9 aprile, 1° Giornata Italiana della Lana  

9 aprile Giornata della Lana

L’idea è dell’onlus Gomitolorosa: «Ogni anno 1 milione di chili di lana viene bruciato: trasformiamola in gomitoli per la lanaterapia»

«Ogni anno 1 milione di chili di lana viene bruciato, interrato, disperso o smaltito come rifiuto speciale, con alti costi economici e ambientali. Non possiamo più continuare ad allevare pecore e non sapere che cosa farcene della lana». A lanciare l’allarme è Alberto Costa, presidente di Gomitolorosa , la onlus che dal 2012 propone il recupero della lana autoctona italiana di scarto a scopo terapeutico e solidale. Gomitolorosa ha infatti dato vita ad un virtuoso meccanismo di economia circolare dove un rifiuto si trasforma in un manufatto, passando per salvaguardia ambientale, solidarietà, terapia, condivisione.

Lana per le pazienti oncologiche

«Questo milione di chili di lana potrebbero essere trasformati in centinaia di migliaia di gomitoli e poi in milioni di ore di piacevole lavoro a maglia, a beneficio delle pazienti oncologiche, le quali in solitudine o in compagnia, potrebbero ricavarne giovamento», sottolinea Costa, che è anche oncologo senologo riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo all’avanzamento della cura dei tumori al seno. «Dal 2012, i volontari di Gomitolorosa, e i medici sostenitori e amici, promuovono, sostengono e raccomandano la Lanaterapia in dieci ospedali, da Messina a Milano, perché credono fortemente che la calma indotta dal lavoro a maglia o all’uncinetto, con il suo sistema metodico e ripetitivo, rappresenti un’attività che porti enormi benefici per la salute fisica e mentale e costituisca un strumento integrativo del percorso di cura».

 Una giornata interamente dedicata alla lana

Il 9 aprile, data identificata come inizio rappresentativo del periodo della tosatura, Gomitolorosa Onlus in collaborazione con Agenzia Lane d’Italia e Legambiente, lancia la prima giornata italiana della lana, una celebrazione di questo prezioso prodotto naturale e dei suoi diversi utilizzi, per sensibilizzare sull’importanza di ridurre lo spreco della lana ed incentivarne il recupero.
A partire dalle 10, oltre 20 testimonianze tra italiane ed europee daranno vita ad una maratona sul tema della lana, in live streaming suo social e sul sito dell’Associazione Gomitolorosa.

Tra gli ospiti, oltre ai vertici di Gomitolorosa e di Legambiente, donne che hanno avuto o hanno a che fare con il “pianeta lana”, come  Carolina Leonardi, la giovanissima pastora di Lucca, che alleva un gregge di 100 pecore di razza massese nell’Alta Versilia; Anna Kauber, regista del film documentario In questo mondo (2018), che racconta la vita di cento donne pastore in Italia tra i 20 e i 102 anni; Loretta Napoleoni, economista, giornalista, autrice del libro Sul filo di lana (Mondadori), punto di riferimento del mondo del knitting; Enrica Borghi, artista poliedrica che lavora con materiali di recupero e con i gomitoli di Gomitolorosa. Ci sarà inoltre un collegamento live con la sala d’attesa della U.O.C. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Papardo di Messina, diretta dal Prof. Vincenzo Adamo, dove le sue pazienti praticano la lanaterapia per estraniare la mente dalle preoccupazioni che stanno vivendo, supportate dalle volontarie dell’Associazione Siciliana Sostegno Oncologico (A.S.S.O).

 Perché la Giornata della lana

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Secondo le stime di Gomitolorosa, un 5/10% di lana va disperso (bruciato o interrato) o trattato come rifiuto speciale (foto S.Hermann & F.Richter da Pixabay)

La giornata della lana in Italia confluisce nella Giornata Europea della Lana grazie alla promozione da parte di EWE, European Wool Exchange , la Fondazione di cui Gomitolorosa è fondatrice. EWE, che ha sede a Cipro, ha l’obiettivo di coordinare tutte le Associazioni e realtà che in Europa si interessano all’economia circolare della lana.

Ciò che un tempo per gli allevatori era considerata una ricchezza, la lana, è diventata oggi un costo. Infatti ad ogni primavera inoltrata le pecore devono essere tosate, ma il vello rasato non è più appetibile sul mercato e se non viene venduto è considerato dalla legge italiana un “rifiuto speciale”: il pastore non può abbandonarlo nei campi, pena l’inquinamento del suolo, né bruciarlo, pena l’inquinamento dell’aria. Il problema pare quindi non avere soluzione.

In tutto il mondo si allevano pecore, agnelli e montoni per mangiarne la tenera carne o per produrre formaggi con il loro latte così particolare. Un tempo se ne utilizzava anche la lana fino all’ultimo fiocco, per tessere, per riempire cuscini e materassi, per produrre lanolina. Oggi l’uso della lana è ridottissimo perché le fibre sintetiche costano molto meno (anche se stanno inquinando i nostri mari) e perché materassi e cuscini in materiali artificiali sono molto più semplici da gestire e non richiedono manutenzione (che forse nessuno saprebbe più fare, tra l’altro). Ma ogni pecora produce almeno 1,5 Kg di lana all’anno e non possiamo lasciargliela addosso per non farle fare la fine di Baarack, il montone australiano trovato con 35 kg di lana in eccesso, frutto di 5 anni di crescita incontrollata.

Il problema della lana in Italia

Secondo la Presidente dell’Agenzia Lane d’Italia, Patrizia Maggia, «il numero di ovini che brucano l’erba della Penisola è di 6,5 milioni di capi, di cui circa 3 milioni solo in Sardegna. Il quantitativo di lana prodotta nel 2019 è stato di circa 10/12 milioni di Kg».

Cosa succede a questa lana?

«L’80% della lana italiana viene esportato come lana “sucida” (non sudicia, come alcuni dicono erroneamente) e cioè imballata direttamente dalla tosatura, senza alcuna operazione di pulizia e di lavaggio ed inviata principalmente in India, Cina e sud est Europa per essere poi mischiata a fibre sintetiche e rivenduta oppure per la produzione di tappeti ad uso domestico o industriale», chiarisce Maggia. «Un 10/15% viene utilizzato per consumo interno. Resta quindi ancora un 5/10% che si presume vada disperso (bruciato o interrato) o trattato come rifiuto speciale». Queste percentuali possono variare ogni anno e abbiamo quindi a che fare con numeri stimati e non certi.

Non sprechiamola: trasformiamola in gomitoli

«Chiunque intuisce subito che anche “solo” un 10% di lana buttata e significa, parlando dell’Italia, più di 1 milione di chili sprecati ogni dodici mesi!», commenta Alberto Costa, presidente di Gomitolorosa. «Chili di lana che potrebbero essere trasformati in centinaia di migliaia di gomitoli e poi in milioni di ore di piacevole lavoro a maglia, a beneficio delle pazienti oncologiche, le quali in solitudine o in compagnia, potrebbero ricavarne giovamento».

Che il lavoro sia un efficace antidoto allo stress, il dottor Costa lo aveva già intuito nei quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami. «Lavorare a maglia distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, agevola i processi di socializzazione e migliora l’autostima perché implica un obiettivo e il suo raggiungimento», ha aggiunto ancora il medico.

 

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