
Sono i processi antropici, e non solo quelli naturali, a modificare la distribuzione e l’accesso all’acqua. Sono necessarie riforme delle politiche globali e la collaborazione tra governi, settore privato e consumatori: questo il senso del libro che Jan Olof Lundqvist ha presentato all’ultima edizione di Lectorinfabula, dedicata al nostro rapporto col futuro
«Abitanti di un’isola senza confini o frontiere», questi siamo se visti da una navicella spaziale: un’isola immersa in un pianeta d’acqua. È l’idea immediata che dà la foto The Blue Marble (La Biglia Blu) scattata dall’Apollo 17 durante una missione aerospaziale nel 1972.
Ed è proprio con questa foto e con questa impressione – e anche con questo vago senso di straniamento che il vedersi dallo spazio convoglia – che Jan Olof Lundqvist apre il suo libro . Acqua, cibo e 8 miliardi di consumatori, che l’autore ha presentato durante la tavola rotonda dedicata al futuro sostenibile a Lectorinfabula 2024.
Visualizzare la Terra come piccola biglia blu funziona da promemoria per ricordare quanto l’acqua non solo è essenziale, ma è anche un bene collettivo che trascende i confini nazionali.
È una premessa da tenere a mente dal momento che il tema centrale del libro è proprio l’acqua come bene collettivo, nelle sue tante sfumature e implicazioni. Una lente speciale poi inquadra l’interdipendenza tra acqua sicurezza alimentare, comportamento umano e politica, che è l’ambito di competenza di Lundqvist: l’autore fa parte del SIWI (Stockholm International Water Institute – ente internazionale che si occupa di gestione dell’acqua, di diplomazia e cooperazione sulle le risorse idriche condivise) e ha recentemente collaborato con la campagna FAO “Produttività nutrizionale dell’acqua”.
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Acqua, «flusso sanguigno» del mondo
Nell’equazione della vita del genere umano l’acqua è la variabile indipendente, quella che determina tutte le altre: non a caso la culla della civiltà è la Mesopotamia, la terra tra due fiumi. Il «flusso sanguigno» del mondo, lo chiama l’autore, che rende possibile la vita, dà sostanza a mitologie e alimenta religiosità. Dalla processione di barche all’alba per San Nicola a Bari, allo Zoroastrismo che ha nell’acqua un elemento essenziale: sono molte le culture in cui l’acqua è parte integrante della religiosità.
Accesso all’acqua, strumento di diseguaglianze
L’acqua è imprescindibile quindi, qualitativamente e quantitativamente. Ma è anche risorsa critica e limitata. Se infatti mari, oceani, laghi, fiumi ricoprono in totale il 70% della superficie terrestre, la quota effettiva di acqua dolce è scarsa: solo l’1% di tutta l’acqua presente sulla terra è di facile accesso per soddisfare il fabbisogno della società. La sua disponibilità dipende non solo da fattori geografici, ma anche politici ed economici. Il libro evidenzia come siano i processi antropici, e non solo quelli naturali, a modificare la distribuzione e l’accesso all’acqua, «portando miglioramenti per alcuni e svantaggi per altri»: succede per gli Stati Uniti occidentali, succede per la Spagna meridionale, succede in India. D’altronde l’accesso all’acqua è un altro strumento di diseguaglianza. Israele, per esempio, ben prima del 7 ottobre sfruttava una quota di acque palestinesi superiore a quella a cui avevano accesso i Palestinesi stessi.
Il riscaldamento globale

Negli ultimi anni, poi, c’è un altro fattore che rende critico l’approvvigionamento di acqua: il riscaldamento globale. Gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti: siccità e acquazzoni si susseguono sempre più ravvicinati, diminuendo la resilienza del suolo. L’abbiamo visto quest’estate, con un’Italia spaccata in due: il Sud prosciugato, il Nord subacqueo. Lo vediamo nelle alluvioni annuali.
«Siamo a un bivio» dice quindi Lundqvist. Sono necessarie riforme delle politiche globali e la collaborazione tra governi, settore privato e consumatori. Siamo davanti a sfide che richiedono di essere affrontate con nuovi approcci, o con vecchi metodi, quelli che vengono dal sapere tradizionale.


