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Acque sotterranee: tutelate dalla Regione Puglia?

La sede in via extramurale Capruzzi

 Pubblicata nel Bollettino ufficiale n. 201 del 30 dicembre 2011 la Legge Regionale 30 dicembre 2011, n. 38 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2012 e bilancio pluriennale 2012-2014 della Regione Puglia”. Tra le disposizioni di proroga, previste dall’art. 39, c’è l’ulteriore scadenza perentoria al 30 giugno 2012 dei termini per lo sfruttamento delle acque sotterranee prevista dagli articoli 28 e 30 della Legge Regionale 19/2011. Il termine “ulteriore” fa però comprendere che le proroghe alle scadenze partono da lontano e non sono state certo attente alla tutela della risorsa idrica sotterranea, ricchissima in una regione come la Puglia, priva di acque superficiali tanto da doversi approvvigionare dalle regioni limitrofe.

Una storia che parte da lontano – Sin dal 2000 la L.R. 8 non solo prorogò il termine della denuncia dei pozzi esistenti a tutto quell’anno ma consentì di farlo in autocertificazione senza verificare le procedure ed i contenuti degli studi a corredo delle istanze. Nel 2010 la Regione Puglia fissava anche specifiche norme transitorie di semplificazioni in materia di utilizzo di acque sotterranee per le piccole derivazioni di acqua pubblica; inoltre stabiliva le disposizioni per le concessioni in sanatoria. Tali scadenze già prorogate a tutto il 2011, ora vengono procrastinate fino a giugno 2012.

Piccole derivazioni? – Si potrebbe pensare che il termine “piccole derivazioni” si riferisca a portate limitate che non richiedono particolari studi o procedure, ma non è così. E per farsi un’idea basta leggere l’art. 6 del Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici (Regio Decreto 1775/1933), dove si definiscono come grandi derivazioni quelle che eccedono i seguenti limiti:

– per produzione di forza motrice, potenza nominale media annua kW 3.000;

– per acqua potabile: litri 100 al minuto secondo;

– per irrigazione: litri 1000 al minuto secondo od anche meno se si possa irrigare una superficie superiore ai 500 ettari;

– per bonificazione per colmata: litri 5000 al minuto secondo;

– per usi industriali, litri 100 al minuto secondo;

– per uso ittiogenico: litri 100 al minuto secondo;

– per costituzione di scorte idriche a fini di uso antincendio e sollevamento a scopo di riqualificazione di energia: litri 100 al minuto secondo.

L’Italia può contare su 2-5mila metri cubi di acqua per abitante

Dunque le “piccole derivazioni” sono quelle che non superano i predetti limiti e perciò hanno portate ben superiori a quelle dei pozzi per uso irriguo o domestico presenti in Puglia: così le proroghe previste dalla regione Puglia si applicano nei fatti indistintamente a tutti i pozzi. In generale sanatorie e condoni lasciano intendere che è impossibile premiare  il buon governo del territorio e delle risorse naturali e rendono irrilevanti gli studi tecnici propedeutici alla realizzazione delle opere a corredo delle richieste (tra questi la relazione idrogeologica). Le autorizzazioni prive degli studi propedeutici  non consentono di acquisire informazioni utili per meglio definire il quadro conoscitivo della complessa idrogeologia pugliese. Con una semplice sanzione amministrativa si consente l’utilizzo delle acque sotterranee in sfregio a ogni programmazione e pianificazione.

Una modesta proposta – Senza entrare in merito delle decisioni politiche, non sarebbe stato utile usare la sanatoria almeno per migliorare il quadro conoscitivo delle nostre falde idriche e della geologia del sottosuolo della Puglia? Perchè non si può pensare di coprire il quadro delle conoscenze attraverso il semplice controllo e monitoraggio delle acque sotterranee. Forse è arrivato il tempo di lavorare per conoscere realmente il sottosuolo e definire strategie migliori da adottare per l’utilizzo dell’unica vera risorsa idrica disponibile in Puglia.

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