Acqua potabile a rischio estinzione

Gli invasi superficiali e sotterranei non riescono a riempirsi con la stessa velocità della richiesta di acqua. Il rischio siccità è reale?

Ambient&Ambienti lo ha chiesto all’esperto, prof.ssa Fidelibus.

Il clima impazzito influisce sulle scorte di acqua potabile. I ricercatori stanno lavorando sul vari modelli per capire l’evoluzione dei mutamenti climatici e l’impatto che potranno avere sugli invasi acquiferi. Sull’argomento, abbiamo intervistato la professoressa Dolores Fidelibus, professore associato di Geologia Applicata Area Scienze della terra del Dicatech Politecnico di Bari.

Professoressa Fidelibus, come si calcola l’impatto climatico?

«La maggior parte delle informazioni sull’impatto climatico sulle risorse di acqua dolce è su piccola scala. A scala media (nazionale) o grande (regionale), i modelli climatici non sono totalmente affidabili e di conseguenza diventa più alta l’incertezza sulle previsioni. Le proiezioni ISPRA a scala nazionale per il prossimo secolo indicano aumenti significativi della temperatura media. I lunghi periodi di siccità previsti potranno influenzare significativamente le risorse di acqua dolce immagazzinate in fiumi, laghi e acquiferi».

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Cos’è la “memoria idrica”? Può salvare il futuro dell’acqua potabile?

acqua potabile siccità«Questo termine è collegato sia alla permeabilità sia alle dimensioni degli acquiferi in maniera complessa e si riferisce al fatto che la risposta degli acquiferi al cambio climatico varia ampiamente sulla scala temporale. Questo comportamento è definito “hydraulic memory” e ha risvolti sia positivi sia negativi. Semplificando, gli acquiferi di modesta estensione sono in generale “reattivi”, nel senso che sono immediatamente sensibili allo sfruttamento, ma con altrettanta facilità possono ripristinare un buono stato di salute. Gli acquiferi di dimensione regionale  sembrano non soffrire per lungo tempo degli eventi negativi di superficie, continuando a fornire acqua con costanza, con un comportamento apparentemente resiliente. Gli effetti negativi della scarsa ricarica, dei prelievi eccessivi e/o dell’inquinamento in questi acquiferi appariranno con grande ritardo rispetto allo shift climatico corrente e alla gestione imprevidente e/o inconsapevole. A quel punto sarà difficile ripristinare le condizioni originali perché così come ci saranno voluti decenni e decenni per l’esaurimento della risorsa, saranno necessari numerosi decenni o secoli per il suo ripristino.

Gli acquiferi pugliesi sono di una dimensione importante e la loro gestione dovrebbe tener conto di questa “memoria idraulica”. Secondo i dati disponibili, essi rispondono in modo ritardato agli stress, spostando in avanti gli effetti negativi delle azioni passate e presenti».

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Il ciclo dell’acqua è fondamentale per la vita sulla Terra. L’inquinamento e l’aumento della temperatura media terrestre come possono modificare irrimediabilmente questo ciclo? A quale prezzo?

«Le risorse idriche sono diversamente vulnerabili da luogo a luogo, ma quel che più conta nella determinazione del rischio sono gli impatti che possono derivare dal loro deterioramento/mancanza. Gli impatti della carenza d’acqua sono altissimi nelle zone ad alta crescita demografica dell’Africa, laddove si parla di profughi ambientali a migrazione forzata. È anche innegabile che oggi molti conflitti siano motivati dalla carenza d’acqua, a sua volta innescata o peggiorata dal cambio climatico.

Negli ultimi 60 anni vi è stata crescita generalizzata di tutte le attività idroesigenti, tra cui l’agricoltura e il turismo. I problemi ambientali crescono esponenzialmente a fronte di una capacità di gestione che è crescente, ma linearmente. Un giorno o l’altro si porrà un problema in emergenza e molte delle attività oggi altamente sponsorizzate potrebbero crollare per mancanza di risorse idriche».

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Come si possono salvaguardare le risorse idriche sotterranee? Quali strategie applicare per “salvare” l’acqua?

«Lei mi chiede se vi è un Piano B. Per salvare le nostre risorse dovremmo guardare più realisticamente a quello che l’insieme dei fattori umani sta producendo e mettere in priorità azioni che mirino a limitare il rischio a lungo termine, consapevoli che dobbiamo considerare la complessità dei sistemi socio-ambientali. Quel che si fa va bene: riciclo, riuso, depurazione, ottimizzazione delle risorse, ma forse non basterà. Una via di mediazione tra l’ottimismo politico-amministrativo-tecnologico e il motivato pessimismo scientifico sarebbe la costruzione di una “gestione adattativa” luogo per luogo, guardando alla gestione come esperimento, laddove ogni passo successivo viene pianificato sulla base di quanto imparato nel passo precedente. La difficoltà è il pensiero lineare dei governi e dei decisori che non prendono decisioni se non sulla base di risultati linearmente definiti o delle emergenze; e certamente hanno difficoltà a concordare obiettivi di lungo termine per i quali non vi sia una strada già definita».

(2 – fine . Leggi la prima parte dell’intervista Acqua potabile in esaurimento: serve gestione più oculata. Parla la prof.ssa Fidelibus del Politecnico di Bari.)

 

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