A due ruote per ripartire: mobilità sostenibile post-Covid, prima la bici…

Se il decreto del governo serve a “Rilanciare l’Italia”, una spinta alla ripresa post COVID-19 può darla senz’altro la mobilità sostenibile. Con gli incentivi.

E gli incentivi previsti sull’acquisto di biciclette, e-bike e monopattini elettrici proseguono proprio su questa strada. Ma oltre all’aspetto economico, serve un diverso approccio alle due ruote e alla mobilità. Ecco pertanto che, nell’ambito della campagna #PRIMALABICI lanciata da FIAB nei giorni scorsi per promuovere l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani come mezzo sicuro e sostenibile per sé stessi e gli altri, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta mette a disposizione delle aziende un decalogo con utili indicazioni per rendere i luoghi di lavoro bike-friendly così da incentivare il bike-to-work tra i lavoratori.

Il Decalogo della FIAB

Il vademecum (Leggi qui il Decalogo) tratta ciascun aspetto con soluzioni a livello minimo, a quello buono e ottimo, dagli interventi basilari fino a iniziative più strutturate. Un esempio? All’esigenza di parcheggiare la bici, l’azienda può rispondere con l’installazione di rastrelliere adeguate (intervento minimo), fornire una tettoia protettiva (intervento buono), oppure predisporre un locale chiuso dove riporre le biciclette, attrezzato per piccole riparazioni (intervento ottimo).
Il tema della sicurezza è fondamentale anche nel bike-to-work e l’impegno di FIAB negli anni ha portato ad esempio, nel 2016, al riconoscimento INAIL dell’ “infortunio in itinere” per chi sceglie di andare al lavoro in bicicletta. Le aziende, inoltre, possono offrire ai dipendenti, come incentivo, la polizza RC per spostamenti in bici.

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Ripartiamo dal nostro Futuro

La Rete della conoscenza ha fatto delle proposte al Sindaco di bari Decaro per agevolare gli spostamenti degli studenti

Trasporti che coinvolgono soprattutto i pendolari. Ma in tanti, ora, sono costretti a non muoversi. Per questo studenti e studentesse di Rete della Conoscenza Bari (Zona Franka, Link Bari, Unione degli Studenti Bari) hanno chiesto un rimborso o un prolungamento degli abbonamenti ferroviari regionali e del trasporto pubblico locale (AMTAB) per tutti gli studenti – delle superiori e universitari, nonché l’istituzione di un fondo comunale e regionale per andare incontro alla problematica degli affitti per gli studenti fuorisede.

Rete ciclabile d’emergenza a Genova

In questi giorni si è parlato molto di utilizzo della mobilità dolce per risolvere i problemi che si creeranno con il necessario distanziamento sociale sui mezzi pubblici. Una “soluzione ” arriva da Genova. Infatti se con la ripresa delle attività lavorative anche solo il 10% dei 369.000 utenti che ogni giorno usano i mezzi AMT a Genova dovessero decidere di non tornare all’utilizzo dei mezzi pubblici, ci troveremmo improvvisamente per strada 37mila auto o moto in più oltre a quelle che già “normalmente” affollavano le strade.

Confprofessioni Liguria e FIAB Genova hanno quindi presentato una proposta articolata per la realizzazione, in tempi brevi e con impiego di risorse limitate, di una rete ciclabile di emergenza in tutti i Municipi cittadini. Si tratta complessivamente di 130 km di percorrenza lungo la costa e lungo le due valli principali con collegamenti con il centro città. La rete è continua e consente alle persone che vogliono o devono usare la bicicletta (o il monopattino) di spostarsi agevolmente nella maggior parte dei quartieri e sicuramente nella parte bassa e di media collina di tutta l’area urbana.

pista ciclabile
Una proposta sulla mobilità dolce arriva da FIAB Genova

Ma in cosa consiste una rete ciclabile d’emergenza? «Si tratta – spiega Romolo Solari, presidente Fiab Genova – di una percorrenza ciclabile realizzata a seguito di interventi ‘leggeri’ sulle strade quali corsie ciclabili disegnate a lato della carreggiata, creazione di zone a 30 km/h, installazione di lanterne semaforiche per biciclette, creazione di attraversamenti ciclabili, case avanzate per bici ai semafori, utilizzo di alcune corsie bus, doppio senso ciclabile in alcuni sensi unici per auto. I principi base, non derogabili, dello studio sono: lo spazio per la mobilità dolce deve essere creato senza ridurre quello già dedicato ai pedoni e ai mezzi pubblici; la condivisione degli spazi per la mobilità dolce può essere solo tra mezzi omologhi, quindi biciclette muscolari, biciclette elettriche e monopattini. in moltissimi casi gli interventi sono possibili semplicemente applicando le norme tecniche del codice della strada, in alcuni casi sarà opportuno introdurre i cambiamenti normativi richiesti da ANCI purché garantiscano l’inviolabilità degli spazi da parte dei mezzi motorizzati e la sicurezza di chi usa questi spazi».

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