
Dopo tanti anni di ricerca e interventi più o meno risolutivi, il batterio avanza, colpendo anche altre specie
La Xylella fastidiosa avrebbe infettato la prima pianta di ulivo in Puglia nel 2008. Giunta probabilmente con piante ornamentali di caffè infette provenienti dalla Costa Rica, il batterio ha devastato letteralmente e rapidamente le distese di ulivi nel Salento, trasformando in paesaggio in lande spettrali.
Tanta ricerca e tanti interventi nel corso degli anni sugli uliveti, vero patrimonio e monumento naturale pugliese, tanti passi avanti e tanti indietro, perché per arginare l’avanzata della Xylella la soluzione migliore è sempre stata l’eradicazione delle piante infette e di quelle nelle vicinanze, fino ai 100 metri.
La Xylella è risalita rapidamente dalla punta della Puglia, fino a lambire la Terra di Bari, l’area dove abita l’ulivo, dove ha subito un forte rallentamento, anche perché la qualità delle olive è diversa e più resistente, rispetto a quella salentina. Nel frattempo, la Xylella sta facendo il salto di specie, cercando di infettare altre piante.
Al Mipaaf, intanto, Michele Emiliano e Donato Pentassuglia, rispettivamente governatore della Puglia e assessore regionale all’Agricoltura, hanno “dimostrato con risultati alla mano gli sforzi compiuti in questi anni, in termini di risorse umane ed economiche, per arginare la Xylella.”. Grazie ad essi, la Puglia potrà utilizzare i 30 milioni di euro previsti dal decreto ministeriale per il reimpianto di alberi resistenti al batterio.
Contestualmente, la Regione ha autorizzato l’ARIF, l’Agenzia Regionale Attività Irrigue e Forestali, a fornire piante di olivo resistenti al batterio, a titolo gratuito, ai piccoli agricoltori, alle associazioni e agli enti pubblici come forma di risarcimento per il disagio ambientale causato dalla Xylella nelle zone infette.
Per Confagricoltura i 30 milioni stanziati dal governo sono una manna per le province di Lecce, Brindisi e Taranto, ma il costo del contenimento è molto alto e attualmente grava sugli agricoltori. Al flagello della Xylella, oggi, va aggiunta la grave crisi idrica della regione che “deve essere affrontata partendo dalla rete distributiva, assolutamente inadeguata”, ha detto il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro.
Per comprendere quali siano le ultime strategie contro la Xylella, il GAL Sud Est Barese ha organizzato una serie di incontri informativi, con il supporto delle Amministrazioni Comunali di Polignano a Mare e di Bitritto, con l’obiettivo di sensibilizzare le imprese olivicole del sud est barese sulle ultime novità della ricerca scientifica. Il primo evento si è tenuto il 28 gennaio a Polignano a Mare mentre il prossimo sarà giovedì 13 marzo 2025 a Bitritto nella Sala Convegni del Castello.
Tanti gli esperti invitati che daranno il loro contributo per affrontare meglio il flagello della Xylella, dopo tanti anni di ricerca e sperimentazioni. L’obiettivo dell’iniziativa è proprio offrire agli olivicoltori un aggiornamento sullo stato della ricerca, con particolare attenzione alle nuove cultivar e agli strumenti messi in campo dal Piano Straordinario per la Rigenerazione Olivicola della Regione Puglia per ripristinare il patrimonio olivicolo.
Fondamentale, dunque, la partecipazione attiva degli olivicoltori a questi incontri.
Dura critica invece da parte dell’assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati, nei confronti di chi in questi giorni ha candidamente dichiarato che alcuni ulivi attaccati dal batterio siano guariti, mentre il nuovo ceppo attualmente sta infettando mandorli, vigne e alberi da frutto come i ciliegi.

Siamo ora di fronte ad una situazione oggettivamente paradossale: dopo tutti questi anni, la Xylella non è stata fermata, si è evoluta, tanti ulivi sono stati eradicati e distrutti e quelli infettati, non tagliati, sembra che siano guariti. Ora il batterio sta colpendo altre specie. In questi anni la scienza è riuscita a produrre comunque fitofarmaci in grado di curare in alcuni casi l’infezione, ma non è in grado di debellare la malattia e fermare il contagio. Inoltre, non mancano pareri discordanti tra il mondo della scienza, gli agricoltori e la politica.
C’è una domanda che però nasce spontanea: e adesso che si fa?
Non abbiamo una risposta a questa domanda, ma siamo pronti a ricevere e ad accettare qualunque risposta che possa giungere dagli esperti e dagli agricoltori che possa dare un senso a questa situazione.
Perché noi da profani sappiamo come la Xylella sia stata introdotta in Puglia, sappiamo come agisce, conosciamo il vettore e sappiamo cosa fare in caso di infezione. Per il resto, navighiamo nel buio.
Speriamo soltanto che i fondi stanziati possano realmente ripristinare gli uliveti e la macchia mediterranea, evitando in questo modo astuti cambiamenti d’uso dei terreni infetti. Speriamo anche che gli agricoltori siano tutelati e possano subito risollevarsi e crescere, per il loro bene, per il bene di ciò che rappresentano, per il bene della filiera e per il bene dell’economia pugliese.
Intanto, restiamo in sincera attesa di una plausibile e condivisibile spiegazione.


