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Acquedotto del Sinni, in Salento più acqua

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l’Acquedotto del Sinni collega la dorsale ionico-salentina dell’Acquedotto Pugliese allo storico sifone leccese che ha la sua ultima tappa nel Capo di Leuca

Dal 7 settembre, l’Acquedotto del Sinni collega la dorsale ionico-salentina dell’Acquedotto Pugliese allo storico sifone leccese che ha la sua ultima tappa nel Capo di Leuca. L’opera, destinata all’approvvigionamento idrico delle popolazioni nel sud della Puglia, è stata inaugurata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e dal Presidente dell’Acquedotto Pugliese, Nicola De Sanctis.
La condotta del Sinni, pianificata dalla Regione Puglia, per un costo complessivo di circa 40 milioni di Euro, rientra tra le opere di carattere strategico ammesse ai finanziamenti Cipe, finalizzate al potenziamento delle dotazioni idriche regionali. Consentirà di utilizzare in maniera sempre più interconnessa le varie fonti d’acqua in tutto il territorio servito.
Il nuovo acquedotto, con un diametro di 1.400 mm e una lunghezza di 37,5 km, dimensionato per una portata di punta che può raggiungere i 1.400 l/sec, è in acciaio spessorato, idoneo a resistere a pressioni elevate e collega il serbatoio di San Paolo (agro di Salice Salentino) al serbatoio di Seclì. È dotato di tutti gli organi di regolazione automatici di ultima generazione, con trasferimento di dati in remoto e telecontrollo diretto e a distanza.
Già a partire dal maggio 2015 era stato completato un primo stralcio funzionale dell’opera, che consentiva l’avvio all’esercizio di ben 12 km della condotta, potenziando l’alimentazione dei comuni di Veglie, Leverano, Copertino e delle marine di Nardò e Porto Cesareo. Nelle ultime settimane sono stati realizzati gli ulteriori 25 km di acquedotto, dal serbatoio di Zanzara al serbatoio di Seclì, attraversando i comuni di Leverano, Nardò e Galatone.
L’opera è stata completata con ulteriori parti funzionali: la camera di manovra di Zanzara, nuove opere di derivazione trasversali, il collegamento terminale, realizzato in corrispondenza del nodo interconnesso di Seclì, attraversamenti di strade comunali, provinciali e statali, anche grazie all’utilizzo di raffinate tecnologie a basso impatto ambientale quali il microtunneling, camere di manovra e regolazione (scarichi, sfiati ed ispezioni).
Una grande opera di ingegneria idraulica e, insieme, un esempio virtuoso di progettazione al servizio dell’ambiente e del paesaggio, come testimonia la salvaguardia di circa 2500 ulivi, lungo il tracciato dell’opera, e il loro riposizionamento, a lavori ultimati, dopo un periodo di “incubazione” in vivaio.
Nell’ambito dell’intervento è stato, inoltre, realizzato un basamento per una pista ciclabile larga 4m, per tutta la lunghezza del tracciato della condotta  e, nel contempo, è stato redatto apposito progetto di completamento della stessa, già sottoposto al vaglio della Regione, che consentirà di migliorare ulteriormente l’impatto dell’infrastruttura nello splendido scenario della penisola salentina. Altro elemento peculiare dell’acquedotto, infine, è costituito dall’installazione di una turbina per la trasformazione di energia idraulica in energia elettrica.
Per saperne di più clicca qui

 

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