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A che serve un giardino?

a che servejpgC’è qualcosa di incredibilmente filosofico, se non addirittura di mistico, nel dar vita e coltivare un giardino; parliamo però non della filosofia contemporanea, ma della filosofia antica intesa – secondo la celebre definizione di Pierre Hadot – come esercizio spirituale e pratica di vita. Prendersi cura di un giardino risveglia i sensi intorpiditi dalla vita cittadina, e in un certo senso descrive, nella parabola della sua vita e di quella di chi lo “vive”, un passaggio dall’infanzia all’età adulta, come accade in due grandi classici quali Il giardino segreto e Il giardino dei Finzi Contini. Essi sono luogo di evasione, angolo incontaminato di paradiso dove risvegliare ricordi di un uomo ideale, dove poter ammirare i colori e la bellezza di fiori e frutti, dove lasciarsi avvolgere da profumi dimenticati; un luogo dove poter ammirare il volo delle farfalle e – ricreando le condizioni ottimali – veder tornare a risplendere, di notte, i barlumi smeraldini delle lucciole. E tutto questo con l’orgoglio dell’homo faber, con la consapevolezza di aver creato da soli un piccolo Eden.

C’è tutto questo nell’evocativo volumetto di Franco Botta (economista) e Marina Comei (storica): suggestioni letterarie ed artistiche (non mancano i richiami a poeti e romanzieri) ma anche un lato estremamente pratico, che si realizza nei consigli tecnici relativi a cosa piantare, tenendo conto del clima e del tipo di terreno, come anche delle condizioni luminose e acustiche. Si passa da suggestioni filosofiche, come la “critica alla luce” (la storia dell’Occidente, secondo Junichiro Tanizaki, è una continua guerra all’ombra, fatta in nome del progresso – ma anche per Maria Zambrano già la filosofia greca aveva eliminato le ombre, in nome di una luce diafana che non lascia spazio alle sfumature, alle sfaccettature), alla saggezza popolare, con detti antichi e tradizioni. Ad esempio, si dice che l’ulivo sia una pianta gentile, perché accetta che intorno le crescano altre piante, mentre il mandorlo al contrario sia una pianta amara, che perfidamente difende i suoi spazi. E che dire dell’alloro? Secondo dicerie popolari comprarlo porta sfortuna al proprietario, mettendo in pericolo la sua vita, o quella di un suo caro.

Nell’ evolversi di anno in anno dei giardini si può trovare perfettamente espressa la caducità della vita umana, breve e destinata a sfiorire – secondo un’ottica economica – , ma anche (con l’ampio respiro di chi conosce la storia) un barlume di eternità: è il rifiorire delle piante, come il rincorrersi delle stagioni o il ciclo lunare.

Il volume, pubblicato nel 2008 e che raccoglie una serie di articoli apparsi nel 2007 sul Corriere del Mezzogiorno, è organizzato in tre sezioni: un’introduzione scritta a quattro mani, più una prima parte (vivere con un giardino accanto) scritta da Marina Comei, delicata, idealista e di ampio respiro letterario, e una seconda (Del giardino e della sua fragilità) nata dalla penna pratica di Franco Botta, che con il pragmatismo proprio di un economista descrive in prima persona i lati pratici della cura di un giardino, senza però tralasciare una profonda sensibilità per la loro natura delicata e moritura. Il tutto è impreziosito dai disegni raffinati di Giulio Cosmi (fiori e animaletti collocati tra le pagine come piccole gemme), e dall’accurata traduzione in inglese di Paul Jarvis. Per noi di Ambient&Ambienti è un importante ed elegante omaggio alla primavera.

Franco Botta, Marina Comei,  A che serve un giardino?, Edizioni dal Sud, 2008, pp. 151, € 18,00.

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