Addio benzina con piombo, non ci mancherai…

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Terminate le scorte mondiali di “benzina rossa”, ma gli effetti dell’inquinamento saranno ancora evidenti per alcuni anni

 

L’ONU ha ufficializzato la notizia: la benzina con piombo è definitivamente fuori commercio in tutto il mondo. La “benzina rossa”, così chiamata per il suo colore rossastro e per distinguerla dalla “benzina verde”, senza piombo ma con benzene, non sarà più distribuita. L’ultimo Paese al mondo che vendeva la benzina rossa era l’Algeria. Lo scorso luglio le raffinerie hanno esaurito le ultime scorte, mettendo così la parola fine ad uno dei carburanti più inquinanti e nocivi della storia dell’uomo.

Ci sono voluti però ben 20 anni per abolirla definitivamente e per terminare le scorte, ma i danni del piombo rilasciato in atmosfera e nell’ambiente continueranno a persistere, almeno per una decina di anni, secondo le stime degli esperti.

La nascita della benzina rossa

La benzina con piombo è nata nel 1921, in un laboratorio della General Motors. Il chimico americano Thomas Midgley scoprì che bastava aggiungere del piombo tetraetile alla benzina per ottenere una miscela antidetonante. Questa aggiunta aumentava l’efficienza e prolungava la vita dei motori. La scoperta nacque dalla necessità di controllare le combustioni spontanee che avvenivano spesso nei motori a causa del carburante usato. Questa scoperta fu subito pubblicizzata come rivoluzionaria, tanto da ricevere persino un premio dall’American Chemical Society, lanciando la nuova benzina in tutto il mondo.

La nocività del piombo era ben nota da tempo, ma fu tenuta nascosta all’opinione pubblica. I vantaggi economici e gli investimenti erano quasi incalcolabili. Gli effetti del piombo in atmosfera, che prima non era presente, però, furono subito evidenti. Molti scienziati e ricercatori che collaborarono alla scoperta si ammalarono o morirono prematuramente. Lo stesso Midgley si ammalò di saturnismo. Gli effetti nocivi si manifestarono anche in fase di produzione, portando persino alcuni operai alla morte. Nonostante le evidenze, le aziende commissionarono alcuni studi per smentire la pericolosità del processo produttivo della benzina al piombo.

La benzina pericolosa

Foto di Bernd Schray da Pixabay

I primi studi negli anni ’50 evidenziarono il rapporto tra i gas di scarico della benzina con alcune malattie, tra cui ictus, cancro, malattie cardiache, malformazioni neonatali e ritardi cognitivi.

Il punto di svolta avvenne nel 1979 quando una ricerca americana dimostrò la concentrazione di piombo nei denti dei bambini in età scolare, problemi comportamentali e riduzione del quoziente intellettivo. Da allora i governi iniziarono ad attuare politiche di riduzione e sostituzione del piombo. Così nacque la benzina senza piombo, la cosiddetta “benzina verde”, ritenuta erroneamente più pulita per via dell’assonanza del colore.

Negli anni ‘80, iniziò a diffondersi la benzina verde, sostituendo lentamente quella rossa. L’Europa ha risposto rapidamente al cambio di rotta; più lentamente hanno risposto le altre nazioni. Negli anni ’90 le case automobilistiche iniziarono a produrre veicoli che utilizzavano solo la verde. Dal 2002 la vendita è stata definitivamente sospesa in Europa.

La benzina in Italia

In Italia il processo di transizione è iniziato nel 1981, mentre il passaggio alla verde è iniziato nel 1992. Dal 1° ottobre 2001 è terminata la produzione, ora bisognava esaurire le scorte. Per un certo periodo le pompe delle stazioni di servizio hanno persino erogato verde contaminata dai residui della rossa presente ancora nelle cisterne. Ma anche la verde inquina. Nel corso degli anni è anche cambiata la composizione della benzina, ma senza marmitte catalitiche e catalizzatori, è più inquinante di quella con il piombo.

Non tutti sanno, però, che la benzina con piombo si produce ancora. È paradossale, ma viene prodotta solo per le automobili storiche e per gli aerei di aviazione generale da turismo.

La transizione ecologica

È ora in atto la transizione ecologica verso carburanti e motori totalmente green. La ricerca punta verso il motore elettrico, il motore a celle di combustione ad idrogeno e il motore a biometano. L’attuale motore diesel può funzionare già ora con carburante a biomasse. Ma un’economia mondiale basata su idrocarburi e carbon fossile e su scelte non sempre green frena lo sviluppo delle nuove tecnologie, rallentando il processo di transizione ecologica e aggravando gli effetti dell’inquinamento sul pianeta.

Fondamentale, quindi, la necessità di sviluppare subito sistemi di locomozione totalmente green e magari impianti per ripulire l’atmosfera e l’ambiente dalle sostanze nocive. In questo modo si potrebbe accelerare il processo di rigenerazione ambientale e ristabilire così in tempi brevi gli equilibri, evidentemente sconvolti, che stanno portando i cambiamenti climatici in atto.

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