con maggiore fiducia nei primi anni di attività, le nostre imprese darebbero un contributo fondamentale per lo sviluppo dell’Italia.

Per ribadire la validità delle società di affiancamento, nel corso dei lavori del convegno, è stata analizzata l’esperienza tedesca: gli agricoltori teutonici, seppure in condizioni molto diverse da quelle italiane, con aziende di grandissime dimensioni e con un territorio non sovrapponibile al nostro, fanno scuola con il modello più compiuto e soddisfacente di ricambio generazionale in agricoltura, ben al di sopra del nostro 5%, ovvero la percentuale degli “under 35” che operano nel primario in Italia. Una percentuale che ci pone al 16° posto in Europa in questa particolare classifica.

 

 

 

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