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A scuola di paesaggio

Esempi di paesaggio agrario: l'impianto idrovoro di Mondine (Mantova)

«Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre» (Marguerite Yourcenar).
É questa l’idea-guida che ha accompagnato i lavori della IV Edizione della Summer School Emilio Sereni organizzata a Gattatico (RE) dall’Istituto Alcide Cervi, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Un fitto programma di relazioni, seminari, laboratori e uscite sul territorio, per riflettere sul complesso rapporto tra uomo e ambiente e ricostruire i processi storici che hanno portato alla costruzione del paesaggio agrario, o meglio dei tanti paesaggi agrari (dalla “piantata padana” al “giardino mediterraneo”, dal paesaggio della mezzadria a quelli della riforma agraria e della bonifica, dal paesaggio della transumanza e quelli odierni “dell’abbandono”), che caratterizzano con la loro varietà colturale, sociale e, non di rado, anche politica lo spazio rurale del nostro Paese.
Filo conduttore dell’edizione di quest’anno l’analisi delle profonde trasformazione che hanno interessato il paesaggio agrario italiano nel corso del XX secolo, nel passaggio tra un Novecento arcaico, erede della tradizione ottocentesca e dei retaggi di una civiltà contadina secolare, e un Novecento moderno, segnato dalle grandi bonifiche e dalla crescente meccanizzazione del secondo dopoguerra, fino all’esodo massiccio delle popolazioni rurali verso i centri urbani e il progressivo abbandono delle campagne e della cultura della terra.

Tra storia e paesaggio: un excursus tra le tante «Italie agriole» del Novecento – Ad inaugurare i lavori della scuola, la lectio magistralis del prof. Alberto De Bernardi dell’Università di Bologna, che ha inquadrato storicamente nei suoi snodi cruciali la «parabola del Novecento», cui ha fatto eco l’appassionato e coinvolgente intervento di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, che ha parlato di «filiera corta», di «farmer market» e di «orti didattici» e ha lanciato l’idea di dar vita a dei «granai della memoria» che, attraverso il recupero e la valorizzazione delle fonti orali, rappresentino una testimonianza viva del mondo contadino e della società rurale, essendo di valido ausilio alla ricostruzione storica. Nelle giornate seguenti, i relatori invitati a intervenire alle varie sessioni del convegno hanno passato in rassegna i diversi paesaggi agrari della penisola, soffermandosi a riflettere sulle “percezioni” e gli “iconemi” da essi generati nell’immaginario collettivo, ma anche sui rapidi cambiamenti che, soprattutto a partire dagli anni ’50 – ’60 del Novecento, sono intervenuti a sconvolgere in profondità il volto della società rurale. Oltre che di paesaggio agrario si è, inoltre, parlato di ambiente ed energia (con il prof. Paolo Malanima), di paesaggi urbani (con il prof. Salvatore Adorno), di territorializzazione della memoria (con il prof. Charles Heimberg) e di lotte agrarie (con Giovanni Contini), mentre i partecipanti alla scuola sono stati chiamati a dare il proprio contributo alla riflessione nei seminari di approfondimento e nei laboratori, organizzati attorno a nuclei tematici e metodologici che spaziano dalla cartografia storica alle fonti pittoriche e iconografiche, dal rapporto tra cibo e paesaggio alla rappresentazione filmica del mondo contadino. L’ultima sessione della scuola è stata, invece, dedicata all’“Uso sociale delle conoscenze”, con moduli di storia, di didattica e di cittadinanza attiva: dalla riflessione sul paesaggio come «patrimonio», come «strumento educativo» e come «palinsesto» si è, così, passati all’analisi di esempi concreti e di buone pratiche di pianificazione territoriale e di musealizzazione del paesaggio agrario, con un workshopconclusivo di “educazione al paesaggio”, in cui sono state presentati percorsi didattici e divulgativi realizzati nelle scuole di ogni ordine e grado e nella società civile.

Esempio di paesaggio agrario: una risaia (Carpi - Modena)

E non sono mancate, nel corso della settimana, uscite sul territorio, per toccare con mano le secolari trasformazioni del paesaggio agrario padano, e una visita guidata alla cascina e al podere del Museo Cervi che, in questa IV Eduzione dedicata al Novecento, ha assunto un ruolo centrale come crocevia di tutte le tematiche trattate nella scuola: dalla cultura materiale del mondo contadino alle lotte agrarie, dall’importanza delle fonti orali nella conservazione della memoria al tema sempre vivo della “qualità della democrazia”.

È anche attraverso questi strumenti che la Summer School Emilio Sereni continua a proporsi sempre più concretamente come snodo fra ricerca, scuola, cittadinanza attiva e governo del territorio; un luogo dove studiosi e operatori del settore possono incontrarsi in un clima informale e di dialogo amichevole e interrogarsi sull’efficacia sociale dell’indagine storica sul paesaggio, sui modi della sua valorizzazione, sulle tecniche e le strategie per il suo insegnamento, sul rapporto che occorre promuovere fra cittadinanza e patrimonio.

 

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