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Al volante di un’auto-bambù

Le canne di bambù, si sa, possono avere svariati usi: tavolini, sedie intrecciate, cestini, tende da sole e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. L’ultima frontiera sembrava essere quella della bioarchitettura, dove il bambù – come ci illustra il sito bioarch.tv – è da considerarsi «più resistente della quercia ma più leggero del cemento armato, flessibile, esteticamente gradevole e sostenibile. Utilizzato per costruire ponti e cattedrali, ma anche per rivestire pavimenti, pareti […] ed essere anche consumato dall’uomo». Abbiamo detto volutamente “sembrava”, perché ormai si è andato oltre questo confine.

Arriva “Phoeniz” – La lavorazione del bambù, infatti, si apre, non proprio inaspettatamente per i lungimiranti, anche al mondo dell’automobilismo, grazie alla realizzazione di “Phoeniz”, la prima automobile, di matrice “newyorkese”, con una carrozzeria al 100 % riciclabile e biodegradabile, fatta di bambù e rattan (che indica diverse specie di palme e da cui – come per il bambù – si costruiscono mobili, bastoni e lavori di intreccio). Si tratta solo di un prototipo, per ora, dalla forma futurista ed esteticamente apprezzabile, frutto della mente di due ingegneri e designer americani, Kenneth Cobonpue ed Albrecht Birkner, i quali hanno lucidamente portato all’estremo il concetto di “auto green” ed ecosostenibile, ad alta intensità energetica. Pensata per ospitare due passeggeri ma per il momento non “ospita” nemmeno il motore al suo interno, Phoeniz è lunga quasi 4 metri (3,89 metri, per l’esattezza); il rivestimento del bambù che si appoggia sul telaio di acciaio e fibre di carbonio ha l’ulteriore vantaggio di essere amovibile, ossia di poter essere tolto da un telaio – qualora questo si danneggi o diventi logoro – e messo su di un altro, senza alcun tipo di spreco.

In Giappone prima che negli USA – Ad onor del vero, il primo effettivo “esemplare” di automobile con la carrozzeria in bambù risale a qualche anno fa e arriva direttamente dal lontano Giappone; l’Università di Kyoto, infatti, ha già lanciato, nel 2008, un prototipo simile nella realizzazione ma diverso nel design, che ricorda nelle linee curve e arrotondate il nostro “maggiolino”. In Giappone come negli Stati Uniti, si è ancora in una fase di “lancio del prodotto” e saranno necessari nuovi test ed analisi approfondite: rispetto alle auto elettriche infatti, che variano nella modalità di alimentazione ma non nella composizione estetica, queste nuove tipologie di veicoli ecosostenibili destano ancora delle perplessità circa l’effettiva resistenza ad alta velocità e l’impatto con gli eventi climatici e atmosferici sul lungo periodo; è altrettanto vero, tuttavia, che i progressi scientifico-tecnologici mirano proprio a valicare gli antichi limiti.

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