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Abbigliamento: sì all’origine animale in etichetta

Arriva dall’Unione Europea l’obbligo di denunciare la presenza di parti animali nei capi di abbigliamento. A stabilirlo è il Regolamento Ue 1007/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. In particolare l’articolo 12 dispone che compaia la dicitura «Contiene parti non tessili di origine animale» sull’etichetta o sul contrassegno di tali prodotti al momento «della loro messa a disposizione sul mercato». Nel testo viene inoltre chiarito che «L’etichettatura o il contrassegno non sono fuorvianti e sono presentati in modo che il consumatore possa facilmente comprenderli». Tale dicitura si applica ai prodotti tessili (ovvero qualsiasi tipo di prodotto composto da almeno l’80% in peso di fibre tessili), a prescindere dal quantitativo di pelliccia, pelle o piume contenute negli stessi. L’etichettatura obbligatoria si applicherà ai nuovi prodotti immessi sul mercato a partire dall’8 maggio 2012. «L’etichettatura obbligatoria delle pellicce è uno strumento importante per assicurare la trasparenza nel mercato e per non ingannare i consumatori – commenta Simone Pavesi, responsabile Lav della campagne antipellicce poi Pavesi – É un traguardo cui ha contribuito la Lav, con le altre associazioni animaliste della coalizione internazionale Fur Free Alliance, proponendo specifici emendamenti mentre il nuovo Regolamento era in discussione presso la Commissione Ue per il Mercato Interno e la Tutela del Consumatore».

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