Acidi corrosivi e liquami pericoli sversati in terreni protetti, 7 arresti

Inquinamento ambientale e traffico di rifiuti. L’operazione “Shamar” rientra nell’operazione “Febbre dell’oro nero” in corso da questa mattina tra Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Coinvolto il “Re Mida dei rifiuti” tra il 1990 e 2000

Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. Con queste accuse sono state arrestate 7 persone (una in carcere, cinque agli arresti domiciliari e una sottoposta all’obbligo di dimora) dai Carabinieri di Salerno, su richiesta della DDA di Potenza. In carcere Luigi Cardiello, soprannominato “Re Mida” dei rifiuti, nome noto alle Procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere perché tra gli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 è stato coinvolto in numerose indagini in materia ambientale (le operazioni Re Mida e Cassiopea).

Seguendo un percorso autonomo rispetto all’inchiesta principale denominata “febbre dell’oro nero”, che vede da questa mattina 410 militari dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, tra Salerno, Napoli, Avellino, Caserta, Cosenza e Taranto, eseguire misure di custodia cautelari nei confronti di 45 persone a fronte di oltre 100 indagati per associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi in materia di accise e IVA sugli olii minerali, intestazione fittizia di beni e società, riciclaggio, autoriciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita, gli inquirenti hanno scoperto che l’ex socio di Cardiello, Raffaele Diana, coinvolto anch’egli nelle operazioni Re Mida e Cassiopea, si era impegnato, solo nella fase iniziale per poi “mettere la testa a posto”, alla ricerca di nuovi siti di illecito stoccaggio e sversamento per rifiuti pericolosi, frutto di lavorazione industriale per conto sempre di Cardiello. L’area individuata era nel Vallo di Diano e nelle zone limitrofe della Basilicata insospettabili e ben collegate alle strade principali.

Le indagini hanno così circoscritto i comportamenti illeciti, riconducendoli alle lavorazioni della società “PRA. CAL” di Polla (SA), operante nel settore del ferro e dell’alluminio, e della società “BETONVAL” di Sant’Arsenio (SA), operante nel settore del cemento, che hanno richiesto l’intervento dell’organizzazione di Cardiello per risparmiare sui costi dello smaltimento dei rifiuti prodotti. Ora le due società sono state sequestrate preventivamente.

I terreni, di proprietà degli indagati, venivano utilizzati per lo smaltimento di liquami e acidi recando danni incalcolabili e irreparabili all’ambiente e all’ecosistema.

Già nell’ottobre 2019, furono intercettati e sequestrati 18mila litri di solventi chimici pronti allo sversamento nel Comune di Atena Lucana (SA). Gli indagati sapevano che si trattava di merce pericolosissima, perché uno di loro si lamentava al telefono con i complici che il liquido trasportato aveva corroso la vernice del proprio veicolo.

I rilievi dell’ARPAC e le fotografie aree hanno accertato che nei terreni erano stati sversati più volte rifiuti speciali pericolosi rientranti nella categoria “HP 14 Ecotossico”. Questi terreni, poi, rientrano nell’area naturale protetta della Riserva Naturale Foce Sele – Tanagro.

Erano stati anche individuati altri siti, nel Comune di Tursi (MT) e nella provincia di Foggia, ma l’operazione Shamar, parola ebraica tradotta come custodire gelosamente, tenere caro, ritenere prezioso, ha fortunatamente bloccato tutto.

Articoli correlati