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A tutto GAS

La guida è una di quelle in formato pocket della Terre di mezzo Editore (consigliatissimo per altro l’omonimo street magazine) e l’incipit è di per sé chiaro. “Niente Pregiudizi. Gas è l’acronimo di Gruppo di acquisto solidale: un certo numero di persone che si mettono insieme per fare la spesa. Non si tratta di una spesa qualunque però, e la differenza sta in quell’aggettivo: solidale”. Da qui il testo, svolto dall’editor e curatrice della collana “Sapori”, si dipana per brevi capitoletti molto agevoli nella lettura e pratici nel loro risvolto. Compresi utili link e alcune indicazioni per fiere del consumo critico cui prender parte. Il motto ben chiaro è: “il Gas non è un format cui aderire, ma un’idea da cui farsi contagiare”. Questo è il motivo per cui Sara Ragusa prova, e riesce, a spiegare come aprire un Gas.

Le spinte per cui avvicinarsi a un Gas possono essere più di un tipo: comprare cibo di elevata qualità ad un prezzo ragionevole; conoscere altri gasisti e direttamente i produttori; esser sicuri della provenienza dei cibi (spesso con visite dirette agli allevatori ad esempio); aiutare i piccoli produttori a trovare un sbocco sul mercato; ridurre l’impatto ambientale favorendo la filiera corta dei prodotti e abbattendo i trasporti.

I Gas sono nati nel 1994 a Fidenza e nel 1999 si sono dati un Documento Base. L’idea è quella di un movimento dal basso che agisca sulla spesa come strumento politico. Si vuole così tornare ad un’economia di relazioni che intervenga sui cicli produttivi che strozzano lavoratori, salute e risorse ambientali insieme. Nel 2008 la Finanziaria ha riconosciuto questa esperienza associativa senza fini di lucro e, alla Retegas nazionale, dai 15 gruppi iscritti del 1997 si è passati a più di 500 nel 2009.

Importante è la vicinanza geografica tra membri, per partecipare agli incontri e ritirare la spesa. Non è necessario dar forma giuridica al gruppo, ma a volte può esser consigliato un conto corrente e quindi può esser meglio diventare associazione con atto costitutivo e statuto. Il numero medio di coloro che aderiscono dovrebbe all’incirca mantenersi tra le 10 (per ridurre i costi di spedizione del non fresco) e le 25 famiglie (per non divenire ingestibile), poi si possono “gemmare” altri gruppi. Mentre nascono esperienze simili per energia e telefonia.

La scelta dei prodotti da acquistare in modo collettivo spinge infine a criteri di genuinità e biodiversità: prodotti biologici e biodinamici, di stagione, a km zero, del commercio equo, senza packaging o con imballaggi ridotti. Per ogni prodotto è consigliato un referente che si occupi di tenere i contati col produttore, raccogliere gli ordini (spesso per mail) e dividere la merce per il ritiro (con una maggior fretta se si parla di fresco e tagli misti per la carne; con uno stoccaggio a magazzino se si tratta di non deperibile, compreso del tessile). Esiste anche un apposito sofwtare libero per questo (www.progettoe3g.org). Insomma, chi comperava in un hard discount non ci risparmierà in termini di denaro, ma sarà certo sicuro di ciò mette a tavola e dell’ambiente che favorisce.

Sara Ragusa, A tutto Gas, Terre di mezzo Editore, pp. 31, euro 3.

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