Acque di vegetazione: rifiuto o risorsa?

Il corretto smaltimento delle acque di vegetazione e della sansa non è ancora regolamentato con chiarezza dalla normativa pugliese

Ripartita la stagione olearia, ritorna il problema del corretto smaltimento delle acque di vegetazione e della sansa. Le “acque di vegetazione”, nella definizione fornita dalla legge, sono le acque residuate dalla lavorazione meccanica delle olive che non hanno subito alcun trattamento né ricevuto alcun additivo ad eccezione delle acque per la diluizione delle paste ovvero per la lavatura degli impianti. Le “sanse umide”, invece, sono il residuo proveniente dalla lavorazione delle olive e costituite dalle acque e dalla parte fibrosa di frutto e dai frammenti di nocciolo.

Una sentenza come chiarimento – Recentemente sono state pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte Suprema di Cassazione (n. 40533 dell’1 ottobre 2014 – udienza del 17 giugno 2014), che respingeva il ricorso del Presidente di una cooperativa olearia, condannato nel dicembre del 2012 a una multa di 3mila euro dal Tribunale di Salerno per aver utilizzato uno scavo in fondo privato come deposito incontrollato di acque di vegetazione: la sentenza ha affermato con saggia fermezza il principio secondo il quale, se non sono rispettate le procedure tecniche, le acque di vegetazione e le sanse umide sono da considerare rifiuti.

La Puglia fornisce circa il 40% dell’intera produzione nazionale di olive

Nel caso specifico l’operatore condannato pur avendo regolarmente e preventivamente comunicato al Comune, come previsto dalla legge, la volontà di utilizzare agronomicamente le acque di vegetazione, non ha rispettato le disposizioni tecniche e procedurali versando i residui della lavorazione per la produzione di olio all’interno di uno scavo che non era neanche impermeabilizzato sul fondo, violando pertanto il divieto di cui all’art. 192, commi 1 e 2 del decreto legislativo n. 152 del 2006.
Puglia terra dell’olio – L’olio di oliva è un elemento di produzione caratteristico dei Paesi del bacino mediterraneo tra cui l’Italia; la Puglia detiene il primato nazionale per numero di alberi di ulivo (40 milioni di alberi censiti di cui 15 milioni classificati come ulivi secolari) e per la produzione di olio. L’olivicoltura in Puglia ha un ruolo strategico nel panorama economico e agricolo regionale: con più di 1200 frantoi (con un numero medio di 9 frantoi per comune, con punte di 40/50 impianti di molitura per alcuni comuni) e circa 53 varietà diverse di olive, rappresenta circa il 40% dell’intera produzione nazionale (Fonte: Deliberazione della Giunta regionale del 27 dicembre 2012, n. 2960).
L’importante produzione di olio di oliva e i conseguenti scarti di lavorazione e il loro corretto smaltimento o utilizzo in agricoltura hanno, quindi,  da sempre rappresentato per la Puglia un problema di carattere prevalentemente ambientale. Le acque di vegetazione si caratterizzano per un elevato carico inquinante dovuto principalmente alla presenza di composti fenolici – dalla limitata biodegradabilità – e alla presenza di un elevato carico organico. Se al potenziale carico inquinante si associa la notevole quantità di acque di vegetazione prodotta in pochi mesi, perlopiù nella stagione delle piogge, si comprende la necessità di regole certe cui tutti si devono attenere.

Le “sanse umide” sono il residuo proveniente dalla lavorazione delle olive e costituite dalle acque e dalla parte fibrosa di frutto e dai frammenti di nocciolo

In Puglia si attende da sette anni il “Piano di spandimento delle acque di vegetazione” previsto dal regolamento regionale del 7 dicembre 2007, n. 27 “Utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide dei frantoi oleari” . Il Regolamento Regionale in attuazione a delle norme nazionali e regionali tra le altre cose indica chiaramente dove non si possono versare le acque di vegetazione e chi deve effettuare il controllo in campo dell’attività di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide, controllo che spetta, almeno una volta l’anno, all’Arpa Puglia.

Un danno alle colture – Le acque di vegetazione se rilasciate nell’ambiente senza l’adozione di accorgimenti particolari o di un adeguato piano di smaltimento possono provocare effetti dannosi sia alle colture sia all’ecosistema superficiale e alle acque sotterranee. Per queste ragioni è necessario il “Piano di spandimento delle acque di vegetazione” di cui in Puglia è stata attivata solo la procedura di scoping per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS): un Piano che potrebbe aiutare tutti produttori, agricoltori e cittadini a sentirsi più garantiti nel rispetto delle norme. Quel rispetto delle norme che migliora la qualità dell’ambiente e tutela la salute dei cittadini, favorendo imprenditori corretti e agricoltori rispettosi dei loro fondi.

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