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A Vancouver la medaglia è verde

Sul suggestivo paesaggio montano di Vancouver le nevi si colorano di verde.
Niente vernice, niente bombolette: è il “verde” del riciclaggio, è il “verde” delle fonti rinnovabili, è il “verde” del rispetto ambientale.
La XXI rassegna dei Giochi Olimpici Invernali, in corso di svolgimento nella città canadese (già eletta dall’Economist Intelligence Unit come metropoli più vivibile al mondo), sarà ricordata anche e soprattutto per il suo sguardo oculato all’ottimizzazione delle risorse e all’eco-compatibilità, in netto contrasto con l’organizzazione dispendiosa e fortemente inquinante delle Olimpiadi di Pechino del 2008.

<p> Il Richmond Olympic Oval </p>

Il Richmond Olympic Oval

Da questo punto di vista, infatti, l’organizzazione canadese si è mostrata assai attenta, fin nei minimi particolari:il legno utilizzato per alcune costruzioni sarebbe andato bruciato poiché contenente dei pericolosi parassiti, e invece sarà disinfestato così da salvare ben due ettari di bosco di conifere; il nuovo tracciato dello sci alpino è stato realizzato nel luogo dove viveva una comunità di rane, comunità che è stata poi “traslocata” in un ambiente altrettanto idoneo alla loro sopravvivenza; il calore prodotto dagli impianti di refrigerazione per la produzione del ghiaccio viene riutilizzato per riscaldare gli altri ambienti della struttura e il centro acquatico adiacente; e poi mezzi di trasporto ibridi a idrogeno, tetti fotovoltaici, impianti di recupero dell’acqua piovana e tessuti per le divise dei volontari fatti con materiali di riciclo.

<p>Le medaglie olimpiche di Vancouver 2010</p>

Le medaglie olimpiche di Vancouver 2010

<p>Vancouver 2010  - logo</p>

Vancouver 2010 - logo

Ma l’assoluta novità dei Giochi e degli organizzatori si nasconde nell’oggetto più importante della manifestazione, cui tutti gli atleti mirano: le medaglie. Per merito dell’azienda Teck Resources, le oltre mille medaglie d’oro, argento e bronzo che saranno appese al collo degli atleti avranno la curiosa caratteristica comune di avere una piccola parte del loro materiale, circa l’1%, ricavato da…spazzatura elettronica: piccoli quantitativi di schede madri di computer in disuso, tubi catodici e altri pezzi di scarto di televisori e apparecchiature elettroniche.
Il connubio sport/responsabilità ambientale negli ultimi periodi sta aumentando i decibel della sua eco, segno di una rinnovata presa di coscienza da parte degli addetti ai lavori ai problemi di carattere ambientale e il conseguente obiettivo di ridurre al minimo l’impatto antropologico.
L’iniziativa è lodevole, di forte impatto comunicativo per tutti gli appassionati sportivi, e forse anche per gli stessi atleti in gara: un messaggio nuovo, diverso, anche etico, seppur calato nello spirito competitivo della manifestazione; due termini che nel mondo roboante del business che gira attorno ai successi sportivi fanno molta fatica a coesistere, e chissà che questo possa essere il punto di partenza per mettere in scena una nuova immagine dello sport tutto.

 

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