Acquario green a Taranto, tutto bene, anzi no

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Il Presidente del Consiglio Conte a Taranto Cerimonia di firma del Contratto Istituzionale di Sviluppo di Taranto ( Immagine messa a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT)

Non tutti condividono l’idea ufficializzata dal Presidente del Consiglio Conte, di realizzare a Taranto un acquario in grado di competere con quelli europei in grandezza e ricchezza di iniziative collegate, utilizzando 50 milioni di euro dal Recovery Fund

Taranto avrà il suo Acquario green. Lo ha annunciato ufficialmente ieri il presidente del consiglio Giuseppe Conte in visita alla città di due mari per inaugurare il Corso di laurea in Medicina nell’ex sede della Banca d’Italia, dare il via ufficiale al cantiere del nuovo Ospedale San Cataldo (che, promettono le imprese costruttrici verrà costruito in meno di 400 giorni)   e sottoscrivere in Prefettura l’accordo di allocazione, nell’ambito del CIS (Contratto istituzionale di sviluppo) di 90 milioni di euro di fondi pubblici per la riqualificazione del centro storico più altri 50 milioni per la realizzazione  di un Acquario, come indicato da mesi e confermato  nella riunione del Tavolo istituzionale permanente per Taranto tenutasi a Palazzo Chigi lo scorso 6 ottobre. Questi 50 milioni ritagliati dai 209 miliardi di euro del Recovery Fund, serviranno, più che per la realizzazione di infrastrutture in vista dei Giochi del Mediterraneo del 2026 che si svolgeranno a Taranto, proprio perla costruzione dell’Acquario, che viene definito green e che il Presidente Conte ha annunciato come «il più grande d’Europa, qualcosa di straordinario per l’intero bacino del Mediterraneo», tale da unire attrazione turistica e ricerca. Insomma un’occasione di sviluppo e da realizzare in tempi brevi, auspica l’inquilino di Palazzo Chigi. Ma forse non tutti la pensano come Conte.

L’Acquario a Taranto, un contenitore multifunzionale

Dell’Acquario a Taranto si parla da febbraio 2019, quando il consigliere regionale Gianni Liviano presento un’analoga iniziativa, da realizzare, però, in un luogo e con fondi diversi da quelli previsti per la struttura annunciata da Conte. Il nuovo Acquario – di cui non esiste ancora un progetto – sorgerà in corrispondenza della banchina ex Torpediniere, da 14 anni praticamente inutilizzata e passata ufficialmente proprio in occasione dalla visita di Conte dal Demanio Marittimo all’Autorità portuale di Taranto, che la utilizzerà a fini turistici.

L’acquario, la cui realizzazione verrà curata dal Ministero per i Beni Culturali, servirà a ridisegnare la fisionomia di parte della città, visto che dovrebbe collegare la banchina, Villa Peripato e i giardini dell’Ospedale Militare. Per rendere l’Acquario di Taranto in grado di competere con analoghe strutture si pensa a soluzioni in sintonia con quelle già sperimentate nei più importanti acquari del mondo, come il Dubai Mall Aquarium (dove addirittura ci si può immergere protetti da una gabbia per fare snorkeling), e d’Europa come l’Oceanografic di Valencia (il più grande d’Europa, ospita 500 specie marine per un totale di 45mila esemplari, è rinomato per il suo tunnel sottomarino lungo 70 metri con tanto di ristorante), il Turkuazoo di Istanbul, adagiato sul Bosforo e incuneato in un maestoso centro commerciale, e quello di Genova, nato nel 1992 in occasione di Giochi del Mediterraneo (ospita 400 specie marine e 15 mila esemplari).

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Nelle intenzioni del Mibact per bocca del sottosegretario Laura Orrico, l’opera non sarà una vetrina di animali ingabbiati da esporre ma una realtà museale attrezzata per curare gli animali, «un Museo del Mare, un grande laboratorio per la ricerca, per la tutela dell’ecosistema marino del mar Piccolo e che possa attrarre tanti studiosi e ricercatori e che soprattutto dovrà fare attività didattica verso le giovani generazioni»; idea ribadita dal presidente Conte nella sua visita a Taranto.

L‘Acquario che non piace a tutti

L’Acquario verrà realizzato a Taranto in occasione dei Giochi del Mediterrraneo del 2026 (foto Francesco Nigro da Pixabay)

Eppure malgrado il suo appeal turistico-ambientale sul futuro acquario tarantino da tempo si scaricano mal di pancia da più fronti. Sul Tempo  Filippo Caleri lo ha definito “il progetto più bizzarro” tra i 557 presentati dall’Italia e da finanziare con il Recovery Fund. Protestano le città, come Milano, rimaste fuori dalla probabile distribuzione di euro del Recovery Fund. Protestano le associazioni di protezione animali come l’OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali (“Gli acquari, come tutte le altre forme di “intrattenimento” che sfruttano animali, proprio perché si basano sulla sofferenza di altre creature viventi danno un messaggio diseducativo alle nuove generazioni: la città di Taranto dovrebbe puntare su una forma di turismo che rispetti e tuteli la natura e l’ambiente, non che la sfrutti”) e la Lav – Lega anti vivisezione, che considera l’opera “assurda e anacronistica” e parla di “solita logora soluzione jolly tirata fuori quando non si ha voglia di pensare a strategie di crescita economica che valorizzino i naturali e perciò stesso elitari ingredienti dei quali dispongono bellissime aree d’Italia come quella di Taranto nelle cui acque sono da poco tornati a nuotare liberi i delfini” tirando in ballo anche il Sindaco di Taranto Melucci che “ha più volte dichiarato che un acquario non rappresenta di certo una priorità per la città, invitando ad investire su altro, per un vero ed effettivo rilancio della città”. Sempre la Lav si appella proprio a Conte affinchè cancelli il progetto, destinando quei 50 milioni a soluzioni più rispettose della natura e degli animali, proponendo al posto dell’acquario forme di intrattenimento alternative. A Genova l’opera viene percepita come un pericolo per l’acquario della città, che non potrebbe reggere il passo – con i suoi quasi 30 anni di vita – con le modernissime soluzioni pensate per Taranto.

Come finirà?

Ora si tratta di vedere anzitutto il progetto, per capire come verranno ospitato gli animali; resta anche da capire come strutture come il CNR si interfacceranno con l’intero complesso. E resta da vedere come verranno utilizzati i promessi 50 milioni di Euro. Recovery Fund permettendo.

 

 

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