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5G, COVID e fake news… che confusione!

Dai dati attualmente disponibili, il 5G non è pericoloso, il monitoraggio però è necessario. Ma molte fake news lo associano al COVID

Dopo la pubblicazione del rapporto dell’ARPA Puglia sul 5G, nel quale si spiega quali sono le caratteristiche della nuova tecnologia di trasmissione, il funzionamento e l’impatto sulle nostre attività quotidiane e sulla nostra salute, alcune associazioni ambientaliste hanno espresso le loro posizioni e perplessità, mirate a tutelare la salute pubblica e ambientale.

Il 5G, che sta per “quinta generazione” di trasmissione, permetterà di connettere tra loro sia le persone e sia gli oggetti: infatti, proprio grazie all’utilizzo di bande di frequenza diverse da quelle attuali, i segnali saranno mirati e inviati contemporaneamente a più dispositivi.

Su questo sistema si basa per esempio la domotica e le auto a guida autonoma. Grazie alla sua velocità e precisione, ogni comando dato in remoto, giungerà rapidamente solo all’oggetto previsto, senza dispersione o margine di errore.

Sul 5G ci sono anche tante notizie che circolano, soprattutto sul web, spesso in contrasto tra loro. Sono molte le notizie che associano il 5G con l’epidemia da COVID-19, ma senza riferimenti concreti e verificabili.

Nessuna correlazione tra 5G e COVID

Il fisico prof. Giuseppe Quartieri, presidente del Comitato Scientifico dei Circoli dell’Ambiente, l’associazione protagonista degli ultimi referendum in materia di nucleare, acqua e trivelle, spiega che «Il WiFi (standard IEEE 802.11) è il protocollo di comunicazione per reti WLAN (Wireless Local Area Network) più diffuso. Per essere commercializzati in Europa, i sistemi WLAN devono avere una potenza massima di emissione a 100 mW per la banda 2,4 GHz e 200 mW per i sistemi a 5 GHz. La quinta generazione 5G di telecomunicazioni per cellulari (Internet, TV ecc.) opera nel campo delle bande frequenze millimetriche ad alta lunghezza d’onda, ossia è incentrata alla frequenza di 18,8 Ghz (secondo le linee guida dettate dalla UE). In Italia sono state assegnate le bande di frequenze fino a 26,5-27,5 GHz ed anch’esse rientrano in un range di sicurezza. Ogni canale informativo (televisivo, cellulare ecc.) è spostato di 200 Mhz verso l’alto e non interagiscono l’un l’altro. La quinta generazione 5G di telecomunicazioni è, inoltre, costituita da una rete intelligente (smart grid) di antenne trasmettenti di bassissima potenza pari a 200 mW in aree circoscritte, tali che a una distanza di pochi metri il campo elettrico è pari a 7 V/m. Alla distanza di un chilometro dall’antenna il campo elettrico è ridotto a zero. Ogni zona (UMTS) o settore, che può essere chiamata anche “cella” delimitata ha 3km di raggio. Questi semplici parametri tecnici – afferma – impediscono ogni forma di potenziale interazione con virus di qualsiasi genere, ove mai la precisazione fosse necessaria. Noi dei Circoli dell’Ambiente – conclude – siamo a favore del progetto 5G, che potrà generare lavoro e favorire da un lato il lavoro da casa e dall’altro l’uscita dalla crisi. In ogni caso, rimane indispensabile un piano di prova di sicurezza degli effetti biologici sull’uomo».

Intanto, Alfonso Fimiani, presidente dei Circoli dell’Ambiente chiarisce che «anche noi abbiamo voluto mettere in campo una “task force” contro le fake news: a tutti i nostri ragazzi abbiamo chiesto di denunciare le bufale sul 5G lanciate sui social network, in particolare su Facebook, che consente di inviare una segnalazione al sistema indicando che la notizia del post è falsa».

La posizione di Legambiente Corato

Per Legambiente Corato ci sono dei punti che vanno chiariti: Pur non essendo contrari al 5G, ritengono che “Le onde elettromagnetiche di così elevata frequenza utilizzeranno le cosiddette small cells, le cui dimensioni possono andare da una decina di metri (indoor) a qualche centinaio di metri (outdoor). Ciò comporterà l’installazione di numerose antenne fisse, che saranno presumibilmente poste a distanze più ridotte dalle persone di quanto lo sia, per esempio, la distanza da una stazione radiobase posta sulla sommità di un edificio. Inoltre, le tecnologie 5G si affiancheranno, almeno inizialmente, alle tecnologie esistenti, per cui potranno registrarsi aumenti nei livelli di esposizione in prossimità delle antenne. Per quanto riguarda la banda 26,5-27,5 GHz, a tali frequenze le onde elettromagnetiche vengono riflesse o assorbite superficialmente a livello della pelle, senza quindi penetrare all’interno del corpo. Però, il fatto che le onde non raggiungono gli organi interni non significa, di per sé, che non possano essere pericolose. I livelli di riferimento previsti dalla raccomandazione UE e i limiti di esposizione previsti dalla normativa italiana sono finalizzati alla protezione dagli effetti a breve termine. Il valore di attenzione previsto dalla normativa italiana è misura di cautela nei confronti di eventuali effetti a lungo termine”.

Monitorare costantemente l’impatto di queste frequenze sulla vita e sull’ambiente è fondamentale per il bene di tutti. Ma se dovessero risultare pericolose, cosa faremo? Poi, se la rete veloce, la fibra ottica e la banda larga oggi non coprono ancora il 100% del territorio nazionale, perché investire in nuove tecnologie se mancano le infrastrutture per renderle fruibili per tutti?

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