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Acqua potabile dall’aria. Lo studio del MIT

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Un team di ricercatori ha realizzato un dispositivo che recupera l’umidità trasformandola in acqua potabile

Se ne parla già da qualche anno, ma negli Stati Uniti d’America è stata messa a punto una tecnologia che permette di estrarre acqua potabile dall’aria.

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Omar Yaghi, professore di chimica dell’Università di Berkeley in California. Fonte: California University

A imboccare la giusta direzione è un team di ricercatori del MIT – Massachusetts Institute of Technology – e dell’Università della California a Berkeley, coordinati dal prof. Omar Yaghi, in grado di dare alla luce un dispositivo che converta l’aria in acqua dolce.

 

Sfruttare l’umidità. Sfruttare il sole.

Da anni la principale modalità di ricavo di acqua potabile deriva dalla scissione tra l’acqua marina e il sale; consapevoli che la materia prima in questione non è una fonte inesauribile, sebbene nel lungo tempo, diventa necessario battere strade alternative.

Non solo. I dati redatti periodicamente dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) continuano a premere sul fatto che l’acqua potabile è sempre più un bene elitario, che milioni di persone non ne hanno accesso, che in tante zone del mondo si muore ancora per questo. E anche l’acqua di rubinetto nei Paesi industrializzati non è garanzia assoluta di acqua “pulita”.

Ecco dunque che – per tornare al discorso dei ricercatori del MIT – l’idea di recuperare acqua dell’aria diventa una scelta intelligente e necessaria al tempo stesso. Si dice aria, si intende umidità. Anche nei territori dove il tasso di umidità non supera il 20%.

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La struttura del MOF: una serie di sostanze minerali intrappolano molecole d’acqua catturate dall’atmosfera. Fonte: MIT

Entrando nel dettaglio, si utilizza un particolare materiale conosciuto come MOF (metal-organic framework), un composto di zirconio e acido adipico unito a molecole organiche per “catturare” e conservare il vapore acqueo. A questo punto entra in gioco un altro elemento fondamentale, il sole, che in questo dispositivo – attualmente ancora in una fase beta – trasforma lo stato aeriforme in stato liquido, gocciolando in un canale e depositandosi.

In sintesi, il processo è parzialmente associabile a quello di un deumidificatore, basandosi però su energia pulita – il sole, appunto – senza emissioni di CO2.
Punto di debolezza, oltre al fatto di essere ancora in una fase di test, le tempistiche: nelle prove a bassa umidità, si è arrivato ad accumulare circa 3 litri di acqua potabile in mezza giornata. Oggettivamente, c’è da migliorare e migliorarsi.

Acqua potabile. L’altro e il futuro.

In questo scenario la riflessione più importante riguarda due aspetti egualmente pregnanti: la lungimiranza e l’attenzione all’altro.
Al mondo di oggi, al mondo occidentale, la produzione di acqua basta e avanza per il presente ed il futuro prossimo. L’impegno nel ricercare soluzioni ad ampio raggio, per i Paesi più arretrati e divorati dal processo di desertificazione, attiva un processo di attenzione e sinergia verso chi è “lontano”. Geograficamente, ma anche temporalmente.

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La noncuranza dell’ultimo secolo verso l’ambiente si sta riversando sul mondo di oggi ed in particolar modo su quello di domani. Il dovere di lasciare ai posteri una “casa” più bella di quella che si è trovata traccia il sentiero. Che passa anche per l’acqua potabile ricavata dall’aria.

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