A Brindisi le cupole in legno più grandi d’Europa

Il pacchetto di copertura è costituito da pannello X-Lam, guaina bituminosa e scandole in alluminio verniciato. Gli elementi vengono preassemblati a terra e con la gru posati sulla struttura portante

Poco più di un anno e mezzo per rifare il look alla centrale Enel Federico II di Brindisi. E si è scelto di fare le cose in grande per l’impianto termoelettrico a carbone più grande d’Italia e tra i primi in Europa, con una capacità totale di 2640 MW installati su un’estensione di circa 270 ettari. All’insegna della sostenibilità e dotandosi di numeri da capogiro.

Con 143 metri di diametro, un’altezza di 46 metri e 49 metri al cupolino, le due nuove cupole a copertura dei carbonili salgono sul podio delle strutture in legno lamellare più grandi d’Europa. Per ogni cupola sono stati impiegati 1.548 m3 di legno lamellare oltre a 22.000 m2 di X-Lam e 192.000 kg di acciaio. Un record anche sui tempi: l’azienda altoatesina Rubner Holzbau impegnata con 30 montatori, 15 lattonieri e 3 coordinatori – ha dato il via alle attività preliminari in cantiere nel dicembre 2013, mentre i lavori della seconda copertura sono stati ultimati ad aprile scorso e a breve se ne prevede l’avvio a pieno regime.

Descrizione tecnica – Ogni cupola presenta 5 assi principali che la delimitano in altrettanti settori uguali. In entrambi i casi vi è un’apertura per il passaggio del nastro trasportatore, discontinuità nelle strutture che è superata grazie ad un’intelaiatura in acciaio. Le travi principali – la cui lunghezza varia da 5,4 a 13,8 m – sono ad asse rettilineo e formano una serie di triangoli piani. La loro giunzione è resa possibile con una tipologia di nodo brevettata dallo studio olandese di ingegneria “Holzingenieurbüro Lüning” di Doetinchem.

Gli appoggi degli elementi in legno lamellare sulle strutture in cemento armato sono connessi con un anello di trazione in acciaio per limitare i carichi orizzontali sulle sotto-strutture. Al colmo della cupola sorge una torretta pentagonale le cui pareti sono utilizzate per alloggiare le griglie di aerazione, che vanno a sommarsi a quelle previste nelle pareti.

Perché il legno – Un’impresa che conferma una presenza consolidata del legno nell’edilizia all’avanguardia per  la sua flessibilità d’uso del legno sia nella scelta delle forme architettoniche che per la solidità che va a conferire alle strutture, anche rispetto a materiali più tradizionali come acciaio, cemento o alluminio. Ma anche perché sta cadendo il pregiudizio che vedeva la materia lignea causa della deforestazione quando, come in questo caso, si utilizza una materia prima proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e nell’ambito di processi certificati.

Inoltre è lo stesso legno che ha potuto garantire la rapidità di messa in opera, grazie a tempi snelli di montaggio e avanzamento lavori dati da un elevato grado di prefabbricazione. Conta non poco, infatti, la possibilità di realizzare in remoto elementi strutturali poi assemblati in loco.

Le attività preliminari in cantiere sono partite nel dicembre 2013, mentre i lavori della seconda copertura sono stati ultimati ad aprile scorso e a breve se ne prevede l’avvio a pieno regime

Un’operazione di greenwashing? – E se anche l’occhio vuole la sua parte non si può negare la gradevolezza estetica dell’intero progetto, che ben si colloca con l’ambiente circostante, ricco di macchia mediterranea e a due passi dalle splendide coste salentine. Peccato che ci troviamo pur sempre in una centrale a carbone, la stessa che l’Agenzia europea dell’ambiente (Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe, 2011) ha classificato al diciottesimo posto in Europa e al primo in Italia in termini di emissioni di anidride carbonica, con un costo annuo per salute e ambiente stimato oltre il mezzo miliardo di euro. Che la scelta del legno per la Federico II di Brindisi sia il primo passo verso una politica energetica diversa e più sostenibile? Speriamo solo che non si tratti dell’ennesima operazione di greenwashing, nel tentativo di dare una parvenza di “verde” a quello che verde non è. E che anzi è nero. Come il carbone.

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