A caccia di daini nel Parco del Circeo 

Foto di Lubos Houska da Pixabay

Secondo l’OIPA, i daini in eccesso saranno assegnati ad aziende agri-turistico-venatorie e ad allevamenti a scopo alimentare

Proteste e dure prese di posizione dell’Oipa sulle scelte del Parco nazionale del Circeo. Il parco ha deciso di assegnare anche ad aziende venatorie e alimentari i daini che catturerà nella Foresta demaniale nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino.

L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) ricorda che circa un anno fa il Consiglio direttivo dell’ente aveva ribadito che avrebbe attuato “tutte le possibilità attuative, non cruente e senza sparo, iscritte a vario titolo nel Piano per raggiungere l’obiettivo della diminuzione della popolazione di questa specie per ridurre la pressione sul territorio: spostamenti interni ed esterni, verifica su efficacia di sperimentazione farmaci immunocontraccettivi condivisa con organi competenti”.

E invece, riferisce l’Oipa, sono stati pubblicati sul sito web del Parco tre bandi per la cessione di alcuni esemplari. Gli animali che verranno catturati saranno ceduti rispettivamente ad aziende agri-turistico-venatorie dove si pratica la caccia, ad allevamenti a scopo alimentare, e a proprietari di recinti che abbiano le caratteristiche idonee per ospitare gli esemplari a scopo “ornamentale”.

«Questi bandi rinnegano le promesse di contenere la popolazione dei daini del Circeo in maniera incruenta», commenta il presidente dell’OipaMassimo Comparotto. «Dopo aver garantito che avrebbe sperimentato una campagna di sterilizzazione, il Parco manda al macello gli esemplari prevedendone la cessione anche ad aziende faunistiche venatorie o ad allevamenti a scopo alimentare. Siamo basiti per questa decisione che contraddice le garanzie date un anno fa».

Foto di Mabel Amber da Pixabay

L’Oipa lancia un appello per i daini che abitano la Foresta demaniale del Circeo, dichiarata nel 1977 Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco. L’Ente Parco rispetti le sue iniziali intenzioni di tutelare la fauna che contraddistingue il suo prezioso territorio: sperimenti la sterilizzazione, annulli di due bandi che destina a una tragica fine gli esemplari catturati e lasci in vigore solo quello che concede loro la salvezza da parte di privati che ne rispetteranno la vita.

Tutto ciò nasce dal notevole aumento di daini registrato nel parco, che mette a rischio la biodiversità. In una nota ufficiale del 24 novembre 2020, si legge che “Come è noto, tra le principali cause dello stato di sofferenza in cui versa oggi la Foresta Demaniale figura l’impatto della popolazione di daino – specie introdotta recentemente, agli inizi degli anni ’50 dello secolo scorso – che, allo stato attuale, ha raggiunto una densità di popolazione molto elevata tale da determinare importanti danni al soprassuolo boschivo e alla rinnovazione forestale. “.

“L’Ente Parco – precisa il comunicato – darà priorità alle soluzioni non cruente, quali la traslocazione dei capi sterilizzati in recinti a scopo ornamentale (cosiddette “adozioni”) o la traslocazione dei capi all’interno di recinti in aziende agri-turistico-venatorie. Se ciò non dovesse essere sufficiente a raggiungere gli obiettivi condivisi anche con il Ministero dell’Ambiente, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e la Regione Lazio, l’Ente Parco metterà in atto anche altre soluzioni – che seppure sembrino più drastiche – sono, peraltro, già messe in campo in altre Aree Protette per la gestione degli squilibri ecologici causati da elevate densità di alcune specie. Prossimamente saranno pubblicati i bandi per l’attuazione delle diverse attività.”.

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