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A Roma presentate le bellezze d’Italia

Nei parchi, dove la natura è protetta e valorizzata, ci sono più giovani che lavorano, più imprese, più turisti. La biodiversità vale, solo negli ecosistemi marini italiani, 9miliardi di euro l’anno. E le aree verdi producono aria e acqua pulite, difesa dal dissesto idrogeologico, protezione contro il cambiamento climatico e i suoi effetti. La natura italiana è un asset per lo sviluppo del Paese.

È l’inizio di un percorso verso un green new deal che parte dalle risorse naturali quello organizzato dal ministero dell’Ambiente con la Conferenza nazionale “La Natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette: la Green economy per il rilancio del Paese” che si tiene l’11 e il 12 dicembre all’Università Sapienza di Roma.

L’economia del secolo scorso ha lasciato eredità pesanti al nostro Paese in termini di perdita della salute, dissesto idrogeologico, inquinamento  dell’aria e dell’acqua, scomparsa di una parte del paesaggio che tutto il mondo ci invidia. Allo stesso tempo le produzioni ad alto impatto ambientale e alto spreco di risorse non hanno assicurato un benessere di lunga durata: i settori in cui anche oggi, nel mezzo della peggiore crisi del secolo, siamo competitivi a livello internazionale non sono quelli che hanno puntato al basso costo del lavoro e alla bassa qualità delle nostre produzioni, industriali e non.

Il nostro Paese – dicono i dati economici – vince la sfida sempre più aspra della competizione mondiale se punta sulla qualità, sull’innovazione, sulla ricerca, sul territorio.
 Green economy, quindi, ma all’italiana, che coniuga biodiversità a paesaggio, arte a produzioni tipiche, innovazione e ricerca scientifica alle attività economiche tradizionali. I numeri, per giocare anche a livello europeo un ruolo di traino, non mancano.

Siamo la nazione europea con la maggiore ricchezza di specie naturali: un terzo degli animali del continente vive nella Penisola, anche se l’Italia ha meno di un quindicesimo della superficie europea (UE27). La percentuale di boschi è cresciuta di quasi il 2 per cento negli ultimi 20 anni (un dato in controtendenza rispetto al crescente consumo di suolo cementificato), fornendo in linea di massima una migliore protezione da frane e alluvioni. Così come una maggiore ricchezza di risorse naturali indispensabili alla vita: aria e acqua pulite, difesa dal clima che cambia. E la natura e i servizi indispensabili alla vita che ci fornisce, normalmente non computati dai tradizionali strumenti di indirizzo macroeconomico, sono spesso appena fuori dalle porte delle nostre case.

A costituire il fondamento del green new deal sono infatti anche le cosiddette infrastrutture verdi: la lunga linea di aree naturali, zone umide, rive di fiumi, campi coltivati in maniera tradizionale che traversa la Penisola e di fatto serve da vera e propria autostrada per la conservazione delle specie animali, vegetali, degli insetti impollinatori, funziona come cassa di esondazione per i fiumi contro le alluvioni, fornisce regolazione climatica contro gli eccessi del caldo. L’agricoltura biologica, il turismo verde, i prodotti tipici, il “made nella Natura dell’Italia”, l’innovazione dei prodotti e dei sistemi di produzione, le eccellenze legate anche storicamente e socialmente ai territori costituiscono un patrimonio di risorse non ancora veramente esplorato, che può fornire al Paese una via di uscita dalla crisi dell’economia e dell’occupazione.

All’appuntamento odierno sarà presente quasi al completo il governo, a partire dal presidente del Consiglio Enrico Letta, assieme alle massime cariche dello Stato. E saranno ben otto i ministri che si confronteranno sulle possibilità di uscire dalla crisi utilizzando le potenzialità del nostro capitale naturale.

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