Porti italiani a rischio nucleare

La Nuclear Fuel Carrier, nave costruita per il solo trasporto di materiale radioattivo, ormeggiata in attesa del carico che giungerà su strada

Per un motivo o per l’altro, l’Italia resta un crocevia del transito di materiali pericolosi. L’ennesima accusa ci giunge dallAssociazione Nazionale di Protezione Ambientale Verdi Ambiente e Società, che denuncia l’allarme rischio nucleare nei porti italiani e sconcerto sul caso di La Spezia.  Il VAS lancia l’allarme per il sempre più evidente rischio nucleare per i porti italiani. Ed esprime anche viva preoccupazione per le recenti operazioni di trasporto e carico di scorie radioattive attraverso la città e nel porto spezzino, sulla cui natura e destinazione – ci fa sapere Ermete Ferraro – il Prefetto, che ne aveva autorizzate le operazioni -, ha posto la massima riservatezza.

«Mentre si riparla del passaggio dei carichi di agenti chimici provenienti dalla Siria e destinati a essere distrutti nel mare Mediterraneo, a breve distanza dalle coste italiane e dalle isole greche, da la Spezia giunge l’ennesimo allarme per la sicurezza dei cittadini. Tre giorni fa un trasporto eccezionale ha attraversato la città di La Spezia per essere poi imbarcato su un mercantile ormeggiato a Molo Varicella all’interno della base della Marina militare».

Il trasporto di rifiuti nucleari, che presumibilmente venivano dalla centrale di Saluggia, in Piemonte, è stato effettuato dall’azienda specializzata Sogin

I container, scortati da personale dotato di abbigliamento NBC (Nucleare Batteriologico Chimico – ndr), conferma il referente nazionale per l’ecopacifismo di VAS., contenevano – è scritto in una nota diffusa dalla prefettura spezzina – “sostanze fissili non irraggiate, per usi civili, provenienti da un deposito nazionale”.

Il trasporto, secondo la nota ufficiale, “è stato effettuato dall’azienda specializzata Sogin, ed è stato pianificato in base agli accordi presi dal’Italia in occasione del vertice sulla sicurezza nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012”.
«Il transito e l’imbarco di scorie nucleari su una nave inglese (la “Pacific Egret”, costruita nel 2010 (n° IMO 9464871), 4.408 tonnellate di stazza e con porto di armamento Port Barrows, nel Furness, Gran Bretagna, fa parte di una piccola flotta, unica al mondo, di Nuclear Fuel Carrier, corrieri adibiti al solo trasporto di materiale nucleare – ndr), è un altro gravissimo episodio di mancato rispetto delle stesse normative nazionali, che prevedono esplicitamente dei piani di sicurezza nucleare per i porti interessati dal transito di natanti a propulsione nucleare e di carichi pericolosi», ci ha riferito Ferraro.

“L’operazione – prosegue la nota della prefettura della Spezia – è avvenuta nel totale rispetto della normativa nazionale e internazionale. Gli obblighi di informazione vanno garantiti nei confronti della popolazione interessata solo nel caso di incidente che comporti una emergenza radiologica”.

Portaerei e sommergibili nucleari della NATO fanno scalo nel porto di Napoli, senza che l’Amministrazione comunale abbia mai assolto l’obbligo d’informare la cittadinanza del rischio e del relativo piano di emergenza. Una portaerei americana all’ancora nel golfo partenoopeo

«Il caso di La Spezia – afferma il presidente nazionale di VAS Guido Pollice – è un nuovo, grave, segnale di sordità delle istituzioni alle legittime aspettative delle popolazioni interessate a queste rischiose operazioni. Riteniamo scandaloso che vengano ancora una volta disattese le stesse norme che dovrebbero garantire la sicurezza dei porti civili e la protezione dei cittadini da questa militarizzazione e nuclearizzazione del territorio e dei mari italiani. Per quanto ci riguarda, continueremo la nostra battaglia sul piano della controinformazione democratica, della pressione sulle forze politiche, ma anche, se necessario, della denuncia giudiziaria».

La stessa delicata situazione si presenta nel porto di Napoli, ci informa Ferraro, dove sostano portaerei e sommergibili nucleari della NATO, senza che l’Amministrazione comunale abbia ancora assolto l’obbligo d’informare la cittadinanza del rischio – negli Stati Uniti, per esempio, alle navi a propulsione atomica è fatto divieto entrare nei porti civili – e del relativo piano di emergenza, nonostante una denuncia di VAS alla Procura della Repubblica e al sindaco partenopei, di oltre un anno fa.

Per la cronaca, la Pacific Egret lascia il porto di La Spezia alle prime luci dell’alba, diretta verso lo Stretto di Gibilterra. La rotta è monitorata dal segnale Ais (Automatic identification system). Ma nel corso della notte del 7 marzo scorso, alle 03:30, dopo aver superato le colonne d’Ercole, il segnale emesso dalla Pacific Egret improvvisamente scompare dai monitor di controllo. Dove è finita la Pacific Egret?

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